Sotto una pioggia di banconote false

Sotto una pioggia di banconote false

La riapertura del Parlamento nazionale coincide, per l’ennesima volta, con furibonde contestazioni. Ne sono protagonisti gli esponenti dell’opposizione politica che evidenziano la presentazione da parte della maggioranza di una apparentemente futile correzione di un dispositivo di Legge già approvato dalla competente Commissione. La materia è, tuttavia, assai delicata e riguarda, sia pure non espressamente, il finanziamento pubblico dei partiti. Questione annosa che, ricordiamo, già chiuse un’epoca della politica italiana, la cosiddetta “prima Repubblica” nell'ormai lontano 1992. A distanza di più di vent'anni non riusciamo, invece, a chiudere definitivamente questa pessima parentesi. Infatti, in tempi più recenti una consultazione popolare referendaria stabilì che il finanziamento pubblico della politica non potesse più avvenire. Ha trovato, poi, spazio l’espediente, poiché di questo si tratta, del finanziamento espresso sotto forma di rimborso elettorale il cui livello ha toccato vette impensabili. Sulla spinta dell’indignazione popolare si è giunti successivamente ad un provvedimento che in senso progressivo cancella ogni forma di finanziamento pubblico, mantenendo l’eventualità di donazioni individuali e certificate da parte dei cittadini. É evidente che quest’ultima posizione ha notevolmente ridotto la consistenza economico-finanziaria a disposizione di ogni raggruppamento politico, fatta eccezione per il “Movimento 5 Stelle”, che, com'è noto, non si avvale di corresponsione pubblica. Il provvedimento legislativo approvato che dovrà, ora, passare al vaglio del Senato consente ai partiti politici di intascare complessivamente 45,5, milioni di euro; ad aggravare lo stato delle cose si è stabilito che soltanto i dipendenti dei partiti potranno fruire di una forma di cassa integrazione straordinaria, in controtendenza rispetto alla rimanente parte dei cittadini che si sono visti privare del lavoro in questi ultimi anni. Al di là di artificiose contrapposizioni politiche, pare oltremodo difficile accettare questa nuova situazione che si sta venendo a creare. Se si continua a parlare di privilegi di casta e disaffezione dalla politica forse qualche ragione sussiste. ANDREA G. STORTI
In quest’ultimo tratto di agosto

In quest’ultimo tratto di agosto

L’ultimo scorcio d’Agosto ci consegna una immagine del maggiore partito politico nel contesto nazionale, difficile, per usare un eufemismo. Le sue ultime vicende ruotano attorno a qualcosa di magmatico ed, al tempo stesso, inquietante. Andiamo con ordine: da un lato si permette, per l’ennesima volta una sostanziale impunità ad un parlamentare di area governativa, il Sen. Azzollini -NCD-. Evitiamo di ricadere nell'ennesima polemica tra garantisti e giustizialisti. Non è questo il punto. L’attuale Parlamento, ancorché di nominati, avrebbe, da tempo, dovuto legiferare in materia di autorizzazioni a procedere, a nostro avviso nel senso di togliere questa potestà all'assemblea legislativa lasciando che la Magistratura compia il suo corso. Evidentemente, non siamo in grado di assumere questa regola come fondante ed indiscutibile del nostro ordinamento. Quando ciò avverrà sarà, riteniamo, sempre troppo tardi rispetto ad una dimensione civile e moderna. Per altro versante il Partito Democratico si segnala per una improvvida ed oltremodo negativa presenza ai vertici di due istituzioni di fondamentale importanza nel contesto nazionale: l’Assemblea Regionale Siciliana e Roma Capitale. Nel primo caso risulta ormai evidente l’inadeguatezza del suo Presidente, il quale dopo aver cambiato, in un relativo arco di tempo, i suoi Assessori così come si rinnova un capo d’abbigliamento, rivendica la propria autonomia eludendo la condizione di rappresentare una area geografica facente parte del territorio italiano, almeno ad oggi. Oseremmo pensare che la parola debba tornare agli elettori. Non molto lontana da questa conclusione nonostante la diversa oggettività derivata dall'impatto internazionale e dalla necessaria programmazione dei grandi prossimi eventi, la condizione del Partito Democratico di Roma. In questo caso si è toccato il fondo più assoluto. Nonostante la promessa di interventi riparatori abbiamo ancora una volta sperimentato come una certa idea di politica possa coincidere esclusivamente con la voce verbale arraffare e che null'altro abbia valore se non il personale accumulo di denaro. C’è, ed esiste, tuttavia, una Italia diversa che, nauseata da tutto questo, chiede, invece, e semplicemente prima di tutto onestà e correttezza. ANDREA G. STORTI  
Pianto greco?

Pianto greco?

Nella serata di domenica conosceremo l’esito della consultazione referendaria con la quale il popolo greco si esprimerà – di fatto – sulla praticabilità delle misure economiche previste per un primo rientro del debito contratto dalla nazione ellenica nei confronti dell’Unione Europea. Una prima annotazione “tecnica”: si tratta – in tutta evidenza – di una consultazione pressochè virtuale, in quanto la materia che il quesito sottende non rappresenta l’ultima ed aggiornata sintesi delle posizioni emerse dai soggetti protagonisti. Conosciamo, cioè, che èdiversa la realtà odierna, effettiva. Già questo non ci sembra positivo anche se alla fine risulterà ininfluente rispetto alla portata dell’intera questione. Un secondo aspetto, pesante come un macigno, è dettato da una questione di ordine etico-morale e cioè: dopo qualche tempo ritorna di estrema attualità la condizione per cui l’economia sembra dover prevalere su tutti gli altri aspetti della nostra esistenza: ad avviso di chi scrive non potrà mai essere così, e qualora ci si avvicini a questo “traguardo” le ripercussioni saranno soltanto negative. L’immagine di persone in fila al bancomat tra incomprensioni e spintoni è di per sé raggelante. Terza osservazione: il conto della crisi greca si aggira attorno ai 300 miliardi di euro; vale a dire cinque salvataggi in soli sei anni con un debito stimato nel 2011 ?in 355 miliardi/euro, dopo le carte false presentate dal governo di Atene al momento dell’entrata a far parte della moneta unica, condizione assolutamente voluta, in primo luogo,dai governi socialista e, poi, moderato della Grecia. Ultimo appunto, ma importante e si può affermare decisivo: l’Unione Europea ha giocato questa partita in modo a dir poco dilettantesco: ha seguito la Germania nella sua cecità rigorista, poiché la sola politica di austerità produce, come abbiamo visto, soltanto disastri dai quali fatichiamo ad uscire. I governanti teutonici perseguono, in realtà, anche un fine politico che è quello di far fuori il governo greco di “Siryza” impersonato da Alexis Szipras e trattare invece, poi, con altro esecutivo. Una nota a margine: soltanto il nostro piccolissimo Presidente del Consiglio Matteo Renzi può ritenere la scelta della consultazione referendaria un errore politico: da grande statista qual’è si è quasi immediatamente accodato, con umiltà, a Frau Merkel. ANDREA G. STORTI
Un primo scricchiolio

Un primo scricchiolio

I risultati delle recenti elezioni regionali consegnano alcuni verdetti con scarse possibilità di appello. Comunque il Partito Democratico risulta vincitore, in quanto il numero dei governi acquisiti è significativo. Che sia cinque a due o sei a uno poco importa ai fini strettamente politici. Forse, tuttavia, il governo Renzi potrebbe scricchiolare, ma non si può parlare di una sconfitta del Presidente del Consiglio. Peraltro le caratteristiche con cui, ancora una volta, si segnala la minoranza del maggiore partito italiano permangono negative sia in termini di proposta politica, pressoché inesistente, come di immagine.Del resto quando un partito arriva alle carte bollate, come nel caso Bindi – De Luca, non è mai un bel segnale. Come c’era da attendersi scompare, di fatto, “Forza Italia” a favore di una “Lega Nord” sempre più spostata a destra dell’asse politico. Che questo significhi una nuova leadership di Matteo Salvini è assolutamente presto per dirlo e non è in ogni caso augurabile. Permengono forti dubbi sulla capacità dell’area di centro-destra di costruire una nuova classe dirigente politica e l’obiettivo appare oggi molto lontano. I frammenti di forza politica presenti con Angelino Alfano sembrano tenere al potere allo stato puro e se dovessero muoversi potrebbero causare danni non calcolabili. Forse, qualcosa di apprezzabile potrebbe arrivare in futuro dal “Movimento Cinque Stelle” ma questo risultato sarà ottenuto nella misura in cui il peso interno del fondatore del movimento sarà meno rilevante. Dal punto di vista territoriale è comunque chiaro come l’area politica di centro-sinistra sia, a livello di Regioni, decisamente maggioritaria: ciò dovrebbe tradursi in un positivo effetto su di un governo che si presupporrebbe qualitativo. Le ragioni per cui questo risultato è ancora atteso sono dovute al fatto che la compagine del Partito Democratico è strettamente dipendente dalla figura del Presidente del Consiglio dei Ministri. Infatti, non esiste, allo stato attuale, un gruppo dirigente d’insieme che si possa definire tale ed abbiamo ragione di ritenere che in questo senso l’attesa sarà ancora molto lunga, se non disperata. Attendiamo che almeno il governo europeo sappia realmente interpretare i bisogni dei cittadini. ANDREA G. STORTI
Dai Monti al Tirolo

Dai Monti al Tirolo

Come accennava un vecchio “refrain” pubblicitario dal Trentino Alto Adige arriva una sentenza politica che, poiché abbiamo ragione di ritenere troverà conferma alle Regionali prossime, rappresenterà il definitivo oblio di “Forza Italia”: IL 4% dei consensi di cittadini alto atesini ed italiani in una elezione amministrativa rappresentano un esito disarmante e privo di appello per chiunque. É sin troppo facile andare con la mente alla discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994 ed al facile entusiasmo, giustificato o meno, che questa iniziativa provocò, ma giova forse ricordare il carattere per molti versi principale della stessa: quella “antipolitica” che, più tardi, l’ex Cavaliere si troverà a rimproverare ad altri suoi antagonisti. La caduta del 1996 e la ripresa del 1998, la ferrea alleanza con Umberto Bossi, la fuga di Pierferdinando Casini prima, la successiva cacciata di Gianfranco Fini, ?sino a giungere all'attuale oscuramento di un più modesto oppositore interno, Gianfranco Fitto, che non lascia presagire nulla di buono, indipendentemente dalla volontà dei singoli attori. In mezzo la nascita del”Popolo della Libertà”, dal predellino di una automobile a Milano - oggi invece da una banalissima pedana è caduto, nel corso della ripresa dei tour elettorali dopo una assenza sancita dai propri guai giudiziari -, la granitica convinzione che soltanto la sua presenza possa funzionare da catalizzatore di espressioni di voto a favore dell’area di centro-destra. La realtà sembra lì a dimostrare che oggi non è più così e, tutto sommato in un breve arco di tempo, non ipotizzabile prima. L’area politica avversa, il centro-sinistra, ha,suo malgrado, avviato in politica un significativo ricambio: uno dei non molti meriti di Matteo Renzi è quello di aver relegato a sbiaditi ricordi la presenza ed espressione di potere politico di D’Alema, Veltroni, Fassino, Letta, Bindi, Epifani, Marini e compagnia dicendo. Non da ultimo, l’insieme di coloro i quali, senza distinzione di partito, hanno accompagnato Berlusconi lungo tutto il suo percorso stabilendone le connivenze, ha permesso ad un ormai ex comico di creare un movimento che è divenuto, in breve, la seconda forza politica del Paese. La figura di statista di Silvio Berlusconi ha reso possibile, non da solo, tutto questo. Ci auguriamo semplicemente che non ceda mai l’A.C. Milan o le sue altre aziende. Rappresentano la garanzia, a dispetto dell’età, di tenerlo occupato. ANDREA G. STORTI
Dieci anni dopo

Dieci anni dopo

Dopo ben 10 anni va in soffitta la Legge elettorale nota come “Porcellum”. Nell'attesa della firma del Capo dello Stato, la notizia potrebbe suonare come sensazionale se non si fosse obbligati alle considerazioni che seguono. Dal punto di vista del metodo siamo allo zero assoluto. Il Presidente del Consiglio in carica è ricorso alla fiducia allo scopo di silenziare le voci contrastanti. L’opposizione ha disertato il voto finale espresso, a favore del provvedimento, da 334 deputati. La larga condivisione, ammesso che fosse cercata e ritenuta un evento positivo, è rimasta una chimera; l’opposizione interna al Partito Democratico ha raccolto un risultato qualunque, oltreché privo di carattere (45 – 50, al massimo 70 democratici), “Forza Italia” è riuscita ancora una volta a distinguersi per autolesionismo politico. Nel merito non si può che esprimere una contrarietà complessiva alla Legge approvata poiché è evidente che essa è ritagliata a misura di premier non potendo o non avendo ritenuto di puntare ad una forma presidenzialista o semipresidenzialista della Repubblica. Si allarga a dismisura il potere del Presidente del Consiglio dei Ministri e si condanna il Parlamento ad un ruolo pressoché notarile a rimorchio dell’esecutivo. Permangono forti dubbi di costituzionalità del provvedimento relativamente all'assegnazione di un premio di maggioranza che dovrebbe trovare giustificazione nella governabilità e che, a modesto avviso di chi scrive, si acquista, invece, con il proliferare dei consensi. Certamente, nella serata che segue le elezioni conosceremo il nome di un vincitore certo ma, per esempio, nel 1994 (introduzione del “Mattarellum”) e nel 1996 i vincitori non si chiamarono, rispettivamente, Silvio Berlusconi e Romano Prodi? Alla fine, sono gli uomini che fanno (anche) la politica, senza per questo prendere la parte di nessuno. Rimane l’amara constatazione che soltanto in Italia si impiegano dieci anni per varare un nuovo sistema elettorale e che se questi fossero i tempi della società il suo progredire rimarrebbe soltanto un pallido auspicio. ANDREA G. STORTI