di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Evidenza, Italia
L’esito del voto delle europee 2019 consegna per l’Italia alcuni messaggi inequivocabili: lo spostamento decisamente a destra dell’elettorato nazionale con la prevalenza della Lega (34,3%); ancora un arretramento del Partito Democratico in termini di consensi numerici assoluti (22,8%, pur rispetto al 18,8 delle politiche 2018); una implosione del M5S ( 17,1 contro 21,2 delle precedenti Europee, e 32,7 delle politiche 2018 – percentuali agghiaccianti -) che potrà comportare una futura irrilevanza del movimento nello scacchiere politico; un drastico ridimensionamento di Forza Italia e della sua figura preminente, Silvio Berlusconi, ancora per poco.
Siamo tuttavia di fronte ad un nuovo aumento del nostro debito pubblico e, pertanto nelle vicinanze del baratro di una sciagurata procedura di infrazione. La nuova frizione con gli organismi europei arriva da lontano ma, va detto, la Commissione non ha agito correttamente ed in maniera univoca nei confronti dei principali Paesi tra i quali l’Italia. Inoltre, è dimostrato che le prese di posizione economica dell’Unione non hanno certamente favorito politiche espansive o di crescita complessiva, né tantomeno avuto attenzione per il sociale. In un simile quadro prospettare al proprio interno una politica economica di stampo “trumpiano” con una cancellazione della progressività delle aliquote applicate in ambito fiscale pare di difficile realizzazione, ma potrebbe peggio rivelarsi suicida. Potrà rappresentare quest’ultimo il grimaldello che apre una crisi di governo, assai più che un provvedimento sul salario minimo, misura economica teoricamente corretta ma non decisiva.
Come si è detto in apertura, il secondo contraente di governo, il M5S, non è certamente nelle condizioni attuali di dettare alcunché né lo sarà in futuro, ma trascorsa l’estate potrebbero giungere a maturazione le condizioni per un rinnovato assetto istituzionale concernente il ruolo parlamentare. Questo potrebbe anche significare la fine dell’esperienza del governo gialloverde della Repubblica. Le posizioni di leadership nell’esecutivo non sembrano oggi modificare il pericoloso vento destorso che spira con forza e la cui fase calma non è presente o avvertita.
Peraltro, nel breve volgere di tempo abbiamo visto consumarsi figure politiche più o meno carismatiche che sembravano inattaccabili. La saggezza e l’esperienza consigliano attenzione.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
La conclusione della vicenda legata alla posizione del sottosegretario Siri (Lega per Salvini) all'interno dell’esecutivo conclusasi per effetto dell’intervento del Presidente del Consiglio dei Ministri che lo ha sollevato dall'incarico pone alcuni interrogativi politici tutt'altro che marginali.
Il primo dei quali è il seguente: che governo è mai quello che si regge soltanto ed unicamente sulla occupazione del potere? Poichè di questo si tratta.
Doveva trattarsi del governo del cambiamento e, dopo un primo sforzo rivelatosi purtroppo soltanto nominale, non si registrano fatti di rilievo. L’unica certezza è stata ed è tuttora una caratterizzazione della compagine che guida il Paese non soltanto sovranista ma, peggio, suprematista ed ultraconservatrice. Sorprende, ma non molto, poi, un esito di riflesso: siamo ormai isolati dal resto d’Europa. Potremmo affermare: ma chi se ne importa se l’Europa è questa di oggi? Il problema, tuttavia, è che in queste condizioni generali non avremmo titolo ad essere presenti sullo scenario continentale e che questo stato di cose minaccia di perpetrarsi indipendentemente dal risultato delle prossime elezioni di fine maggio. Non secondariamente assistiamo ad un inizio di mutamento di situazione politica in ambito europeo che ha probabilmente avuto inizio con il recente esito delle elezioni spagnole, dove il PSE inverte una tendenza sinora parsa generalizzata e si pone nuovamente come punto di riferimento politico della situazione iberica.
Quello che notevolmente preoccupa nel caso, invece, italiano, è la continua involuzione del “Movimento Cinque Stelle” che nel tentativo, non sappiamo quanto cosciente, di recuperare consensi a sinistra dello schieramento politico rischia una devastante implosione. La linea del così detto “governismo” impersonata dalla coppia Casaleggio Jr.-Di Maio non appare più salda per effetto di un continuo trasferimento di consensi in direzione della Lega, principalmente a causa di una significativa inadeguatezza del gruppo dirigente pentastellato, ormai conclamata.
L’ormai imminente voto europeo segnerà, quindi, un passaggio in questo senso decisivo. Il “contratto” con Salvini potrebbe volgere al termine.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Tra qualche settimana si torna al voto. É un momento importante perché chiude una serie di appuntamenti elettorali che hanno visto in precedenza i cittadini di Gran Bretagna, Francia, Germania, per citare le maggiori nazioni europee, confrontarsi politicamente. É bene che ciò avvenga anche in Italia, dove, negli ultimi anni ed almeno da un mandato parlamentare la rappresentatività del popolo è risultata deficitaria, per usare un eufemismo. Al superamento di questa condizione non ha giovato l’approvazione di una nuova legge elettorale, pur resasi necessaria: tuttavia, occorre dire che il nuovo strumento elettorale che si è a maggioranza approvato era, con ogni probabilità, l’unico possibile nel frangente.
La campagna elettorale che ormai volge alla conclusione ha peraltro rappresentato il nulla.
Nessuna forza politica è stata in grado di delineare una visione d’insieme dello sviluppo sociale italiano del prossimo decennio. Abbiamo invece assistito ad un irrealizzabile elenco di promesse che affoga nella mancanza di coperture finanziarie proposto da candidati non esattamente presentabili. Abbiamo assistito persino alla nuova condizione di soggetti espulsi dalla propria formazione politica prima ancora della corsa effettiva, per non aver essi stessi rispettato regole interne legate all'obbligo di donazione. Per quanto concerne, del resto, il “Movimento Cinque Stelle” stupisce una volta di più che uno dei suoi massimi esponenti a livello nazionale abbia improvvisamente preso cappello salutando tutti in piena campagna elettorale in maniera poco edificante. Né può essere considerato molto diverso il caso di un Assessore al Comune di Salerno del Partito Democratico dimessosi perché indagato nella sua responsabilità.
La coalizione di centro destra che i sondaggi indicano come prevalente sembra, invece, inseguire se stessa ed i suoi principali esponenti in un tourbillon dove non è ancora chiaro se si sentono o meno appartenenti all'Europa. Dilemma che ci sembra molto serio, mentre non è per nulla serio riferirsi al razzismo confondendo questo con il pesante fardello del problema dell’immigrazione internazionale.
Un panorama assai desolante per il prossimo futuro.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
La nuova legge elettorale “Rosatellum 2.0” è pubblicata in Gazzetta Ufficiale con il numero 165 del 2017. Verrebbe da dire un passaggio notevole, perché atteso da lungo tempo. Giunge al traguardo con una significativa maggioranza dei voti parlamentari, tuttavia appesantita da un numero anch'esso significativo di voti di fiducia in sé negativi poiché il continuo ricorso ad esso mina la democrazia. Occorre, del resto affermare che il ruolo esercitato dall'opposizione, in particolare il “Movimento Cinque Stelle”, si è caratterizzato per il continuo ricorso alla richiesta di voto segreto sui singoli articoli sino ad allora palesemente contrastato in ogni sede. Ciò ha impedito lo sviluppo di una qualitativa dialettica nel dibattito politico e si è perciò trattato dell’ennesima occasione perduta.
Si attendeva poi l’esito dell’importante elezione dell’Assemblea Regionale Siciliana che ha visto primeggiare il raggruppamento politico di centro destra in maniera piuttosto netta. Il “Movimento Cinque Stelle”, giunto secondo, è uscito di fatto pesantemente sconfitto pur con un buon risultato, in quanto sino ad un anno fa circa veniva dato sicuro vincitore. Il Partito Democratico ha pagato lo sfascio della precedente giunta Crocetta, una alleanza sbagliata (con AP di Angelino Alfano); la sinistra ha voluto contarsi ed ha preso atto della sua irrilevanza. Nel contempo si segnala un significativo apporto del voto disgiunto a favore del candidato 5 Stelle proveniente essenzialmente dalla coalizione perdente del PD.
Ora il tema cruciale diviene, anche alla luce dell’esito siciliano, il seguente: occorrerà costruire in tempi ragionevolmente rapidi delle coalizioni che sono imposte dal nuovo provvedimento elettorale dove il sistema di voto è segnatamente proporzionale ma con un numero importante di collegi uninominali (il trentasei per cento, se non andiamo errati).
La parte destra dello schieramento politico viaggia in questa direzione ed almeno formalmente si presenterà unita alla scadenza della prossima primavera elettorale. Il centro sinistra dovrà perseguire obiettivo analogo se si vuole evitare una sicura sconfitta: pertanto il Partito Democratico dimostrando di essere realmente il perno dello schieramento dovrà saper costruire una alleanza credibile ed al tempo stesso? la sinistra eviterà di cadere in un macroscopico errore di valutazione qualora? rifiutasse di prendere parte alla coalizione. Finché il M5S continuerà a presentarsi da solo si autocondannerà all'insuccesso.
Il rischio notevole è comunque quello di veleggiare verso il nulla. La cifra quaranta potrebbe rappresentare un orizzonte irraggiungibile.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
É stata scritta la nuova, ennesima pagina nera della democrazia italiana. Alla Camera dei Deputati un significativo gruppo di “franchi tiratori” ha affossato, al riparo di un voto segreto tecnicamente mal riuscito, il percorso parlamentare della nuova legge elettorale frutto di un recente accordo condiviso tra le attuali e future, temiamo, principali forze politiche nazionali?(Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Forza Italia, Lega Nord). Una intesa sul “modello tedesco rivisitato” era stata raggiunta e sembrava tenere forte soprattutto dei numeri: più dell’ottanta per cento della rappresentanza?parlamentare prossima. I sondaggi più accreditati infatti assegnano al PD il 30%, al M5S poco meno, a FI una percentuale intorno al 13%, alla Lega Nord un valore sopra il dieci per cento.
Ciononostante è bastato un emendamento targato Alto Adige nella sua anacronistica autonomia che si voleva per l’occasione piegare alle esigenze dello Stato per, come si dice, rovesciare il tavolo. Non è, tuttavia, questo il punto: è cioè evidente che il caso del testo presentato da “Forza Italia” è irrilevante rispetto all'importanza di un nuovo impianto elettorale con il quale andare alle urne.
Il problema sta nel fatto che l’adozione di uno strumento di legge proporzionale simile a quello vigente in Germania è oggi lo specchio fedele delle caratteristiche delle forze politiche italiane ed assieme il massimo del prodotto possibile. Sistema partitico da tempo finito e coloritura movimentista poco più che dilettantesca. Con simili presupposti il ritorno in Commissione Affari Costituzionali del provvedimento appena inciampato in aula sembra non avere una prospettiva. Ma questa politica non è capace di altro.
Potremmo quindi assistere ad una situazione di stallo?improduttivo, ad un lento trascinarsi sino al termine naturale dalla legislatura. Ma questo non esime alcuno degli attori politici?dal pronunciare con chiarezza e senza infingimenti una parola definitiva e non modificabile in tema di sistema elettorale da costruire per un futuro non lontano.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Il puzzle delle elezioni nei principali paesi europei inizia a comporsi.
Il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali francesi ha visto prevalere Emmanuel Macron con il 24% dei consensi e sarà al ballottaggio del 7 maggio prossimo con Marine Le Pen, forte del 21,3% dei suffragi.
Registriamo nell'immediato la sconfitta della seconda, pur nel massimo risultato storico per la destra d’oltralpe, che, riteniamo si ripeterà tra due settimane, respingendo l’equazione attentati terroristici = prevalenza della componente politica di destra o estrema destra.
Il secondo importante elemento è costituito dalla cocente sconfitta dei Repubblicani ex UMP di Francois Fillon (al 20% dei voti) che ha trascinato il partito nella sua repentina parabola discendente, impensabile soltanto qualche mese fa.
Il terzo elemento di notevole importanza è la débâcle socialista, attesa non in queste dimensioni. Il Partito Socialista ha raccolto il 6,4 per cento; nelle elezioni scorse del 2012 il consenso attorno a Francois Hollande si era attestato al 28,6%. Il 22,2% in meno.
Siamo quindi di fronte ad un quadro politico stravolto dove i due tradizionali partiti di riferimento, il socialista e gli eredi del gollismo hanno un peso politico decisamente minore.
Per contro, Emmanuel Macron è riuscito nell'intento di rendere presentabile ed appetibile un centro politico che sinora non aveva trovato significativa rappresentanza; l’ultimo tentativo al riguardo del 2012 di Francois Bayrou permise loro di raccogliere il 18,6% a fronte del 9,15% del 2007.
Segnaliamo inoltre che mentre nelle città con più di 100mila abitanti il risultato percentuale dei due candidati che vanno al ballottaggio è pressoché lo stesso risultato ultimo finale, nella città di Parigi Marine Le Pen è fanalino di coda dei quattro principali candidati con appena il 5% dei consensi. Una tendenza che vede misurarsi anche il voto di città contro il voto della campagna.
Su quali punti qualificanti sembra orientarsi il programma di Emmanuel Macron? Una sostanziale rifondazione dell’Europa con, al termine, un progetto di Costituzione, per esempio. Ciò dimostra che quando si vuole abbandonare in questo senso una visione esclusivamente rigorista e perdente, esso non solo è possibile ma apre scenari di più ampio respiro.
ANDREA G. STORTI