di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Il 28 e 29 Giugno scorsi ci consegnano un’ Europa in chiaroscuro dopo l’ennesimo vertice europeo: evento, il cui esito, del resto, confermato in questi giorni, dopo il vertice “Ecofin”, che non ha brillato per chiarezza espositiva.
I risultati sin qui ottenuti rischiano di rappresentare l’ennesima “vittoria di Pirro”, poiché non vi è, alla base, una reale unione economica, né politica. L’unione monetaria procede, perciò, a strappi, a seconda del livello di difficoltà incontrato da ciascun Paese aderente, nella cessione di una parte della propria sovranità nazionale. Questa situazione si presenterà, temiamo, ancora per lungo tempo ed il mercato finanziario globale avrà buon gioco nel tenere sotto scacco una Unione Europea con queste attuali caratteristiche. Il percorso da compiere è, pertanto, ancora lungo ed occorrerà battersi con tenacia assoluta e strategica visione d’insieme, condizioni indispensabili per giungere, in un futuro prossimo, alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa.
Una palese dimostrazione di quanto il percorso possa essere irto di difficoltà è dato dalle singole misure adottate economicamente all'interno dei Paesi membri. La “spending review”, formalizzata in Italia, provvedimento legislativo necessario alla competitività economica, si presenta abberracciata, poco utile in questa veste, valida pressochè esclusivamente per saldo finale. Ha tutte le caratteristiche di una ulteriore manovra economica senza essere statamvarata nominalmente in quanto tale. All'interno vi si leggono, purtroppo, tagli lineari privi di significato perchè, al termine, essi, temiamo, rappresenteranno semplicemente quanto dovranno pagare i singoli cittadini in termini di mancato servizio. É il caso di parte dei tagli alla sanità, dei tagli ulteriori al pubblico impiego, dei non molto ragionati tagli all’organizzazione periferica dello Stato, in più di qualche caso incomprensibili. Peraltro non si conosce la ragione per la quale cinquanta Provincie dovrebbero continuare ad esistere e non si proceda, invece, per esempio ad accorpamenti tra Regioni. A completare il tutto, si apprende che il candidato Presidente del Consiglio per l’attuale PdL alle prossime elezioni politiche del 2013 sarà, nientemeno, che l’On. Silvio Berlusconi. Quando si dice ...la distanza dal paese reale...
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Centocinquantacinque Senatori della Repubblica hanno deciso che Mario Lusi, Senatore ex Pd, già tesoriere del disciolto partito della Margherita, sarà un detenuto della Casa Circondariale capitolina. La vicenda è nota ed il suo attuale epilogo sembra restituire anche i parlamentari alla sfera della normalità. Ma non è così. Tacendo dei precedenti, più o meno illustri, pare di dover sottolineare il cattivo odore di completo marcio che promana dalle istituzioni politiche nazionali. É evidente che nulla è cambiato dal 1992 con la sola eccezione che allora si sottraeva principalmente per il Partito di appartenenza, oggi anche e, forse, prima di tutto per sè. L’urgenza di un provvedimento legislativo a freno della corruzione politica ?e non, appare in tutta la sua evidenza, e traccheggiare ancora su di esso rappresenta una offesa ai cittadini italiani. É peraltro solare che i vertici politici della Margherita erano al corrente di buona parte dei comportamenti di Lusi, non foss’altro perché egli costituiva un esecutore e che, pertanto, dovremo attenderci ulteriori sviluppi della vicenda, è come già preannunciato. Nulla cambia.
Quanto ancora dovremo assistere una classe dirigente politica incapace di autoriformarsi, a partire dalle sue modalità di finanziamento?
Questo rimane l’interrogativo centrale. Non l’unico. Riusciranno i nostri rappresentanti a mettere insieme una legge elettorale decente, in tempi consoni??? Altra questione, a nostro avviso, dirimente, perchè se questa questione non viene considerata essenziale, nulla impedirà il permanere della attuale Legge. Il clima volge al pessimismo ed è quello stesso che si respira ultimamente in Parlamento: una sorta di ultima chiamata, del si salvi chi puù, di ultima spiaggia, perfettamente in linea con la totale impresentabilità di molti dei nostri esponenti. In questa situazione, per una volta, i Parlamentari non si sono autoassolti ed uno di loro varcher la porta di un carcere per gravi ipotesi di reato. Non è ancora un segnale positivo, finchè non si restituirà ai cittadini la possibilità di votare nuovamente, al riparo di condizioni economiche almeno decenti.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Si prende spunto da un lavoro cinematografico del 1966 di Mario Monicelli per tentare di definire l’attuale situazione che accomuna i due maggiori partiti politici oggi rappresentati nel Parlamento nazionale. Il così detto “Popolo della Libertà” è accreditato (Atlante politico – La Repubblica/3.6.2012 – Roberto Biorcio- Fabio Bordignon) del 17,4% ed in quattro anni si stima che i voti di Berlusconi e Lega siano scesi dal 45% al 22%, a fronte di una crescita esponenziale del Movimento 5 stelle (M5S). Il primo partito, il Partito Democratico è accreditato del 27,5%. Quattro elettori su dieci sono indecisi. Circa il 30% si potrebbe astenere dal recarsi al voto.
É sostanzialmente la radiografia di una possibile rivoluzione e di un fallimento insieme.
Un cambiamento ancora incompiuto, mentre il Pd e IdV non riescono ad intercettare lo sfarinamento dei partiti di centro destra. La domanda di cambiamento politico rimane molto estesa e si stima che “…circa un terzo degli elettori sostiene che, qualora si presentasse un partito “nuovo” guidato da un leader “nuovo” e “vicino alla gente” lo voterebbe “sicuramente”.
Si parte da ….quasi zero con alle spalle un fallimento di fatto dichiarato dall'attuale classe dirigente politica, nessuno escluso. Troviamo francamente patetiche le ultime prese di posizione in Parlamento dell’On. F. Cicchitto per il Pdl e dell’On. D. Franceschini per il Pd. Il primo ha lanciato il suo anatema nei confronti di chi volesse disegnare un impianto legislativo contro la corruzione degno di un Paese?civile, minacciando, di fatto, con impavida arroganza, una crisi di governo che non è né sarà all'orizzonte se non decisa dal Capo dello Stato. Purtroppo, il paladino di Berlusconi non si è ancora reso conto di parlare ormai per sè e per pochi intimi.
Il secondo, poco avvezzo alla tematica insurrezionale, considera rivoluzionario il fatto che si parli non pi? di provvedimenti legislativi “ad personam” ma di impossibilità ad essere rappresentativi in Parlamento di chicchessia, se alle prese con problemi giudiziari. Viene in mente la favola del lupo e dell’uva, tristemente nota. Attendiamo, nel frattempo, che il più grande partito dell’opposizione di oggi estragga dal suo cilindro qualche idea degna di essere ritenuta tale che non abbia a che fare con il posizionamento della nomenclatura interna.
Qualche scricchiolio si avverte invece all'interno della compagine di governo, dove appare ormai evidente che alcuni Ministri non sono all'altezza del compito (Esteri, Ambiente e Turismo, per fare un esempio). Ci auguriamo, del resto, che lo stesso Ministro del Lavoro abbia realizzato che i banchi del Governo sono molto diversi dalla cattedra universitaria.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
L’esito del voto di ballottaggio del 20 e 21 Maggio 2012 consegna alcuni inequivocabili verdetti. Una affluenza ancora in calo: 51,3; più città a sinistra; il primo capoluogo ad un “grillino”. La novità più eclatante è proprio quest’ultima: il sindaco di Parma è Federico Pizzarotti del Movimento Cinque Stelle. La città emiliana torna, di fatto, ad essere ducato, in versione pre-unitaria.
La città diviene ancora una volta laboratorio politico rispetto al nazionale ed abbandona, per un istante, il suo carico di moderatismo che sempre l’aveva contraddistinta. Il candidato del centro sinistra, Vincenzo Bernazzoli Presidente della Provincia ed espressione del potere emiliano tracciato dal Presidente della Regione Vasco Errani e dal Segretario nazionale del Partito Democratico, il piacentino Pierluigi Bersani si ferma al 39,8.
Dove non vi è una novità reale in termini di candidature, il centro sinistra non vince più. Questa la verità. Oppure, se preferiamo, dove l’area di centro sinistra intrallazza e con essa il Partito Democratico (v. Regione Sicilia), vince nientemeno che Leoluca Orlando, a Palermo. Unica eccezione il Comune di Thiene (Vicenza) 23.500 abitanti, dove il Sindaco eletto è espressione di una lista civica costituita dal Pd e dal PdL insieme per far fuori la Lega Nord, esperimento vincente ed agghiacciante allo stesso tempo. Oppure, ancora, giova ricordare l’implosione del Comune di Siena e del suo Sindaco avvitato mortalmente alla vicenda Monte Paschi.
Parma è l’esempio del possibile inizio di ciò che potremmo chiamare “terza Repubblica”. Un esponente principale realmente nuovo, PM del settore informatico e non un “culo di pietra” seduto dovunque possa capitare che disserta su improbabili condizioni politiche nuove. Una ventata di aria fresca che rigeneri un ambiente da troppo tempo chiuso in se stesso e privo di un contatto diretto con la popolazione. Una catarsi della quale i cittadini da tempo avvertono l’urgenza, ad esclusione dell’attuale classe dirigente, anche politica. Si tratta, ci auguriamo, solo di attendere facendo attenzione ai percorsi di carattere economico europeo che rimangono non unici, ma fondamentali.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Il cielo della politica italiana è ancora coperto. Il voto amministrativo esprime questa pur nuova realtà. Si è trattato di una consultazione elettorale parziale poichè ha votato circa un migliaio dei più di ottomila Comuni della penisola.
Alcune considerazioni paiono subito evidenti. L’affluenza complessiva è stata del 66,8 per cento (73,7% nel 2007, meno 6,9%). Una astensione significativa. Sorprende, soprattutto, che, per la prima volta, il fenomeno abbia riguardato anche l’area del Nord Italia. Ciò non induce affatto all'ottimismo e pone, se confermato, un serio interrogativo. Se il trend è questo, cosa ci attenderà alle elezioni politiche previste per il 2013?
Una realtà molto nuvolosa, eppure, per certi versi, solare. QUESTI PARTITI SONO FINITI. Quando si afferma questo non si è alfieri dell’antipolitica ma, purtroppo, realisti. Essi colano a picco con il loro fardello di nefandezze e ruberie d’ogni genere. Una moderna destra conservatrice in Italia non è mai esistita. Questa cartaccia chiamata PdL ancora meno. La Lega Nord (eufemismo geografico, in questo caso), persa tra le nebbie di Tirana o al sole della Tanzania volge al termine. La “questione settentrionale” rimane.
Quello che doveva essere il Partito Democratico è in flessione, e, certamente per esperienza, troverà il modo di vedere accapigliarsi la sua oligarchia sul nulla, mentre la base pazientemente attenderà non si sa che cosa. Il Grande Centro si avviluperà mille volte tristemente su se stesso cullando una patetica somiglianza con la D.C. di allora.
SEL è nata già vecchia e si colloca fuori dal tempo. nonostante gli sforzi del suo fondatore e Di Pietro ritiene evidentemente di essere ancora nel 1992, continuando a specchiarsi, nella speranza di cogliere nuove sfumature da azzeccare.
Questo il quadro desolante che emerge. Una sorta di suicidio collettivo che ha, tuttavia, nomi e cognomi. Una mancata riforma costituzionale ed istituzionale, una nuova legge elettorale che fatica e, probabilmente, al termine se mai ci sarà, assomiglierà alla precedente, modalità di finanziamento trasparenti ed efficaci, una economia dove per fare una riforma del mercato del lavoro occorrerà sentire l’usciere della porta accanto. Sono alcune esemplificazioni.
Anni addietro è stato un regista cinematografico a dare una scossa a parte della politica. Oggi un comico soffia su quel che resta dell’arena politica. Non è il loro mestiere. Fanno altro, ed è sintomatico che queste figure primeggino. L’innominato porta con sè idee nuove ed innegabili strafalcioni. Occorrerà verificare. Per l’asciutto, si sa, è buona anche la tempesta.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Salvo sorprese la corsa all'Eliseo si concluderà con il prevalere di Francois Hollande. Tutti i principali indicatori danno questo segnale. Se così sarà, non possiamo esimerci dal trarre qualche considerazione sul passaggio di Nicolas Sarkozy. Presentatosi ai francesi come l’elemento di novità della politica nazionale, egli ha perso per strada le idee guida del suo agire politico.É parzialmente riuscito nell'intento di una riforma del gollismo storico transalpino, cosa della quale vi era bisogno, a favore di qualcosa di indistinto per il quale non sarà comunque premiato. Ha, in queste ultime ore abbandonato quasi del tutto una complessiva visione politica moderata declinando principi in ossequio alla destra, dei consensi della quale avrebbe bisogno per risultare vincitore. Non sembra piacere ai francesi la sua ultima condotta “di frontiera”, che – di fatto – allontana il Paese dall'Europa. Difficile essere in disaccordo. Nicolas Sarkozy non è riuscito ad assumere un ruolo guida in Europa, nonostante tutti i tentativi. É accaduto, così come è stato nei primi anni del Novecento, che la competizione sociale ed economica con la Germania si sia risolta a favore della seconda.
Al Presidente non ancora uscente non è rimasto che accodarsi alle posizioni della Cancelliera tedesca Angela Merkel che ha imposto, in questa prima fase, una politica di esclusivo rigore economico che occorrerà rivedere, avendo come faro non già gli organismi tecnico-economici interni all'Unione, ma la Banca Europea degli investimenti.
Del resto la Francia non ha presentato in questi ultimi anni significativi risultati in termini di avanzamento sociale e, sul versante economico, gravata da un livello di disoccupazione elevato, mitigato, soltanto in parte, da un deficit di bilancio non abnorme come l’italiano.
Non ha, dunque, senso politico divenire improvvisamente sostenitore di una chiusura all'interno dei propri confini soprattutto per quanto concerne i possibili interventi in tema di immigrazione. Un simile atteggiamento sconfessa una direzione europeista oggi più che mai necessaria, nonostante l’evidente negativa congiuntura. Anche per questa ragione una importante pagina politica come “Le Monde”, uno dei maggiori quotidiani francesi, considera folle la permanenza di Sarkozy all'Eliseo.
Sette milioni di voti rappresentano l’ago della bilancia della competizione. Abbiamo ragione di ritenere che potranno risultare decisivi parte dei? circa tre milioni di voti assegnati al primo turno al candidato centrista Francois Bayrou. L’estremismo, in fondo, si staglia all'opposizione.
ANDREA G. STORTI