Quest’ultimo periodo ci consegna una situazione politica nazionale ed internazionale piuttosto fluida, in particolare per quanto concerne il secondo versante. É evidente che in questo caso l’argomento principe è, in parte, ma soprattutto sarà costituito da tutto ciò che ruota attorno alle prossime presidenziali degli Stati Uniti d’America del 6 novembre. Interessa, da vicino, capire come potrà evolvere il rapporto economico-sociale tra U.S.A. ed Europa. L’attuale situazione statunitense, in tema di possibile esito elettorale, è assolutamente incerta e l’economia potrà rivelarsi il fattore capace di far prevalere l’uno o l’altro dei due candidati. Per quanto invece concerne l’Europa essa deve rispondere ad un quesito disarmante nella sua semplicità: vogliono gli Stati più importanti intraprendere realmente il cammino verso gli Stati Uniti d’Europa o governare il declino di un insieme di nazionalità? Se la risposta è la prima, il passaggio obbligato è costituito dall'adozione di una comune politica fiscale, dall'individuazione di una istituzione monetaria con effettivo potere e conseguente possibilità di intervento sul mercato di riferimento, dalla creazione di un nuovo modello di welfare State su base europea. Agli Stati membri dev'essere chiesto un rigore economico senza deflagrare, in ultima analisi, nell'abbattimento dell’essenza democratica.
Questi passaggi non possono attendere svolte epocali ed occorre un coraggio politico senza precedenti. L’alternativa è arenarsi di fronte alla effimera maestosità di tanti piccoli campanili, il non comprendere la complessità sociale di oggi. Anche il nostro Paese deve assumere un ruolo in questo contesto dai contorni più precisi. Ad una recuperata credibilità europea non fa, tuttavia, riscontro una classe dirigente politica all'altezza del compito. Abbiamo, da tempo, smarrito il senso della nostra storia, precipitando in un buco nero di pressapochismo e cupidigia senza alcuna movenza culturale. Con gli esempi forniti da quest’ultimo tratto di strada politica affonderemmo pesantemente. La coscienza del singolo cittadino deve produrre un sussulto di energia, vitalità, passione reale. Almeno per tornare a vedere la luce evitando un amaro epilogo.
ANDREA G. STORTI
