Sopra un mucchio di macerie

Sopra un mucchio di macerie

Nonostante la crisi di governo più lunga nella storia della Repubblica ancora oggi non siamo in grado di conoscerne l’esito finale. Abbiamo visto di tutto: consultazioni plurime, incarichi durati qualche ora, inattese marce indietro o spinte in avanti; il tutto ha oggettivamente provocato uno smottamento istituzionale come mai in precedenza che, temiamo, lascerà un segno negativo molto profondo. Si è assistito a due colossali errori: il primo del Presidente della Repubblica che facendo valere le sue prerogative costituzionali ha tuttavia agito all’interno dell’agone politico assumendo un atteggiamento improprio e non accettabile. Il secondo di Matteo Salvini che non ha sin qui dimostrato un grado di duttilità politica nella vicenda riguardante la posizione del prof. Savona che si ritiene invece quanto mai necessario se si vuole completare effettivamente un approdo di governo. A nulla vale esprimere una stupita contrarietà alla ventata populista; la si può contrastare con ogni mezzo democratico ma i prodromi di questa esistevano politicamente da tempo. Più esattamente dal 2016, allorché a Settembre prima, una consultazione popolare ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e poi a Novembre dello stesso anno con l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America ed il crollo dell’establishment americano sino ad allora governante. Da allora tutti i recenti esiti elettorali che hanno riguardato le principali nazioni europee hanno segnato un pauroso arretramento delle socialdemocrazie a favore dell’affermarsi, più o meno sostenuto di tendenze nella migliore delle ipotesi conservatrici, ma più ancora sovraniste e populiste. Ora un soffio deciso spira e coinvolge anche l’Italia, probabilmente più in difficoltà a causa del pesante fardello rappresentato in economia dal debito pubblico. Tuttavia quest’ultima fase di crisi di governo ha certamente ribadito che l’esistenza di una stabilità politica, ancorché non ancora sperimentata, è condizione essenziale per una ritenuta nuova partenza ed è in grado di superare difficoltà originate dalla speculazione finanziaria in campo economico e dalla mancanza di parole chiare in termini di appartenenza europea. Di queste ultime si avverte un generale bisogno pur nella ineluttabilità del cambiamento delle condizioni generali. ANDREA G. STORTI
Dopo le urne di inizio marzo

Dopo le urne di inizio marzo

Per una primavera che in parte tarda ad arrivare giungono, invece, alcune certezze dall'esito elettorale italiano. Il “Movimento 5 Stelle” completa un cammino iniziato ormai qualche anno fa e diviene stabilmente il primo raggruppamento politico nazionale con una espansione territoriale riconducibile all'intera nazione. Non sono serviti molti anni: è bastato che il sistema dei partiti tradizionali aggiungesse di periodo in periodo le peggiori nefandezze politiche. Se ciò non fosse accaduto il Movimento 5 Stelle probabilmente non sarebbe esistito. Invece, i pentastellati hanno rappresentato una sorta di contro democrazia nella prima fase caratterizzatasi come forza antisistema, per poi assumere il ruolo di compagine chiamata a sorvegliare la democrazia stessa. Ora saranno attesi alla prova più complessa: quella del governo. In quest’ottica già hanno svestito i panni pseudorivoluzionari ed iniziano ad acconciarsi alle grisaglie ministeriali. Anzitutto, com’é stato questa volta nelle previsioni, esistono dei vincitori di queste elezioni (la Lega di Salvini ancor più di M5S), ma non esiste una maggioranza politica, o meglio, l’unica maggioranza percorribile è data proprio da una eventuale coalizione M5S – Lega: questa rappresenta a tutt'oggi una possibile soluzione magari ancorata al preciso obiettivo di modifica della Legge elettorale vigente. Certamente, c’é chi giura che tale ipotesi è assolutamente da scartare, ma altre suggestioni (governo di scopo con tutte le forze politiche rappresentate, Centrodestra con il Partito Democratico, Centrodestra sorretto da una cinquantina di parlamentari, Centrodestra ed M5S) appaiono strade ancora più impervie. Verso la fine di Marzo dovrà intanto concludersi l’iter dell’elezione dei Presidenti dei due rami del nuovo Parlamento e la matassa dovrà cominciare a sciogliersi. Nel frattempo il Partito Democratico avrà l’occasione di rimettersi in cammino, ma cancellate, ci si augura, le diatribe interne dovrà disegnare una nuova rotta con una diversa proposta politica ed un diverso ascolto dei cittadini. Questa volta è in gioco la sua sopravvivenza in un ambito più generalmente europeo. ANDREA G. STORTI
Una desolazione infinita

Una desolazione infinita

Tra qualche settimana si torna al voto. É un momento importante perché chiude una serie di appuntamenti elettorali che hanno visto in precedenza i cittadini di Gran Bretagna, Francia, Germania, per citare le maggiori nazioni europee, confrontarsi politicamente. É bene che ciò avvenga anche in Italia, dove, negli ultimi anni ed almeno da un mandato parlamentare la rappresentatività del popolo è risultata deficitaria, per usare un eufemismo. Al superamento di questa condizione non ha giovato l’approvazione di una nuova legge elettorale, pur resasi necessaria: tuttavia, occorre dire che il nuovo strumento elettorale che si è a maggioranza approvato era, con ogni probabilità, l’unico possibile nel frangente. La campagna elettorale che ormai volge alla conclusione ha peraltro rappresentato il nulla. Nessuna forza politica è stata in grado di delineare una visione d’insieme dello sviluppo sociale italiano del prossimo decennio. Abbiamo invece assistito ad un irrealizzabile elenco di promesse che affoga nella mancanza di coperture finanziarie proposto da candidati non esattamente presentabili. Abbiamo assistito persino alla nuova condizione di soggetti espulsi dalla propria formazione politica prima ancora della corsa effettiva, per non aver essi stessi rispettato regole interne legate all'obbligo di donazione. Per quanto concerne, del resto, il “Movimento Cinque Stelle” stupisce una volta di più che uno dei suoi massimi esponenti a livello nazionale abbia improvvisamente preso cappello salutando tutti in piena campagna elettorale in maniera poco edificante. Né può essere considerato molto diverso il caso di un Assessore al Comune di Salerno del Partito Democratico dimessosi perché indagato nella sua responsabilità. La coalizione di centro destra che i sondaggi indicano come prevalente sembra, invece, inseguire se stessa ed i suoi principali esponenti in un tourbillon dove non è ancora chiaro se si sentono o meno appartenenti all'Europa. Dilemma che ci sembra molto serio, mentre non è per nulla serio riferirsi al razzismo confondendo questo con il pesante fardello del problema dell’immigrazione internazionale. Un panorama assai desolante per il prossimo futuro. ANDREA G. STORTI
Avanti, forse verso il nulla

Avanti, forse verso il nulla

La nuova legge elettorale “Rosatellum 2.0” è pubblicata in Gazzetta Ufficiale con il numero 165 del 2017. Verrebbe da dire un passaggio notevole, perché atteso da lungo tempo. Giunge al traguardo con una significativa maggioranza dei voti parlamentari, tuttavia appesantita da un numero anch'esso significativo di voti di fiducia in sé negativi poiché il continuo ricorso ad esso mina la democrazia. Occorre, del resto affermare che il ruolo esercitato dall'opposizione, in particolare il “Movimento Cinque Stelle”, si è caratterizzato per il continuo ricorso alla richiesta di voto segreto sui singoli articoli sino ad allora palesemente contrastato in ogni sede. Ciò ha impedito lo sviluppo di una qualitativa dialettica nel dibattito politico e si è perciò trattato dell’ennesima occasione perduta. Si attendeva poi l’esito dell’importante elezione dell’Assemblea Regionale Siciliana che ha visto primeggiare il raggruppamento politico di centro destra in maniera piuttosto netta. Il “Movimento Cinque Stelle”, giunto secondo, è uscito di fatto pesantemente sconfitto pur con un buon risultato, in quanto sino ad un anno fa circa veniva dato sicuro vincitore. Il Partito Democratico ha pagato lo sfascio della precedente giunta Crocetta, una alleanza sbagliata (con AP di Angelino Alfano); la sinistra ha voluto contarsi ed ha preso atto della sua irrilevanza. Nel contempo si segnala un significativo apporto del voto disgiunto a favore del candidato 5 Stelle proveniente essenzialmente dalla coalizione perdente del PD. Ora il tema cruciale diviene, anche alla luce dell’esito siciliano, il seguente: occorrerà costruire in tempi ragionevolmente rapidi delle coalizioni che sono imposte dal nuovo provvedimento elettorale dove il sistema di voto è segnatamente proporzionale ma con un numero importante di collegi uninominali (il trentasei per cento, se non andiamo errati). La parte destra dello schieramento politico viaggia in questa direzione ed almeno formalmente si presenterà unita alla scadenza della prossima primavera elettorale. Il centro sinistra dovrà perseguire obiettivo analogo se si vuole evitare una sicura sconfitta: pertanto il Partito Democratico dimostrando di essere realmente il perno dello schieramento dovrà saper costruire una alleanza credibile ed al tempo stesso? la sinistra eviterà di cadere in un macroscopico errore di valutazione qualora? rifiutasse di prendere parte alla coalizione. Finché il M5S continuerà a presentarsi da solo si autocondannerà all'insuccesso. Il rischio notevole è comunque quello di veleggiare verso il nulla. La cifra quaranta potrebbe rappresentare un orizzonte irraggiungibile. ANDREA G. STORTI
Due mondi diversi

Due mondi diversi

Segnali inequivocabili arrivano dall'esito del voto politico in Germania. Dal secondo dopoguerra ad oggi una forza politica di estrema destra razzista e xenofoba è rappresentata in parlamento, forte del 12,6 per cento dei consensi e 94 seggi. Dopo un mandato torna ad essere rappresentato il Partito Liberale con il 10,7 per cento e 80 seggi. I due fulmini su Berlino sono questi. Poi, ancora il Partito della Cancelliera uscente Angela Merkel (Cdu/Csu) conserva la maggioranza relativa con il 32,9 per cento, ma perde l’8,6 per cento rispetto alle precedenti politiche e passa da 309 a 246 seggi. I socialisti confermano il recente, negativo trend europeo e si attestano al 20,5 (cinque virgola due per cento in meno rispetto alle precedenti politiche). I loro seggi al Bundestag passano da 193 a 153. I verdi rimangono sostanzialmente stabili (+0,5% e +3 seggi nel confronto tra le ultime due tornate politiche). Si prevede, dunque, la formazione di un governo “JAMAICA” che riprende cioè i colori di quella bandiera a fare da connotazione alla nuova coalizione nera – giallo ocra e verde. Ma, al di là della colorazione si prevedono tempi incerti per l’Europa, più di quanto non sia adesso, per effetto della presenza scontata nel nuovo governo tedesco del Partito Liberale che ha già fatto conoscere di considerare opportuna una istituzione continentale a due velocità con nuova attenzione al rigore di bilancio ed una attenuazione della misura politico-finanziaria del “Quantitative easing” ispirata dall'attuale Presidente della BCE Mario Draghi, misura della quale l’Italia non da sola ha sinora beneficiato. Con l’esito delle elezioni tedesche è quasi completo il puzzle delle principali nazioni europee chiamate al voto entro il 2018. Manca l’Italia, indipendentemente dal fatto che sia rispettata la scadenza naturale della legislatura. Tuttavia qualora si tenti di accostare Germania ed Italia si ha la percezione che non potrebbe evidentemente trattarsi di due mondi più diversi. Sul suolo italico siamo ancora a chiederci se giungerà all'approdo finale la riforma elettorale, tema usurato dai decenni che, dopo aver visto recentemente cadere sul tema un “accordo di legislatura” per la inesistente propensione istituzionale e democratica del M5S si ripresenta con qualche sensata modifica in senso maggioritario ed un cambio di attore non esattamente protagonista come Alleanza Popolare di Angelino Alfano, noto semplicemente come uomo di potere, volendo essere cortesi. Reggerà il “Rosatellum 2.0”? Con questi figuranti parlamentari si teme che non possa esistere di meglio. ANDREA G. STORTI