di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
La conclusione della vicenda legata alla posizione del sottosegretario Siri (Lega per Salvini) all'interno dell’esecutivo conclusasi per effetto dell’intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri che lo ha sollevato dall'incarico pone alcuni interrogativi politici tutt'altro che marginali.
Il primo dei quali è il seguente: che governo è mai quello che si regge soltanto ed unicamente sulla occupazione del potere? Poichè di questo si tratta.
Doveva trattarsi del governo del cambiamento e, dopo un primo sforzo rivelatosi purtroppo soltanto nominale, non si registrano fatti di rilievo. L’unica certezza è stata ed è tuttora una caratterizzazione della compagine che guida il Paese non soltanto sovranista ma, peggio, suprematista ed ultraconservatrice. Sorprende, ma non molto, poi, un esito di riflesso: siamo ormai isolati dal resto d’Europa. Potremmo affermare: ma chi se ne importa se l’Europa è questa di oggi? Il problema, tuttavia, è che in queste condizioni generali non avremmo titolo ad essere presenti sullo scenario continentale e che questo stato di cose minaccia di perpetrarsi indipendentemente dal risultato delle prossime elezioni di fine maggio. Non secondariamente assistiamo ad un inizio di mutamento di situazione politica in ambito europeo che ha probabilmente avuto inizio con il recente esito delle elezioni spagnole, dove il PSE inverte una tendenza sinora parsa generalizzata e si pone nuovamente come punto di riferimento politico della situazione iberica.
Quello che notevolmente preoccupa nel caso, invece, italiano, è la continua involuzione del “Movimento Cinque Stelle” che nel tentativo, non sappiamo quanto cosciente, di recuperare consensi a sinistra dello schieramento politico rischia una devastante implosione. La linea del così detto “governismo” impersonata dalla coppia Casaleggio Jr.-Di Maio non appare più salda per effetto di un continuo trasferimento di consensi in direzione della Lega, principalmente a causa di una significativa inadeguatezza del gruppo dirigente pentastellato, ormai conclamata.
L’ormai imminente voto europeo segnerà, quindi, un passaggio in questo senso decisivo. Il “contratto” con Salvini potrebbe volgere al termine.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Evidenza, Italia
Nicola Zingaretti è il nuovo segretario politico del Partito Democratico. Non sappiamo se sarà in grado di ridisegnare in maniera sostanziale il Partito che si accinge a guidare. Se cò accadrà avrà compiuto una impresa. Per il momento registriamo la fine di una apnea che risaliva al 5 marzo di un anno fa quando Matteo Renzi presentava le sue dimissioni e teneva in ostaggio una intera forza politica sino a ieri. Ciò nondimeno, non è certo sufficiente l’elezione di un diverso segretario per rimettere assieme i cocci di un Partito in profonda crisi che avrebbe bisogno prima di tutto di spazzare via nani e cortigiane dell’epoca fiorentina. Una simile operazione non potrebbe essere disgiunta dalla presentazione di nuovi contenuti, dall'individuazione e lettura di nuovi bisogni e dello spaccato di società che li rappresenta. Operazione titanica e con elevate possibilità di non riuscita. Poi, ancora, individuazione di possibili alleanze politiche maggiormente rispondenti ad un sistema tornato ad essere sostanzialmente proporzionale. A meno che non si decida di incamminarsi verso una nuova riscrittura della legge elettorale con tutto ciò che questo comporterebbe in energie che sul tema sono già state buttate, anche in tempi recenti E che dire dei grandi temi: l’economia, la coesione sociale. l’Europa.
La sostanziale chiusura dell’era Renzi lascia con sé soprattutto macerie. Eppure si avverte in qualche modo la necessità urgente di combattere questo nuovo sovranismo personificato da Matteo Salvini ed ispirato alla negazione in politica dei più elementari concetti che accompagnano la democrazia. Se a ciò aggiungiamo il risveglio della paura come entità emotiva capace di portarci a rifiutare l’altro attraverso un vento continuamente alimentato il puzzle si compone. L’altra compagine di governo, il M5S, non sembra in grado di proporre una diversa via da seguire avviluppata com’è nelle sue difficoltà interne risultato della sostanziale incapacità del suo attuale gruppo dirigente.
Per queste non esclusive ragioni le nubi che appaiono all’orizzonte della politica nazionale sembrano anch’esse nere: speriamo non si trasformino in un diluvio in cui annegare.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Nel momento in cui cade l’ipotesi di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea nei confronti del governo italiano per eccessivo debito collegato alla manovra economica 2019 e sta per chiudersi definitivamente l’iter di quest’ultima, ci sentiamo di esprimere sulla serie di misure varate alcune considerazioni prima di tutto di carattere generale.
Il primato della politica
É il decisore politico l’elemento caratterizzante le scelte di vita di un Paese e, pertanto non esiste che realtà diverse dalla politica possano determinare gli equilibri nazionali. Poi, politicamente una Nazione può decidere anche una cessione di sovranità: ma soltanto dopo ed in piena autonomia. Ciò a prescindere da ogni valutazione circa i singoli attori nel contesto internazionale. Nel caso specifico è altresì opportuno ricordare che l’attuale esecutivo italiano è espressione di quanto determinato dalla maggioranza dei suoi cittadini in occasione delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. É inoltre assai significativo non dimenticare che la composizione dell’attuale maggioranza era ed è l’unica numericamente possibile se si vuole escludere un nuovo ricorso alle urne.
Scelte fondanti
Dell’insolito contratto sottoscritto che sta alla base del governo c.d. giallo-verde, due sono le misure principali sostenute rispettivamente dalle forze politiche oggi in maggioranza: il “reddito di cittadinanza” per il M5S ed il superamento della “Legge Fornero” in tema pensionistico per la Lega. Ora, che si tratti di due misure ispirate all'equità sociale e non più rinviabili mi sembra incontrovertibile; del resto lo stesso Partito Democratico nella precedente legislatura aveva promosso al riguardo iniziative analoghe (il reddito d’inclusione e l’introduzione di una forma di anticipo pensionistico, misure delle quali non entriamo qui nel merito specifico). Nessuna meraviglia, pertanto.
Certo, sussiste un problema di costi e reali coperture già evidenziato del resto nel corso dell’ ultima campagna elettorale e primaria voce di contrasto con la Commissione Europea (rapporto deficit-p.i.l. al 2,04 invece del 2,4 iniziale).
In Italia, tuttavia, qualsiasi provvedimento abbia oggi un risvolto economico-finanziario è reso particolarmente difficile dal debito pubblico monstre che grava sul capo di ciascun italiano.
Una parte non trascurabile degli indirizzi del nuovo governo segnala comunque un cambio direzionale non disprezzabile in termini di vision politica. Una maggiore attenzione ai bisogni che i cittadini nel senso più generale esprimono in luogo di una attenzione alle lobby finanziarie o di altra tipologia, rappresentano una novità importante nel panorama politico nazionale.
Il problema è semmai l’inadeguatezza del ceto politico che se ne fa carico. Le idee camminano sulle gambe degli uomini. Ed è qui che occorre intervenire.
Alla luce di ciò sorprende negativamente che nella manovra presentata siano del tutto assenti o quasi l’investimento primo che distingue anche qualitativamente una moderna società civile, cioè quello in cultura ed istruzione ed in tutto ciò che può significare innovazione nei vari campi dell’agire dell’uomo.
Confidiamo di non attendere invano.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Dal punto di vista politico nazionale siamo in attesa degli sviluppi settembrini. Infatti, ad oggi pressoché nulla si può dire, ad eccezione di alcune considerazioni non strettamente politiche.
Il lungo percorso che ha portato al varo del governo giallo-verde di M5S e Lega da Marzo al volgere attuale segnala concretamente un solo provvedimento di Legge adottato, il “Decreto Dignità”, che non ha mancato di suscitare grandi obiezioni e contrasti, i cui esiti si avranno nel medio periodo.
Preoccupa, invece, molto seriamente l’involuzione culturale che si registra nel Paese che ci riporta, sembra, a periodi oscuri della nostra storia recente e passata che si ritenevano comunque felicemente superati. Nella società italiana è presente un rigurgito individualistico dei peggiori che la politica non soltanto è incapace di leggere ed avviare a correzione, ma che, al contrario, alimenta. Una cosa è l’affermarsi di una concezione politica di destra, altro è il prevalere di un rifiuto dell’altro in presenza di condizioni precostituite e non appartenenti alla realtà. É il caso del fenomeno migratorio presentato come la prossima apocalisse e che è piuttosto condizione storica dell’uomo.
Non si tratta di calpestare l’altro. Punto. Il problema è rappresentato semmai dalla capacità di governare intelligentemente i flussi di esseri umani che fuggono da una nazione all'altra, da un continente all'altro poiché sono insostenibili fenomeni negativi che l’uomo stesso ha creato. Ma non soltanto guerre o carestie, anche - più semplicemente - una ricerca di condizioni economiche e di vita migliori. Perché negare al prossimo ciò che noi riteniamo di aver conquistato?
Sembra sia necessario acuire contrasti e differenze anziché gettare le basi di un ponte che unisce. Si perfeziona il fastidio verso tutto ciò che avvertiamo come diverso. Sono queste condizioni? che paiono spaventosamente presenti nella società italiana odierna e che certa politica fomenta. Pensiamo, in questo senso, al ritorno ad una dialettica e ad un confronto civile e democratico. Sembra una frase fatta ma nell'odierna condizione non lo è affatto. Si corre il rischio di tornare al 1300.
Progresso significa anche dovere ed essere capaci di contrastare.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Evidenza, Italia
Con il termine del mese di Maggio l’Italia ha un nuovo governo.
Il primo per definizione “populista” in Europa.
Ed è sorprendente come rispetto al precedente governo Gentiloni sembra passata una vita. Eppure si parla di ottantotto giorni fa. Tuttavia, è probabilmente soltanto una sensazione. Al netto della condizione che il nuovo esecutivo si regge su di un contratto tra forze rappresentative diverse - mai questo era accaduto nella politica italiana - ciò che rimane è qualcosa che fluisce lentamente senza grandi diversità rispetto al passato . Ed è sufficiente una lettura della lista dei nuovi ministri per comprendere tutto questo: sono presenti alcuni esperti conoscitori della macchina statale (Moavero Milanesi, Elisabetta Trenta, Giovanni Tria, Paolo Savona, Giancarlo Giorgetti) che bilanceranno l’inesperienza di altri.
Preoccupa lo scarso peso politico - irrilevante, in qualche caso - della compagine il cui traino reale è semplicemente da questo punto di vista Matteo Salvini. Luigi Di Maio ha invece espresso la grande contraddizione del Movimento Cinque Stelle: una realtà politica ancora da definire attraversata da pulsioni contraddittorie e da una preparazione oggi inadeguata al ruolo che si vorrebbe ricoprire.
Dal punto di vista programmatico, valutata l’importanza che si è voluto conferire a questo aspetto, è evidente da tempo la non sostenibilità finanziaria della mole di promesse elettorali presentate ai cittadini; né si comprende, per esempio, come si possa proporre una misura come il “reddito di cittadinanza” affiancata alla “flat tax” che cancella il concetto di progressività delle imposte presentandosi come sostanzialmente iniqua ed a favore dei ceti più abbienti.
Si vuole inoltre sottolineare il rischio di un impatto con l’Europa che potrebbe rivelarsi difficile, anche perché comunque la figura del professor Savona non sembra la più adatta ad occuparsi di affari europei, dei quali uno dei principali sarà costituito dalla necessaria riformulazione che dovrebbe intervenire in tema di politiche migratorie.
Ci si augura che dal punto di vista effettivo il cosi detto “sovranismo” non diventi il centro motore dell’azione del futuro governo. Quest’ultima caratteristica è la vera sciagura cui potremmo far fronte nell'immediato futuro.
ANDREA G. STORTI