di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Evidenza, Italia, Programma
L’esito della consultazione referendaria confermativa sulla riforma costituzionale della giustizia è conosciuto e induce ad alcune riflessioni.
E’ passaggio obbligato andare con il pensiero a Silvio Berlusconi che incappa in una sconfitta postuma. Sappiamo quanto aveva agognato ad un notevole ridimensionamento del ruolo della magistratura, soprattutto nel rapporto di essa con la politica. Il suo partito -“Forza Italia”- è stato, pertanto, il principale motore di questa consultazione ed è uscito nettamente sconfitto. Defilato il ruolo delle altre forze politiche di governo, in particolare della Lega.
Si era detto che una bassa affluenza alle urne avrebbe favorito gli esponenti del NO. Così non è stato. L’affluenza al 58.9% ha comunque premiato i contrari. Soltanto tre Regioni del Nord Est della penisola (LOMBARDIA, VENETO e FRIULI VENEZIA GIULIA) si sono espresse a maggioranza per il SI. Sin qui i dati.
Una analisi più approfondita mette in risalto il ruolo dei giovani e dimostra che, laddove sono in gioco i valori istituzionali del Paese e – per inciso- parte della primaria fonte del diritto nazionale, rispondono presente.
E’ poi da rilevare come nessuna delle riforme-bandiera di ciascuna delle forze politiche dell’attuale maggioranza (la giustizia per “FORZA ITALIA”, il così detto “PREMIERATO” per “FRATELLI d’ITALIA” ora in chiara difficoltà, “L’AUTONOMIA ed una nuova ripartizione territoriale dell’Italia” tutt’altro che compiute per la LEGA) sia giunta in porto.
In ogni caso laddove vi è una presenza urbana , il NO prevale; non così nelle aree meno densamente popolate.
Peraltro il risultato referendario non si ritiene, in siffatto caso, esattamente sovrapponibile alle espressioni di partito o eclusivamente alle coalizioni.
L’ormai vicina scadenza di legislatura dovrà necessariamente giocarsi su di un terreno principalmente programmatico ed occorrerà confrontarsi con i problemi del “PAESE REALE”: lo tengano ben presente le diverse forze in campo. Se così non sarà ci attendono comunque tempi bui.
Intanto l’attuale Presidente del Consiglio sembra aver colto il possibile cambiamento di scenario “consegnando” alla magistratura coloro che, a torto o a ragione, possono essere ritenuti i principali responsabili del negativo esito elettorale, scaricando i singoli soggetti con le loro pesanti pendenze giudiziarie o, semplicemente per il ruolo ricoperto.
E la sinistra potrà risolvere assai poco con la chiamata del popolo a vecchi esperimenti non più adeguati.
Non sempre, come stiamo constatando a livello internazionale con le attuali vicende belliche, la figura solitaria può dirsi azzeccata.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Condividiamo con piacere questo “endorsement” giunto in questi giorni da Andrea Storti (www.democraziaedeuropa.it).
Grazie per le parole di supporto!
Con una eccezione, diamo all’attività un taglio locale.
“Valdagno è uno dei centri più importanti della provincia di Vicenza. Città piuttosto strana, che lamenta una scarsa attenzione rivolta ai giovani e dove questi ultimi non sono interessati all’impegno”.
(Ipsos per “Italia Innovation” – aprile 2024)
Ma, quando si impegnano, vengono ignorati o, peggio, presi in giro come accaduto in tempi recenti.
Cambia davvero!!!
Lista civica Valle Agno attiva, giovane, verde
Andrea G. Storti
www.democraziaedeuropa.it
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Evidenza, Italia, Programma
Si è conclusa la tornata di elezioni amministrative 2021.
Una prima seria preoccupazione è dettata dall'affluenza ai seggi rivelatasi misera poiché se nemmeno le grandi città portano le persone al voto significa che vi è un problema di fondo, costituito dalla impresentabilità dell’attuale classe politica con il suo fardello di nefandezze. In questo senso il primato va alla coalizione di centro destra i cui candidati a primo cittadino si sono rivelati, in genere, penosi, tanto da sancire una netta sconfitta soltanto molto parzialmente mitigata dall'esito elettorale di Trieste e Benevento.
Nemmeno i nuovi sindaci dell’area di centro sinistra possono definirsi eccellenti. Prima illusione.
Il solo Carlo Calenda, terzo classificato a Roma, ha presentato una idea nell'insieme innovativa di ricerca del consenso filtrata attraverso una programmazione seria nelle mani di persone capaci e corrette con sullo sfondo una carica di idealità oggi ormai smarrita in altri contesti politici. Basterà questo a far ritenere plausibile una formazione riformista che vada ad occupare il centro dello scacchiere della politica nazionale. Probabile seconda illusione.
Il PARTITO DEMOCRATICO sarà capace di guidare quanti ancora sostengono un insieme di ormai raggruppamenti che, comunque, fanno riferimento ad una sinistra moderata ed in questo come si porrà rispetto a quanto rimane dell’ormai finito “Movimento Cinque Stelle”? Qui si rischia la doppia illusione.
Le pulsazioni della società italiana nel suo insieme attuale peraltro non inducono a ritenere quest’ultima migliore della classe politica che ci rappresenta. Ogni passo positivo in questo senso avrebbe spazio infinito, a condizione che lo si sappia perseguire ed è evidenziato non soltanto in campo strettamente economico. Indipendentemente, cioè dal destino del Piano di Ripresa e Resilienza, ci auguriamo abbia fine questo clima di strisciante rifiuto totale che permea la comunità nazionale e che, forse quasi inevitabilmente, riporta a sovranismi e nazionalismi esasperati. É per battere questa condizione che la forza delle illusioni va contrastata fino in fondo. Diversamente, le parole di una destra reazionaria, non conservatrice in senso moderno, saranno destinate a prevalere ancora.
Intanto, ecco la perfetta foto di una illusione maturata: il Senato della Repubblica affossa in via pressochè definitiva il DdL Zan sulla lotta all’omotransfobia. Enrico Letta e Matteo Renzi si sono particolarmente distinti.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Tra qualche settimana si torna al voto. É un momento importante perché chiude una serie di appuntamenti elettorali che hanno visto in precedenza i cittadini di Gran Bretagna, Francia, Germania, per citare le maggiori nazioni europee, confrontarsi politicamente. É bene che ciò avvenga anche in Italia, dove, negli ultimi anni ed almeno da un mandato parlamentare la rappresentatività del popolo è risultata deficitaria, per usare un eufemismo. Al superamento di questa condizione non ha giovato l’approvazione di una nuova legge elettorale, pur resasi necessaria: tuttavia, occorre dire che il nuovo strumento elettorale che si è a maggioranza approvato era, con ogni probabilità, l’unico possibile nel frangente.
La campagna elettorale che ormai volge alla conclusione ha peraltro rappresentato il nulla.
Nessuna forza politica è stata in grado di delineare una visione d’insieme dello sviluppo sociale italiano del prossimo decennio. Abbiamo invece assistito ad un irrealizzabile elenco di promesse che affoga nella mancanza di coperture finanziarie proposto da candidati non esattamente presentabili. Abbiamo assistito persino alla nuova condizione di soggetti espulsi dalla propria formazione politica prima ancora della corsa effettiva, per non aver essi stessi rispettato regole interne legate all'obbligo di donazione. Per quanto concerne, del resto, il “Movimento Cinque Stelle” stupisce una volta di più che uno dei suoi massimi esponenti a livello nazionale abbia improvvisamente preso cappello salutando tutti in piena campagna elettorale in maniera poco edificante. Né può essere considerato molto diverso il caso di un Assessore al Comune di Salerno del Partito Democratico dimessosi perché indagato nella sua responsabilità.
La coalizione di centro destra che i sondaggi indicano come prevalente sembra, invece, inseguire se stessa ed i suoi principali esponenti in un tourbillon dove non è ancora chiaro se si sentono o meno appartenenti all'Europa. Dilemma che ci sembra molto serio, mentre non è per nulla serio riferirsi al razzismo confondendo questo con il pesante fardello del problema dell’immigrazione internazionale.
Un panorama assai desolante per il prossimo futuro.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Evidenza, Italia, Programma
Il percorso del “Ddl Cirinnà” si fa accidentato. Torniamo sul tema delle unioni civili, in discussione al Senato, per prendere atto di due situazioni politiche che potrebbero rivelarsi incontrovertibili e che riguardano le principali compagini presenti, oggi, in Italia. Focalizziamo, cioè, il nostro interesse su posizioni che analizzeremo cronologicamente.
La prima, del M5S che, dopo avere assicurato da tempo un sostegno al provvedimento di Legge in questione, non accettando forzature in termini di iter parlamentare, ha espresso, di fatto, una contrarietà inattesa. Intuito uno spiraglio attraverso il quale si coglieva il Partito Democratico in difficoltà il M5S non ha esitato a modificare la propria posizione. Intervento, anche nella proposizione all’emiciclo del Sen. Airola, legittimo ma politicamente immaturo; non si getta, infatti, alle ortiche la possibilià di contribuire a varare una importante Legge, attesa da decenni dai cittadini, significativamente innovativa ed in linea con le principali democrazie non soltanto europee per sollevare una questione procedurale che non fa più o meno improvvisamente dell’Italia un regime come i pentastellati hanno sostenuto.
Oltre a ciò, si palesa una beffa ulteriore: poiché il Partito Democratico intende ricercare sulla questione delle unioni civili una maggioranza di cui non dispone, tenta ora di riannodare un dialogo all'interno della maggioranza di governo. Guardando, per esempio, in direzione del Nuovo Centro Destra (NCD) al quale dovrà concedere la cancellazione o il rinvio ad altro provvedimento legislativo futuro della questione relativa alla “stepchild adoption”, per la quale i seguaci, pochi, di Angelino Alfano hanno, se la cosa non fosse chiara, appoggiato il “Family Day” di recente memoria.
Questo significa, tuttavia, rendere diverso il Disegno di Legge originario che verosimilmente verrà accettato perchè consente la ricomposizione della frattura tutta interna al Partito Democratico tra la posizione maggioritaria e la componente cattolico democratica.
Rimarranno ad urlare alla luna i soliti noti della improbabile “sinistra interna” (Bersani, Cuperlo, Speranza) con SEL e,nientemeno, che Stefano Fassina e qualche altro instancabile condottiero. Il M5S, se vuole, si accoderà.
Un capolavoro di ingegneria politica!
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Tralasciamo per umana pietà di parlare di quella che sarà la prossima nuova Legge sulla corruzione attesa da più di 740 giorni le cui caratteristiche salienti saranno in ogni caso diverse dall'impianto originario, e molto attenuate. Infatti potremmo perciò definire l’Italia una simildemocrazia, nel senso che. sul percorso italico, i provvedimenti legislativi faticano non poco a giungere a conclusione ed anche quando il traguardo viene tagliato si ha sempre l’impressione che il corridore ciclista stia per cadere rovinosamente a terra.
Registriamo, invece, come sia destinato a perpetuarsi l’orrendo vuoto politico e morale che mina la stessa essenza della simildemocrazia italiana impedendo ad essa di esercitare un qualsiasi altro ruolo in contesti territoriali diversi e più importanti, penso, ad esempio all’Europa. Di ciò è sicuramente responsabile la classe politica italiana del recente passato nessuno escluso, ma anche l’attuale formazione politica di maggioranza relativa del Partito Democratico non è immune da questa forma di letale contagio.
Imperversa la figura politica di Matteo Renzi a capo dell’esecutivo e massimo esponente del partito, ma, come “Forza Italia” sul versante opposto ormai in liquidazione, (i più recenti sondaggi – IPSOS PA per “Il Corriere della Sera” 5.4.2015-) ?le assegnano un modesto 13,5% dei consensi, dietro la Lega Nord lepenista di Matteo Salvini (13,7%), il P.D. si presenta oggi sconquassato al proprio interno da emergenti, nuove ed antiche vicende di corruzione e malversazione per essere cortesi, in significativa emorragia di iscritti, senza una reale rappresentatività sociale. Le preoccupazioni espresse anche recentemente per la tenuta della Ditta da parte dell’ex segretario Pierluigi Bersani hanno, si ritiene, concreto fondamento.
Il Partito Democratico manca ancora di una vera classe dirigente, successiva alla “rottamazione”: a quest’ultima operazione si è sostituito il nulla, fatta eccezione per il capo supremo, né emerge una cultura politica, senza la quale una compagine oggi comunque capace di attrarre consensi, non va da nessuna parte, perché l’adesione ad una forza politica é tale se duratura.
Potrebbe, intanto, essere l’occasione per una vera pulizia nel partito: questa necessaria operazione sfuggì al Partito Socialista di Bettino Craxi nei primi anni ottanta del Novecento e port?, con altre ragioni, alla disintegrazione. Nonostante il clima non ci sentiamo di fare grandi auguri.
ANDREA G. STORTI