di Andrea G. Storti | Documenti, Evidenza, Italia, Programma
Il percorso del “Ddl Cirinnà” si fa accidentato. Torniamo sul tema delle unioni civili, in discussione al Senato, per prendere atto di due situazioni politiche che potrebbero rivelarsi incontrovertibili e che riguardano le principali compagini presenti, oggi, in Italia. Focalizziamo, cioè, il nostro interesse su posizioni che analizzeremo cronologicamente.
La prima, del M5S che, dopo avere assicurato da tempo un sostegno al provvedimento di Legge in questione, non accettando forzature in termini di iter parlamentare, ha espresso, di fatto, una contrarietà inattesa. Intuito uno spiraglio attraverso il quale si coglieva il Partito Democratico in difficoltà il M5S non ha esitato a modificare la propria posizione. Intervento, anche nella proposizione all’emiciclo del Sen. Airola, legittimo ma politicamente immaturo; non si getta, infatti, alle ortiche la possibilià di contribuire a varare una importante Legge, attesa da decenni dai cittadini, significativamente innovativa ed in linea con le principali democrazie non soltanto europee per sollevare una questione procedurale che non fa più o meno improvvisamente dell’Italia un regime come i pentastellati hanno sostenuto.
Oltre a ciò, si palesa una beffa ulteriore: poiché il Partito Democratico intende ricercare sulla questione delle unioni civili una maggioranza di cui non dispone, tenta ora di riannodare un dialogo all'interno della maggioranza di governo. Guardando, per esempio, in direzione del Nuovo Centro Destra (NCD) al quale dovrà concedere la cancellazione o il rinvio ad altro provvedimento legislativo futuro della questione relativa alla “stepchild adoption”, per la quale i seguaci, pochi, di Angelino Alfano hanno, se la cosa non fosse chiara, appoggiato il “Family Day” di recente memoria.
Questo significa, tuttavia, rendere diverso il Disegno di Legge originario che verosimilmente verrà accettato perchè consente la ricomposizione della frattura tutta interna al Partito Democratico tra la posizione maggioritaria e la componente cattolico democratica.
Rimarranno ad urlare alla luna i soliti noti della improbabile “sinistra interna” (Bersani, Cuperlo, Speranza) con SEL e,nientemeno, che Stefano Fassina e qualche altro instancabile condottiero. Il M5S, se vuole, si accoderà.
Un capolavoro di ingegneria politica!
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
I primi passi del 2016 della politica italiana sono caratterizzati da alcune questioni di rilevante importanza, la prima delle quali riguarda l’approdo finale del provvedimento legislativo in tema di unioni civili. Questione, si direbbe, antica se si pensa che il primo tentativo di legiferare in materia in Italia risale alla prima parte degli anni ottanta del novecento a firma Agata Alma Cappiello parlamentare del P.S.I. Da allora si sono succeduti vari tentativi tutti miseramente naufragati sotto i colpi delle componenti cattoliche delle formazioni politiche esistenti che hanno relegato la nostra Nazione ad un ruolo “da terzo mondo”, in senso non spregiativo, per quanto concerne il tema dei diritti civili più in generale. Oggi i tempi sembrano maturi ma, considerate le precedenti esperienze, occorre, forse, molta prudenza. Infatti, a complicare la situazione, alcune posizioni cattoliche intransigenti hanno permesso che il tema, già di per sè complesso delle unioni e dei diritti e doveri conseguenti incrociasse la questione della procreazione medicalmente assistita che come, invece, dovrebbe essere noto, è disciplinata dalla Legge 40 del 2004. Ecco, quindi, comparire la questione cosi detta “dell’utero in affitto” che, cattolici improbabilmente democratici hanno sollevato anche per il caso in cui soggetti potenzialmente interessati si possano o meno rivolgere all'estero.
Si è, purtroppo, spettatori di un insieme di contraddizioni la più evidente delle quali è la seguente: anche chi è acerrimo sostenitore della famiglia tradizionale in senso lato, si ostina, in realtà, soprattutto a negare posizioni diverse e questo può soltanto produrre una condizione di stallo dalla quale bisognerà uscire. É per questo che bisognerebbe guardare in forma critica ed al tempo stesso lineare alle precedenti esperienze legislative in ambito europeo. Ancora, vorremmo ricordare che il diritto civile è prima di tutto prerogativa di uno Stato laico e che quindi forme di ingerenza, pur se storiche, andrebbero almeno non sostenute. In questo senso pare opportuno che sia lasciata a ciascun parlamentare la “libertà di coscienza” in occasione di quello che sarà il voto finale.
La proponente del disegno di Legge si è già distinta per coraggio politico, merce sempre più rara.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Molto diversa e l’attuale condizione della Spagna all'indomani delle elezioni politiche. É tuttavia possibile cogliere una o più analogie che riguardano il campo ?della destra moderata. Nella nazione iberica si afferma come primo partito il PPE del premier uscente Mariano Rajoy con il 28.7 % dei consensi. I conservatori sono cioè primi ma isolati e la loro è una affermazione insufficiente e gravida di problemi. Il PPE ha vinto e perso allo stesso tempo. Sembra non avere alternative un governo che sia basato sulla astensione della giovane formazione “Ciudadanos”, poiché né i Socialisti né “Podemos”, vera forza emergente della nazione, hanno dichiarato la loro disponibilità sulla strada di una coalizione che si presenterebbe comunque problematica perché invisa alle rispettive basi di consenso. Si può, invece, con certezza parlare della fine del bipartitismo iniziato nell'ormai lontano 1982, perché mentre deludono i liberal centristi di Albert Rivera vicini a Rajoy, si afferma Podemos” di Pablo Iglesias caratterizzata da una spinta antisistema e capace di raccogliere l’enorme scontento dovuto alla crisi economica, fomentata della politica dell’Unione Europea. In linea puramente teorica sarebbe anche possibile una coalizione formata da un cartello delle forze di sinistra, ipotesi che appare peraltro poco percorribile. Il PSOE del nuovo segretario Sanchez si conferma comunque come importante forza politica e, soprattutto, riesce con il 22,1 % dei consensi ad evitare il temuto sorpasso di “Podemos” (20,6) il cui risultato pi? eclatante e, per molti versi, sorprendente è rappresentato dal secondo posto nella capitale, dietro il PPE.
Si tratta comunque di una decisa rottura con il passato, alimentata in questo caso dalla condizione per cui la monarchia spagnola di Felipe VI dovrà esercitare un ruolo fortemente attivo e non pi? notarile come accaduto con il padre, ad eccezione dei primi anni della democrazia post franchista.
Il bipolarismo morto nelle urne potrebbe nuovamente rifluire nelle segreterie dei principali partiti poiché il PPE e “Ciudadanos” non raggiungono comunque la soglia di una maggioranza. Ed ecco riaffacciarsi una similitudine con la situazione francese: un patto di legislatura popolari-socialisti con la benedizione esterna della Germania di Angela Merkel. Occorre chiedersi se questa ipotesi possa crescere ed acquisire spazio nell'interesse dell’Europa: ma quale Europa?
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Fine d’anno elettorale in Francia e Spagna. Nel primo caso ci sembrerebbe di dover brindare allo scampato pericolo. In realtà non è così. La sonante vittoria di Marine Le Pen e del suo Front National al primo turno delle amministrative non si è ripetuta ai ballottaggi e, pertanto, nessuna regione è andata alla Destra. Ai “Rèpublicains” di Sarkozy sono andate 7 Regioni, 5 ai Socialisti. Per i primi si tratta tuttavia di un mancato trionfo: basti dire che due tra i nuovi governatori della destra hanno vinto con i voti della gauche. Pertanto, i vertici della destra moderata saranno azzerati a partire da Gennaio 2016 per questioni politiche di fondo rispetto alla linea ufficiale sin qui tenuta. Non è dunque un evento casuale che la vicepresidente del partito, Natalie Kosciusco Morizet sia stata destituita dal ruolo per aver assunto una posizione duramente critica rispetto alla linea della compagine. A 18 mesi dalle Presidenziali la lotta per la leadership della destra si può dire iniziata. Segnaliamo un nome nuovo: Valèrie Pecresse che ha strappato l’Ile de France, ormai non più storica roccaforte della sinistra. La destra di Sarkozy, logorato ed oggi poco efficace in senso comunicativo, oscilla tra l’abbandono della tradizione gollista e la centralizzazione del partito, obiettivo ?tuttavia inseguito anche dai socialisti. In quest’ultimo campo la premiership di Manuel Valls appare,nonostante tutto, consolidata e la ricandidatura di Francois Hollande non è più contestata dopo il parziale recupero di consensi elettorali, dovuto principalmente alle ultime scelte azzeccate in tema di politica estera e per la sicurezza interna. Potrebbe accadere che ciò che oggi ha rappresentato uno stato di necessità – il contenere l’ascesa lepenista – diventi, domani, un laboratorio di sperimentazione politica.
In questo contesto complessivo si tratta poi di appurare quale sarà l’atteggiamento della Francia all'interno delle istituzioni europee. Rimango della convinzione che un sapiente e non scontato asse con l’Italia possa assicurare buoni frutti. Di questo ci occuperemo pi? avanti.
(Fine Prima parte)
ANDREA G.STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
La vicenda politica di Ignazio Marino sembra fatalmente destinata al capolinea. Eletto sindaco con il 69 per cento circa delle preferenze degli elettori, dopo un periodo trascorso all'interno della minoranza del Partito Democratico, per la cui componente fu anche candidato segretario, cade da primo cittadino della città eterna per una vicenda legata a rimborsi spese, forse istituzionali, e poco altro.
É infatti, sotto gli occhi di tutti il reale problema di Roma: un livello di corruzione anche mafiosa che ne ha minato le istituzioni. In particolare ci sembra di dover sottolineare:
- al centro del negativo, perverso sistema tra politica ed affari emerso, sta proprio il Partito Democratico di Roma e, nel suo insieme, nazionale;
- è evidente l’ormai cronica incapacità del sistema politico nazionale di costruire una nuova classe dirigente, anche per quanto concerne gli scenari locali ed il partito di maggioranza relativa è sempre più dipendente dalla figura del suo segretario;
- la giunta Marino aveva iniziato a muovere qualche passo nella rimozione di una politica delle tangenti e della malversazione nella Capitale, ma è mancato il sostegno del Partito di riferimento;
- è ormai solo tradizionale la distinzione tra destra e sinistra politica, soprattutto per quanto concerne i fenomeni di malcostume che sono diffusi e trasversali.
Ci attende un periodo in cui il governo di Roma sarà affidato ad una figura di commissario cui spetterà il compito di traghettare la città a nuove elezioni, da tenersi, presumibilmente, la primavera prossima. Nel frattempo, ad ottobre avrà inizio l’anno giubilare della Chiesa Cattolica, con il carico di ulteriori problemi che esso comporterà a causa del previsto arrivo di un elevato numero di pellegrini.
Tuttavia, non si vede come questa politica possa essere capace di riformare se stessa e si ha, pertanto, ragione di ritenere che l’esito della consultazione elettorale possa avere carattere traumatico. Rimane da sciogliere il nodo di chi parteciperà alla prevista competizione e se quest’ultima vedrà scendere nell'agone politico anche il sindaco uscente con il suo fardello carico di volontà di rivalsa.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
La Grecia si accompagnerà al destino dell’Europa? L’interrogativo rimane dopo la pena infinita che ha caratterizzato la vicenda ellenica nell'ultimo scorcio d’estate. Lo si afferma andando con le immagini ed il pensiero alla desolante figura delle nostre istituzioni continentali incapaci di assumere una posizione diversa dal rigore economico fine a se stesso e temporaneamente chiusa con un nuovo prestito ingente, senza aver messo sostanzialmente mano alla ristrutturazione complessiva del debito maturato dalla Grecia nei confronti dell’Unione Europea. Questione invece, ancora oggi, a nostro avviso dirimente ed ineluttabile. Ricordiamo che Grecia è esposta nei confronti dell’Unione per 313 miliardi di euro.
L’intera vicenda dovrebbe, tuttavia, averci insegnato che non esiste soltanto il destino monetario dei popoli e che il sostantivo solidarietà conosce diverse possibili declinazioni.
Nel contesto si registrano, peraltro, anche segnali positivi. Alcuni dei principali indicatori macroeconomici greci hanno mostrato di poter invertire la tendenza assolutamente negativa sino a poco tempo fa registrata.
Sia pure permanendo una indisponibilità finanziaria di fondo da parte dei cittadini ellenici, si è probabilmente acquisita la definitiva consapevolezza che uno sfrenato ed individualistico possesso di denaro, mai versato, di fatto, in alcuna forma di partecipazione alle spese dello Stato alla distanza non porta da nessuna parte.
Ecco, dunque, due questioni apparentemente inconciliabili di carattere economico l’una; di impronta sociologica e sociale l’altra. Occorrerà saper ricercare strenuamente un punto di equilibrio, condizione essenziale per tornare a guardare con fiducia a nuovi traguardi che consentano di farci sentire definitivamente europei.
ANDREA G. STORTI