di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Le ultime vicende culminate con lo scioglimento del Consiglio Regionale del Lazio a seguito delle dimissioni della Presidente Polverini scuotono un disgusto non più sopportabile nei confronti della politica. Riporta lo scrivente ai tempi della DC andreottiana con i suoi Evangelisti, Sbardella, Ciarrapico, la parte, allora, di destra, si diceva. Qui il livello raggiunto è, se possibile, ancora più basso. Non dilaga soltanto la corruzione rivelando le istituzioni regionali come azionate slot machines, ma impera il peculato dei piccoli gerarchi. Del resto, se Il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio (nella foto con la Presidente della Giunta Regionale, Polverini) ha uno staff numericamente più elevato e guadagna in misura maggiore rispetto al Presidente degli Stati Uniti d’America, qualche problema c’è.
Il Lazio,la Lombardia, la Sicilia, il Piemonte, la Campania, la Sardegna e, per alcuni versi?il Veneto e l’Emilia Romagna, sono parte significativa del territorio italiano le cui Amministrazioni vengono indagate a vario titolo. Questa politica, ispirata alla corruzione è destinata ad autoalimentarsi, mentre invece occorrerebbe un grande evento capace di spazzarla via. Il ruolo e l’agire anche delle opposizioni mi appare claudicante, in alcuni casi connivente e penoso. Inoltre, con queste premesse non è certo possibile parlare di sviluppo economico.
Ma non sarebbe possibile comunque.
Stretto nella tenaglia europea, incapace, allo stato, di uscire dalla logica imperante del rigore, necessaria ma non unica, il governo Monti non ha minimamente affrontato i nodi di un possibile sviluppo economico. Numeri e situazioni lo dicono impietosamente. Una recente indagine sui consumi degli italiani (La Repubblica R2 M.Ricci- L.Grion 26 Settembre 2012) dal titolo “L’Italia in retromarcia oggi come vent'anni fa” segnala dati macroeconomici seriamente preoccupanti; per contro il livello di tassazione e le condizioni in cui versano le imprese in generale (Fiat, Alcoa e Carbosulcis, Ilva i casi del momento, più eclatanti) non inducono certamente all'ottimismo. Certo, può essere che, per altre considerazioni, il 2013 sia l’anno di uscita dal tunnel della crisi. Occorrerà vedere se all'uscita sapremo orientarci o non saremo nemmeno in grado di procedere.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
In tema di nuovo sistema elettorale, se tutto procede per il meglio il Senato della Repubblica licenzierà un testo a fine Ottobre. La nuova Legge elettorale deve essere pronta al massimo entro l’Epifania. Ma occorre un accordo di ferro tra i partiti allo scopo di rispettare ciascuna cadenzamintermedia. Ad oggi non pare proprio possibile. Abbiamo compreso che gli scogli sono essenzialmente due: il premio di maggioranza da assegnare percentualmente al primo partito o coalizione; la reintroduzione delle preferenze oppure in alternativa il disegno di nuovi, ridotti collegi elettorali. Dopodiché, le compagini politiche si acconceranno ad accettare un ritorno al sistema proporzionale, non si conosce ancora in quale misura.
La realtà è, come spesso accade, di altra natura.
Un nuovo sistema elettorale per fare che cosa?
Un nuovo governo ed un nuovo Capo dello Stato.
La partita è , dunque, più complessa e di più importanti proporzioni. Dopo una possibile mediazione estiva, poi accantonata, ed il lavoro attuale della Commissione Affari Costituzionali del Senato, occorrerebbe, senza dubbio, una accelerazione che tenga conto dei continui moniti sull'argomento proposti dal Presidente della Repubblica. Sono ben 41 le proposte di Legge per la riforma delle norme di voto che sono state depositate, nel corso degli anni, soltanto a Palazzo Madama e la Legge di riforma elettorale attualmente in vigore è ormai datata 2005. Quest’ultima non piace a nessuno, tutti sostengono che la parola va restituita effettivamente agli elettori, eppure il rischio di un “Porcellum, seconda edizione” è alquanto concreto. L’unica via d’uscita effettiva è un Mattarellum – bis come ”forzatura” che sembra ormai necessaria. Un decreto Legge in materia elettorale che consenta una consultazione elettorale degna d’un Paese civile?
Sì, se il Parlamento non sa o non è capace di fare il suo lavoro.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
É noto come in Italia spesso l’indignazione dura lo spazio di un mattino. Il puntuale esempio ha riguardato l’ormai annosa questione del finanziamento pubblico ai partiti. Questi ultimi dovevano ricevere per il solo anno 2012 (scadenza Luglio) 182 milioni complessivi di rimborso, sulla base della normativa in vigore. Dopo una generale levata di scudi, si ipotizzava di destinare la somma ai cittadini terremotati dell’Emilia. Nel frattempo alcuni partiti politici avevano dichiarato la propria disponibilità a rinunciare, in tutto o in parte, alla tranche di finanziamento pubblico in coincidenza con la politica di sacrifici chiesta dal Governo ai comuni cittadini, nel Novembre 2011. Esaurito questo afflato solidaristico, il premier Mario Monti incarica una commissione presieduta da Giuliano Amato di elaborare una proposta di revisione della Legge sul finanziamento pubblico ai partiti, da presentare successivamente sotto forma di disegno di Legge, oggi basata su di un sistema di rimborsi, poi rivelatisi decisamente irreali. Poi, per un significativo periodo, più nulla.
Il 5 Luglio il Senato approva il ddl che riduce i contributi pubblici ai partiti e prevede bilanci trasparenti da sottoporre al vaglio di un soggetto terzo, esterno alla forza politica. Nel 2012 i partiti riceveranno complessivamente in rimborsi elettorali, 91 milioni di Euro.
É del 1 Settembre la notizia che sono state raccolte le firme per una proposta di Legge di iniziativa popolare nota come proposta Capaldo, economista, Presidente dell’associazione Amici dell’Istituto Sturzo che ha curato l’iniziativa, la quale prevede che ai partiti possono derivare soltanto contributi di privati cittadini sino a 2.000 Euro defiscalizzati al 95%. Mi parrebbe un buon inizio.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Il prossimo 12 Settembre riaprono le scuole italiane di ogni ordine e grado. Poiché giunge l’eco degli ennesimi proclami dell’ennesimo Ministro, è forse opportuno tentare di fare il punto della situazione generale. Quattro i momenti centrali che vanno osservati: le strutture, i dirigenti scolastici, i docenti, il costo della scuola per le famiglie. Per quanto concerne le strutture scolastiche vi è l’urgente necessità di intervento sulle stesse; sono sufficienti alcuni dati: il 36% degli edifici scolastici italiani ha bisogno di manutenzioni urgenti; soltanto nel 58% degli edifici sono presenti le certificazioni di agibilità; il 10,14% degli edifici è costruito secondo criteri antisismici; vengono stanziati 12o milioni l’anno ca. per il fondo di funzionamento di tutta la scuola italiana (Rapporto Ecosistema Legambiente 2011). Ogni commento è superfluo ed una riforma scolastica che possa definirsi seria comincia da qui.
Occorre, poi, anche in questo caso, ridisegnare il sistema di selezione e valutazione della classe dirigente. Abbiamo ragione di ritenere che l’attuale iter sarà, in autunno, sepolto e spazzato via da una valanga di ricorsi e, pertanto, anche questa è urgenza che si ripropone. Certamente possiamo dire di aver conosciuto l’istituto della reggenza.
Anche quest’anno, al 31 Agosto, ci sono, inoltre, circa 50mila docenti supplenti in attesa di conoscere il proprio destino. Da ormai molti anni fucina di precariato, la scuola italiana non ha saputo, spesso consapevolmente, superare questa situazione divenuta endemica e destinata, in queste condizioni, soltanto a riprodursi fatalmente. Assunzioni per concorso, senza che i soggetti si abbrutiscano in lunghissime graduatorie a scorrimento, anno dopo anno. Certo, a condizione che essi siano proposti a cadenza rigidamente biennale. É noto come il prossimo concorso per docenti (Settembre 2012) avrà inizio dopo che il precedente fu bandito e svolto nel 1999.
Ogni famiglia spenderà quest’anno, mediamente, 100 euro in più rispetto al 2011 per mandare i propri figli a scuola (Fonte: Codacons 2012). L’era multimediale che, giustamente, ha mandato in soffitta il cartaceo, per ora produce l’effetto contrario. Anche gli strumenti scolastici innovativi segnano il passo. A che serve il registro elettronico (risparmio presunto annuo per la scuola italiana: 10 Milioni di Euro) se poi il registro di carta rimane in uso?
E le nuove politiche dell’istruzione?
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Facciamo il punto sul possibile scenario generale politico per l’Italia di Settembre 2012. Non ancora del tutto superata l’eventualità, in sè remota, di nuove elezioni per Novembre di quest’anno. É noto che parte consistente del Popolo delle Libertà attuale si situa favorevolmente a questa ipotesi; con loro una parte non assolutamente significativa del Pd e le compagini oggi all'opposizione.
I tempi tecnici in teoria ci sono, a patto di chiudere con una nuova legge elettorale entro Settembre; in quel caso il Capo dello Stato non precluderebbe la via ad una consultazione anticipata. Ma il palco, piuttosto traballante, rischia di crollare miseramente proprio però una non intesa sulla nuova Legge elettorale, che se arriverà sarà sul filo di lana come si addice magnificamente ai nostri politici. Poiché si procede molto lentamente e con passo decisamente incerto, è possibile un naufragio nelle vicinanze della terra.
Stando alla bozza di accordo non ancora presentata da alcuna forza politica, un elemento balza tuttavia all'occhio: si tratta indubitabilmente di un ritorno al sistema proporzionale; come a dire che in Italia il vento del maggioritario è spirato per qualche anno per poi soccombere nuovamente. E la cosa è di una tristezza infinita.
Così come perde forza il vento dell”Europa. Le ultime prese di posizione della Germania in tema di contenimento dell’effetto spread e relative alla condizione della Grecia non autorizzano alcun segnale positivo. I cittadini ellenici hanno compreso che una volta usciti dalla moneta unica non saranno nessuno e, pertanto, non hanno?alternativa al rigoroso rispetto degli impegni finanziari presi.La Germania dovrebbe altresì comprendere che non può dirsi Europa da sola, e che la strada verso un futuro migliore in senso europeo non coincide esclusivamente con il termine rigore, per lo più in senso assoluto. Il ruolo dell’Italia, accresciuto nel tempo in Europa per merito di Mario Monti, così come è invece andato perdendosi a livello interno,di spingere nella direzione di un maggiore equilibrio di poteri tra gli Stati aderenti all'Unione Europea e nell'ambito di ciascun territorio nazionale attraverso una più marcata progressiva cessione di sovranità. Una scommessa che deve ancora essere vinta.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Vorremmo evitare, qualora i maggiori partiti politici italiani sottoscrivano un accordo in materia elettorale, che si trattasse di un pasticcio molto simile alla precedente Legge. Pertanto,
- SISTEMA MISTO (70% COLLEGI UNINOMINALI – 30% LISTE PROPORZIONALI);
- INDIVIDUAZIONE DI NUOVI COLLEGI ELETTORALI DI PIU’ RIDOTTE DIMENSIONI;
- “SOGLIA DI SBARRAMENTO” AL 4% PER ENTRAMBI I RAMI DEL PARLAMENTO, IN ENTRATA PER CIASCUNA FORZA POLITICA;
- ISTITUZIONE DI UN “PREMIO DI MAGGIORANZA” PER ENTRAMBI I RAMI DEL PARLAMENTO? PER LA COALIZIONE RISULTATA VINCITRICE.
Queste le quattro condizioni minimali che riteniamo propedeutiche ad una nuova disciplina elettorale all’altezza di un Paese civile ed europeo.