Una difesa (dalla) politica: la diplomazia, prima di tutto

Una difesa (dalla) politica: la diplomazia, prima di tutto

E' di queste ore la terrificante escalation della guerra in M.O., provocata dall'Iran. Segnalando un apparente controsenso, verrebbe da dire come la risorsa estrema del populismo possa essere rappresentata dal fondamentalismo. Il problema è -ovviamente- più complesso, ma la politica può trovarsi nella condizione di difendersi da se stessa. Quanto accade è la conseguenza di una serie negativa di eventi la cui portata si ripercuoterà ancora a lungo, ma l'avvicinamento tra Israele ed i Paesi Arabi induce a ritenere possibile un nuova era per quei territori. L'Europa, -intesa come unione- può ancora esercitare un ruolo nell'alveo internazionale o sarà ancora una volta relegata a testimone marginale di eventi più grandi della sua aggregazione? La costruzione del nuovo patto economico di stabilità - faticosamente raggiunta -  sembra indicare una propensione per la seconda parte del quesito. Se  cioè non si appronta in termini relativamente brevi una sorta di rifondazione europea che prenda le mosse proprio  dalle questioni in essere collegate allo sviluppo economico, pare difficile pensare ad un futuro carico di elementi positivi. I principali conflitti bellici in atto costituiscono in questo senso un pericoloso passo indietro e rendono necessaria prima di tutto una politica di difesa comune a tutti gli Stati dell'odierna Unione Europea. Il tentativo russo in UCRAINA di riportare a ritroso la storia lo impone. Inoltre il cammino di un percorso verso la democrazia della Repubblica dell'Iran, oggi dittatura islamica,  appare più che mai lontano, anche se i movimenti interni a quella nazione segnalano che il regime degli ayatollah è in una qualche difficoltà, mascherata da una dura ed incivile repressione. Quanto accaduto lo scorso  7 0ttobre con l'inizio dell'offensiva di HAMAS in territorio medio orientale ha segnato non soltanto l'apertura dell'attuale, ulteriore nuova guerra cui l'unica risposta possibile risiede nella capacità diplomatica. L'approccio europeo su vasta scala dovrà per forza di cose risultare diverso dall'attuale insignificante melina sui rapporti tra Nazioni che tanto nuoce all'edificazione di una nuova pace. BUON 25 APRILE! ANDREA G. STORTI
13 capoluoghi di provincia e prossime elezioni europee. Sullo sfondo, l’addio di S.B.

13 capoluoghi di provincia e prossime elezioni europee. Sullo sfondo, l’addio di S.B.

L’esito delle recenti elezioni amministrative che hanno riguardato circa seicento sindaci assegna una vittoria granitica del centro destra nei capoluoghi di provincia, ad eccezione della città di Vicenza dove si è imposto un candidato del P.D. che ha molto accentuato il carattere civico della sua presenza elettorale. Un forte vento di destra continua a spirare sulla politica italiana. Questa condizione oltre a condurre ad una facile previsione circa l’esito amministrativo chiarisce che in vista della scadenza delle elezioni europee del prossimo 9 giugno 2024 l’assetto politico nazionale tenderà a modificarsi fors’anche in maniera sensibile. FORZA ITALIA ha perduto la sua guida, imprenditore lungimirante, grande uomo di sport, figura politica comunque di primo piano dal 1994 ad oggi. Silvio Berlusconi ha tuttavia fallito nel suo principale obiettivo politico cioè quello di dare una forza stabile ed una presentabilità inattaccabile ad un’area conservatrice di ispirazione liberale. Peggio ancora è accaduto in senso culturale dove una - tendenzialmente felice - intuizione comunicativa ha invece riportato paurosamente indietro i valori esistenziali della società italiana. Egli ha trascinato buona parte dei concittadini in un sogno rivelatosi poi nel corso degli anni impraticabile se non per sé o pochi altri, calpestando e piegando troppo spesso ai propri interessi le istituzioni di cui per lungo tempo ha fatto parte, ad eccezione di una sospensione dal seggio senatoriale intervenuta nel 2013. Avanza, peraltro, un possibile retaggio di segno negativo. La definitiva esplosione del partito di “Forza Italia” la cui nota esposizione debitoria è, per inciso, garantita dal suo fondatore, potrebbe portare nuova linfa politica al partito dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri ed, in subordine, per esempio ad “Italia Viva” di Matteo Renzi favorendo un ipotizzabile consolidamento a destra dell’attuale asse politico. Se così accedesse, viene da chiedersi quale ruolo intenda svolgere una sinistra piegata al ritorno ideologico senza accenno ad una posizione invece plurale e di effettiva modernità. ANDREA G. STORTI  
Mistificazioni ed altro

Mistificazioni ed altro

Nel commentare l’esito delle elezioni politiche nazionali del 25 settembre scorso occorre prima di tutto sgombrare il campo da mistificazioni a vario titolo. La prima di queste si riferisce all'ipotesi di annoverare tra i quasi vincitori di questo confronto politico il “Movimento Cinque Stelle” in quanto capace di contenere una debacle ampiamente annunciata. Niente di più pretestuoso: perdere in meno di cinque anni (2018 – 2022) più di sei milioni di voti è prima di tutto una sconfitta colossale, cui fa seguito il negativo risultato del Partito Democratico collocatosi al di sotto del venti per cento definita precedentemente la soglia minima cui giungere. Non può essere felice Matteo Salvini passato dal 17,2 delle precedenti politiche all'attuale 8,7 (pol. 2022) con una notevole frizione tra area di governo (i presidenti di Regione, Veneto e Friuli Venezia Giulia in testa ed i ministri e componenti il governo uscente di Draghi) e la base del partito, nostalgica della rappresentanza del Nord Italia non ancora compiuta. Ancora, il M5S tende a caratterizzarsi come partito del Sud, pressoché inesistente nelle aree produttive del Paese che potrebbero invece trovare espressione nell'operazione politica di centro avviata con parziale successo da Carlo Calenda e Matteo Renzi e lontana dal completamento. L’indiscussa affermazione di Giorgia Meloni sorprende per portata ed omogeneità di consenso. Si è inteso premiare una innegabile coerenza di posizione, - unica voce contraria al governo Draghi - ed un percorso lineare nell'ambito della Destra che tuttavia non può allo stato attuale definirsi europea in quanto non vi è certezza di un reale interesse verso la scelta atlantista. Il passaggio da un modesto 4.3 delle politiche 2018 al 25,9 di oggi segna per “Fratelli d’Italia” una svolta, senza enfasi, storica, contraddistinta nell'area del Nord Italia dall'esodo dalla Lega. Ci sarà modo di verificare se il nuovo esecutivo di destra saprà rispondere alle attese di coloro i quali oggi si stanno affidando a Giorgia Meloni così come in momenti anche recenti hanno investito politicamente prima nel Partito Democratico e, successivamente nei “Cinque Stelle”. Aggiungiamo che un elettore su tre è rimasto a casa, confermando che la distanza tra i cittadini e la politica appare lontanissima. In questo senso il segnale che si rafforza può considerarsi estremamente pericoloso. ANDREA G. STORTI
La forza delle illusioni

La forza delle illusioni

Si è conclusa la tornata di elezioni amministrative 2021. Una prima seria preoccupazione è dettata dall'affluenza ai seggi rivelatasi misera poiché se nemmeno le grandi città portano le persone al voto significa che vi è un problema di fondo, costituito dalla impresentabilità dell’attuale classe politica con il suo fardello di nefandezze. In questo senso il primato va alla coalizione di centro destra i cui candidati a primo cittadino si sono rivelati, in genere, penosi, tanto da sancire una netta sconfitta soltanto molto parzialmente mitigata dall'esito elettorale di Trieste e Benevento. Nemmeno i nuovi sindaci dell’area di centro sinistra possono definirsi eccellenti. Prima illusione. Il solo Carlo Calenda, terzo classificato a Roma, ha presentato una idea nell'insieme innovativa di ricerca del consenso filtrata attraverso una programmazione seria nelle mani di persone capaci e corrette con sullo sfondo una carica di idealità oggi ormai smarrita in altri contesti politici. Basterà questo a far ritenere plausibile una formazione riformista che vada ad occupare il centro dello scacchiere della politica nazionale. Probabile seconda illusione. Il PARTITO DEMOCRATICO sarà capace di guidare quanti ancora sostengono un insieme di ormai raggruppamenti che, comunque, fanno riferimento ad una sinistra moderata ed in questo come si porrà rispetto a quanto rimane dell’ormai finito “Movimento Cinque Stelle”? Qui si rischia la doppia illusione. Le pulsazioni della società italiana nel suo insieme attuale peraltro non inducono a ritenere quest’ultima migliore della classe politica che ci rappresenta. Ogni passo positivo in questo senso avrebbe spazio infinito, a condizione che lo si sappia perseguire ed è evidenziato non soltanto in campo strettamente economico. Indipendentemente, cioè dal destino del Piano di Ripresa e Resilienza, ci auguriamo abbia fine questo clima di strisciante rifiuto totale che permea la comunità nazionale e che, forse quasi inevitabilmente, riporta a sovranismi e nazionalismi esasperati. É per battere questa condizione che la forza delle illusioni va contrastata fino in fondo. Diversamente, le parole di una destra reazionaria, non conservatrice in senso moderno, saranno destinate a prevalere ancora. Intanto, ecco la perfetta foto di una illusione maturata: il Senato della Repubblica affossa in via pressochè definitiva il DdL Zan sulla lotta all’omotransfobia. Enrico Letta e Matteo Renzi si sono particolarmente distinti. ANDREA G. STORTI
Sotto il cielo della politica nazionale

Sotto il cielo della politica nazionale

Settembre 2020 tende a rappresentare un crocevia importante per la politica nazionale poiché si compiranno alcune scelte che influenzeranno i futuri, prossimi anni. Ci riferiamo al percorso che partendo dal referendum confermativo sul taglio dei parlamentari già approvato da Camera e Senato condurrà, attraverso elezioni regionali e scadenze economico-finanziarie fondamentali (“recovery fund” ed eventuale adesione al MES) all'elezione del nuovo Presidente della Repubblica. Per quanto concerne l’appuntamento referendario, gli ultimi sviluppi inducono a ritenere che una reale volontà politica dell’attuale maggioranza possa consegnare prima della data del 20 e 21 Settembre un nuovo testo di legge elettorale (proporzionale con sbarramento al 5%) accompagnato da quelle procedure individuate per consentire un corretto equilibrio istituzionale (maggiori garanzie costituzionali e di rappresentanza democratica; accesso democratico alle formazioni minori con pluralismo politico e territoriale; elezione del Senato della Repubblica su base circoscrizionale e non regionale; riforma dei requisiti di elettorato attivo e passivo nell'elezione dei due rami del Parlamento sono da considerarsi in questo senso i punti principali). Questa serie di passaggi indica come ineluttabile una affermazione del SI alla prossima consultazione. La forza politica che rischia maggiormente in questo senso è rappresentata dal “Movimento Cinque Stelle” che pure è stato il principale promotore dell’iniziativa referendaria. Il rinnovo di un significativo numero di Consigli Regionali dovrebbe, invece,? accompagnarsi all'affermazione delle coalizioni di centro destra senza che questo abbia ripercussioni di rilievo in ambito nazionale. Diverso il peso e significato che assumeranno le decisioni di carattere economico-finanziario che spettano alla politica. In questo contesto il prolungarsi della pandemia sanitaria costringerà a forzare la situazione. Probabilmente l’accesso al MES diverrà condizione di fatto non pi? rinviabile, mentre occorrerà una particolare attenzione nella predisposizione di un progetto di utilizzo delle risorse finanziarie provenienti dall'Europa cosi faticosamente acquisite. Non si potrà nel frangente argomentare che le istituzioni europee non abbiano svolto positivamente e per intero il proprio ruolo. L’Italia si gioca, pertanto, in questa occasione larga parte della credibilità internazionale e con essa la classe dirigente politica del Paese che, comunque, non crediamo all'altezza della situazione. Speriamo di sbagliare. ANDREA G. STORTI
Partita chiusa, ed ora una nuova mano

Partita chiusa, ed ora una nuova mano

Il 20 Agosto si conoscerà l’esito dell’attuale impasse politico nazionale e cioè se formalmente si aprirà una crisi di governo ed a quali successivi passi darò corso. É evidente che Matteo Salvini ha commesso un clamoroso errore nei tempi e nelle modalità successive all'ipotesi di mozione di sfiducia nei confronti del governo cui ancora oggi appartiene. Uno dei principali attori della scena politica pare, pertanto, piuttosto confuso, dopo un tempo anche recente di eccessiva baldanza sfociata nella richiesta di pieni poteri propria soltanto della Germania nazista del 1933. Salvini è inconsapevolmente riuscito a conferire nuova forza ad un ormai spento M5S che esclude una riedizione del governo giallo verde e ad un Partito Democratico non più totalmente disinteressato ad una ipotesi di esecutivo di legislatura, dopo che con la proposta di un governo istituzionale a termine si è riaffacciato sulla scena politica Matteo Renzi. E’ evidente, seguendo i sondaggi, che il caso di ritorno immediato alle urne consegnerebbe l’Italia alla destra per la durata di cinque anni (Lega + Fratelli d’Italia) o nella migliore delle ipotesi comunque alla coalizione di centro destra. Qualora si voglia evitare questa condizione, la prospettiva di un nuovo governo formato da 5S, Partito Democratico e formazioni minori è realisticamente l’unica possibile. Del resto, già all'indomani della conclusione delle ultime elezioni politiche del Marzo 2018 si fece strada questa ipotesi, poi superata dalla nascita del contratto tra Pentastellati e Lega. Scissioni, creazione di nuove altre formazioni politiche potrebbero accadere ma non sposterebbero significativamente gli attuali equilibri politici. E’ del resto noto come in politica la coerenza non sia considerato il primo dei requisiti, così come non esiste il termine mai. Da qualche tempo ormai lo sviluppo del consenso politico ha assunto caratteristiche profondamente diverse rispetto al passato anche recente ed è esso stesso in continua evoluzione poiché ormai permeato della velocità con la quale la società civile si trasforma dando vita a nuovi fenomeni. Occorrerà tenerne conto per non collocarsi fuori dal tempo. ANDREA G. STORTI