Messaggio di fine anno da Francia e Spagna (seconda parte )

Messaggio di fine anno da Francia e Spagna (seconda parte )

Molto diversa e l’attuale condizione della Spagna all'indomani delle elezioni politiche. É tuttavia possibile cogliere una o più analogie che riguardano il campo ?della destra moderata. Nella nazione iberica si afferma come primo partito il PPE del premier uscente Mariano Rajoy con il 28.7 % dei consensi. I conservatori sono cioè primi ma isolati e la loro è una affermazione insufficiente e gravida di problemi. Il PPE ha vinto e perso allo stesso tempo. Sembra non avere alternative un governo che sia basato sulla astensione della giovane formazione “Ciudadanos”, poiché né i Socialisti né “Podemos”, vera forza emergente della nazione, hanno dichiarato la loro disponibilità sulla strada di una coalizione che si presenterebbe comunque problematica perché invisa alle rispettive basi di consenso. Si può, invece, con certezza parlare della fine del bipartitismo iniziato nell'ormai lontano 1982, perché mentre deludono i liberal centristi di Albert Rivera vicini a Rajoy, si afferma Podemos” di Pablo Iglesias caratterizzata da una spinta antisistema e capace di raccogliere l’enorme scontento dovuto alla crisi economica, fomentata della politica dell’Unione Europea. In linea puramente teorica sarebbe anche possibile una coalizione formata da un cartello delle forze di sinistra, ipotesi che appare peraltro poco percorribile. Il PSOE del nuovo segretario Sanchez si conferma comunque come importante forza politica e, soprattutto, riesce con il 22,1 % dei consensi ad evitare il temuto sorpasso di “Podemos” (20,6) il cui risultato pi? eclatante e, per molti versi, sorprendente è rappresentato dal secondo posto nella capitale, dietro il PPE. Si tratta comunque di una decisa rottura con il passato, alimentata in questo caso dalla condizione per cui la monarchia spagnola di Felipe VI dovrà esercitare un ruolo fortemente attivo e non pi? notarile come accaduto con il padre, ad eccezione dei primi anni della democrazia post franchista. Il bipolarismo morto nelle urne potrebbe nuovamente rifluire nelle segreterie dei principali partiti poiché il PPE e “Ciudadanos” non raggiungono comunque la soglia di una maggioranza. Ed ecco riaffacciarsi una similitudine con la situazione francese: un patto di legislatura popolari-socialisti con la benedizione esterna della Germania di Angela Merkel. Occorre chiedersi se questa ipotesi possa crescere ed acquisire spazio nell'interesse dell’Europa: ma quale Europa? ANDREA G. STORTI
Messaggio di fine anno da Francia e Spagna (parte prima)

Messaggio di fine anno da Francia e Spagna (parte prima)

Fine d’anno elettorale in Francia e Spagna. Nel primo caso ci sembrerebbe di dover brindare allo scampato pericolo. In realtà non è così. La sonante vittoria di Marine Le Pen e del suo Front National al primo turno delle amministrative non si è ripetuta ai ballottaggi e, pertanto, nessuna regione è andata alla Destra. Ai “Rèpublicains” di Sarkozy sono andate 7 Regioni, 5 ai Socialisti. Per i primi si tratta tuttavia di un mancato trionfo: basti dire che due tra i nuovi governatori della destra hanno vinto con i voti della gauche. Pertanto, i vertici della destra moderata saranno azzerati a partire da Gennaio 2016 per questioni politiche di fondo rispetto alla linea ufficiale sin qui tenuta. Non è dunque un evento casuale che la vicepresidente del partito, Natalie Kosciusco Morizet sia stata destituita dal ruolo per aver assunto una posizione duramente critica rispetto alla linea della compagine. A 18 mesi dalle Presidenziali la lotta per la leadership della destra si può dire iniziata. Segnaliamo un nome nuovo: Valèrie Pecresse che ha strappato l’Ile de France, ormai non più storica roccaforte della sinistra. La destra di Sarkozy, logorato ed oggi poco efficace in senso comunicativo, oscilla tra l’abbandono della tradizione gollista e la centralizzazione del partito, obiettivo ?tuttavia inseguito anche dai socialisti. In quest’ultimo campo la premiership di Manuel Valls appare,nonostante tutto, consolidata e la ricandidatura di Francois Hollande non è più contestata dopo il parziale recupero di consensi elettorali, dovuto principalmente alle ultime scelte azzeccate in tema di politica estera e per la sicurezza interna. Potrebbe accadere che ciò che oggi ha rappresentato uno stato di necessità – il contenere l’ascesa lepenista – diventi, domani, un laboratorio di sperimentazione politica. In questo contesto complessivo si tratta poi di appurare quale sarà l’atteggiamento della Francia all'interno delle istituzioni europee. Rimango della convinzione che un sapiente e non scontato asse con l’Italia possa assicurare buoni frutti. Di questo ci occuperemo pi? avanti. (Fine Prima parte) ANDREA G.STORTI
Alle soglie di una Guerra non dichiarata

Alle soglie di una Guerra non dichiarata

I recenti fatti di Francia e Belgio in materia di terrorismo consegnano una situazione notevolmente preoccupante. Ciò che emerge costituisce, con ogni probabilità, il maggiore pericolo per il nostro domani. Due gli aspetti principali. il primo essenzialmente politico: il “fenomeno” ISIS non esisterebbe se soltanto fossero interrotte produzione e commercio di armi. É noto che Stati Uniti, Russia, Arabia Saudita hanno in questo senso interessi che sono contrari, nei fatti, alla volontà di pace. La Turchia, altro attore protagonista della scena, sembra alimentare stretti rapporti commerciali con il Califfato. Pertanto, i recenti fatti accaduti nella capitale transalpina, da “Charlie Hebdo” al “Bataclan” non possono stupire. Ancora, una sottile linea di celata mistificazione e contrapposizione collega le vicende di Francia al tormentato e conflittuale rapporto tra Turchia e Russia, Paesi per molti versi speculari l’uno all'altro. Poi, la Siria, terra martoriata per folli disegni interni ed esterni. Il sanguinario regime di Assad, le troppe fazioni coinvolte e l’interessata presenza sul campo di Nazioni Europee e non, in forma spesso indiretta. É chiaro che ciò che rappresenta Assad andrebbe liquidato: il riconoscimento ed ancor più il sostenere una dittatura, come ad esempio fa la Russia, non è processo destinato a durare nel tempo. Invece, la situazione si deteriora lentamente. Ci si accorge, dopo averlo con noncuranza sostenuto, che il proliferare di uno Stato Islamico fondamentalista in un coacervo integrale è una minaccia molto seria nello scacchiere internazionale. E qui incrociamo il secondo, decisivo aspetto: come agire in contrapposizione. Fondamentale è il ruolo della mediazione politica a condizione che si voglia esercitarla realmente. Altrettanto importante è il ruolo dell’intelligence. Perché occorrono sempre dei morti per vedere riformate con puntualità strategie di contenimento e difesa, oggi irrinunciabili? Si è rivelata una bruciante verità l’inadeguatezza della polizia belga nei momenti immediatamente successivi agli attentati. Ricordiamo che nel principale quartiere musulmano di Bruxelles teatro degli ultimi fatti esistevano ed esistono 42 moschee. Non si racconti, pertanto, la favola dello scontro tra due civiltà: molto più aspramente si tratta di combattere la delinquenza, senza confini. ANDREA G. STORTI
Dietro le dimissioni del Sindaco di Roma

Dietro le dimissioni del Sindaco di Roma

La vicenda politica di Ignazio Marino sembra fatalmente destinata al capolinea. Eletto sindaco con il 69 per cento circa delle preferenze degli elettori, dopo un periodo trascorso all'interno della minoranza del Partito Democratico, per la cui componente fu anche candidato segretario, cade da primo cittadino della città eterna per una vicenda legata a rimborsi spese, forse istituzionali, e poco altro. É infatti, sotto gli occhi di tutti il reale problema di Roma: un livello di corruzione anche mafiosa che ne ha minato le istituzioni. In particolare ci sembra di dover sottolineare:
  • al centro del negativo, perverso sistema tra politica ed affari emerso, sta proprio il Partito Democratico di Roma e, nel suo insieme, nazionale;
  • è evidente l’ormai cronica incapacità del sistema politico nazionale di costruire una nuova classe dirigente, anche per quanto concerne gli scenari locali ed il partito di maggioranza relativa è sempre più dipendente dalla figura del suo segretario;
  • la giunta Marino aveva iniziato a muovere qualche passo nella rimozione di una politica delle tangenti e della malversazione nella Capitale, ma è mancato il sostegno del Partito di riferimento;
  • è ormai solo tradizionale la distinzione tra destra e sinistra politica, soprattutto per quanto concerne i fenomeni di malcostume che sono diffusi e trasversali.
Ci attende un periodo in cui il governo di Roma sarà affidato ad una figura di commissario cui spetterà il compito di traghettare la città a nuove elezioni, da tenersi, presumibilmente, la primavera prossima. Nel frattempo, ad ottobre avrà inizio l’anno giubilare della Chiesa Cattolica, con il carico di ulteriori problemi che esso comporterà a causa del previsto arrivo di un elevato numero di pellegrini. Tuttavia, non si vede come questa politica possa essere capace di riformare se stessa e si ha, pertanto, ragione di ritenere che l’esito della consultazione elettorale possa avere carattere traumatico. Rimane da sciogliere il nodo di chi parteciperà alla prevista competizione e se quest’ultima vedrà scendere nell'agone politico anche il sindaco uscente con il suo fardello carico di volontà di rivalsa. ANDREA G. STORTI
La Grecia e L’Europa

La Grecia e L’Europa

La Grecia si accompagnerà al destino dell’Europa? L’interrogativo rimane dopo la pena infinita che ha caratterizzato la vicenda ellenica nell'ultimo scorcio d’estate. Lo si afferma andando con le immagini ed il pensiero alla desolante figura delle nostre istituzioni continentali incapaci di assumere una posizione diversa dal rigore economico fine a se stesso e temporaneamente chiusa con un nuovo prestito ingente, senza aver messo sostanzialmente mano alla ristrutturazione complessiva del debito maturato dalla Grecia nei confronti dell’Unione Europea. Questione invece, ancora oggi, a nostro avviso dirimente ed ineluttabile. Ricordiamo che Grecia è esposta nei confronti dell’Unione per 313 miliardi di euro. L’intera vicenda dovrebbe, tuttavia, averci insegnato che non esiste soltanto il destino monetario dei popoli e che il sostantivo solidarietà conosce diverse possibili declinazioni. Nel contesto si registrano, peraltro, anche segnali positivi. Alcuni dei principali indicatori macroeconomici greci hanno mostrato di poter invertire la tendenza assolutamente negativa sino a poco tempo fa registrata. Sia pure permanendo una indisponibilità finanziaria di fondo da parte dei cittadini ellenici, si è probabilmente acquisita la definitiva consapevolezza che uno sfrenato ed individualistico possesso di denaro, mai versato, di fatto, in alcuna forma di partecipazione alle spese dello Stato alla distanza non porta da nessuna parte. Ecco, dunque, due questioni apparentemente inconciliabili di carattere economico l’una; di impronta sociologica e sociale l’altra. Occorrerà saper ricercare strenuamente un punto di equilibrio, condizione essenziale per tornare a guardare con fiducia a nuovi traguardi che consentano di farci sentire definitivamente europei. ANDREA G. STORTI
Sotto una pioggia di banconote false

Sotto una pioggia di banconote false

La riapertura del Parlamento nazionale coincide, per l’ennesima volta, con furibonde contestazioni. Ne sono protagonisti gli esponenti dell’opposizione politica che evidenziano la presentazione da parte della maggioranza di una apparentemente futile correzione di un dispositivo di Legge già approvato dalla competente Commissione. La materia è, tuttavia, assai delicata e riguarda, sia pure non espressamente, il finanziamento pubblico dei partiti. Questione annosa che, ricordiamo, già chiuse un’epoca della politica italiana, la cosiddetta “prima Repubblica” nell'ormai lontano 1992. A distanza di più di vent'anni non riusciamo, invece, a chiudere definitivamente questa pessima parentesi. Infatti, in tempi più recenti una consultazione popolare referendaria stabilì che il finanziamento pubblico della politica non potesse più avvenire. Ha trovato, poi, spazio l’espediente, poiché di questo si tratta, del finanziamento espresso sotto forma di rimborso elettorale il cui livello ha toccato vette impensabili. Sulla spinta dell’indignazione popolare si è giunti successivamente ad un provvedimento che in senso progressivo cancella ogni forma di finanziamento pubblico, mantenendo l’eventualità di donazioni individuali e certificate da parte dei cittadini. É evidente che quest’ultima posizione ha notevolmente ridotto la consistenza economico-finanziaria a disposizione di ogni raggruppamento politico, fatta eccezione per il “Movimento 5 Stelle”, che, com'è noto, non si avvale di corresponsione pubblica. Il provvedimento legislativo approvato che dovrà, ora, passare al vaglio del Senato consente ai partiti politici di intascare complessivamente 45,5, milioni di euro; ad aggravare lo stato delle cose si è stabilito che soltanto i dipendenti dei partiti potranno fruire di una forma di cassa integrazione straordinaria, in controtendenza rispetto alla rimanente parte dei cittadini che si sono visti privare del lavoro in questi ultimi anni. Al di là di artificiose contrapposizioni politiche, pare oltremodo difficile accettare questa nuova situazione che si sta venendo a creare. Se si continua a parlare di privilegi di casta e disaffezione dalla politica forse qualche ragione sussiste. ANDREA G. STORTI