Un passo avanti nell’integrazione europea

Finalmente, è il caso di dire, il processo di integrazione europea procede. É di due giorni fa la notizia che verrà dato corso, attraverso l’impegno della BCE, ad eventuali acquisti di titoli di Stato dei Paesi aderenti all’U.E. in difficoltà economiche che ne presentino richiesta, così come sancito nell'ultimo vertice europeo di fine Giugno ’12. Esprimiamo un significativo grado di soddisfazione prima di tutto perchè questa complessa operazione è giunta in porto seguendo una condizionalità piuttosto stringente. Pare sostanzialmente infondato il timore della Germania che questi acquisti equivalgano al finanziamento dei governi stampando banconote o che gli Stati divengano BCE-dipendenti. Il malumore tedesco, se ci è consentito, ha tutt'altra connotazione di carattere politico. Si avvicina anche per la Germania una importante scadenza elettorale e l’attuale coalizione che regge il governo Merkel rischia la rottura. Da un lato l’integralista CSU, dall’altro la CDU,mattraversata da qualche venticello riformatore. La questione, in moneta sonante, è principalmente qui. Questa volta saremmo, per esempio, noi italiani a chiederci perché mai una parte pur importante dell’Europa dovrebbe farsi carico di condizioni problematiche inerenti i singoli Stati. Forse, a differenza dei teutonici, conosciamo che una situazione del genere può presentarsi sull'uscio europeo. E, pertanto, si tratta di avere sempre presente che la sovranità nazionale, in un processo di unione europea, è condizione che con il tempo bisognerà dimostrare di saper superare. É questo che ci fa dire, con Draghi. che il processo europeo è irreversibile. ANDREA G. STORTI
I partiti rubano 91 milioni di euro ai contribuenti italiani

I partiti rubano 91 milioni di euro ai contribuenti italiani

É noto come in Italia spesso l’indignazione dura lo spazio di un mattino. Il puntuale esempio ha riguardato l’ormai annosa questione del finanziamento pubblico ai partiti. Questi ultimi dovevano ricevere per il solo anno 2012 (scadenza Luglio) 182 milioni complessivi di rimborso, sulla base della normativa in vigore. Dopo una generale levata di scudi, si ipotizzava di destinare la somma ai cittadini terremotati dell’Emilia. Nel frattempo alcuni partiti politici avevano dichiarato la propria disponibilità a rinunciare, in tutto o in parte, alla tranche di finanziamento pubblico in coincidenza con la politica di sacrifici chiesta dal Governo ai comuni cittadini, nel Novembre 2011. Esaurito questo afflato solidaristico, il premier Mario Monti incarica una commissione presieduta da Giuliano Amato di elaborare una proposta di revisione della Legge sul finanziamento pubblico ai partiti, da presentare successivamente sotto forma di disegno di Legge, oggi basata su di un sistema di rimborsi, poi rivelatisi decisamente irreali. Poi, per un significativo periodo, più nulla. Il 5 Luglio il Senato approva il ddl che riduce i contributi pubblici ai partiti e prevede bilanci trasparenti da sottoporre al vaglio di un soggetto terzo, esterno alla forza politica. Nel 2012 i partiti riceveranno complessivamente in rimborsi elettorali, 91 milioni di Euro. É del 1 Settembre la notizia che sono state raccolte le firme per una proposta di Legge di iniziativa popolare nota come proposta Capaldo, economista, Presidente dell’associazione Amici dell’Istituto Sturzo che ha curato l’iniziativa, la quale prevede che ai partiti possono derivare soltanto contributi di privati cittadini sino a 2.000 Euro defiscalizzati al 95%. Mi parrebbe un buon inizio. ANDREA G. STORTI

Dove va la scuola italiana: per una nuova politica dell’istruzione

Il prossimo 12 Settembre riaprono le scuole italiane di ogni ordine e grado. Poiché giunge l’eco degli ennesimi proclami dell’ennesimo Ministro, è forse opportuno tentare di fare il punto della situazione generale. Quattro i momenti centrali che vanno osservati: le strutture, i dirigenti scolastici, i docenti, il costo della scuola per le famiglie. Per quanto concerne le strutture scolastiche vi è l’urgente necessità di intervento sulle stesse; sono sufficienti alcuni dati: il 36% degli edifici scolastici italiani ha bisogno di manutenzioni urgenti; soltanto nel 58% degli edifici sono presenti le certificazioni di agibilità; il 10,14% degli edifici è costruito secondo criteri antisismici; vengono stanziati 12o milioni l’anno ca. per il fondo di funzionamento di tutta la scuola italiana (Rapporto Ecosistema Legambiente 2011). Ogni commento è superfluo ed una riforma scolastica che possa definirsi seria comincia da qui. Occorre, poi, anche in questo caso, ridisegnare il sistema di selezione e valutazione della classe dirigente. Abbiamo ragione di ritenere che l’attuale iter sarà, in autunno, sepolto e spazzato via da una valanga di ricorsi e, pertanto, anche questa è urgenza che si ripropone. Certamente possiamo dire di aver conosciuto l’istituto della reggenza. Anche quest’anno, al 31 Agosto, ci sono, inoltre, circa 50mila docenti supplenti in attesa di conoscere il proprio destino. Da ormai molti anni fucina di precariato, la scuola italiana non ha saputo, spesso consapevolmente, superare questa situazione divenuta endemica e destinata, in queste condizioni, soltanto a riprodursi fatalmente. Assunzioni per concorso, senza che i soggetti si abbrutiscano in lunghissime graduatorie a scorrimento, anno dopo anno. Certo, a condizione che essi siano proposti a cadenza rigidamente biennale. É noto come il prossimo concorso per docenti (Settembre 2012) avrà inizio dopo che il precedente fu bandito e svolto nel 1999. Ogni famiglia spenderà quest’anno, mediamente, 100 euro in più rispetto al 2011 per mandare i propri figli a scuola (Fonte: Codacons 2012). L’era multimediale che, giustamente, ha mandato in soffitta il cartaceo, per ora produce l’effetto contrario. Anche gli strumenti scolastici innovativi segnano il passo. A che serve il registro elettronico (risparmio presunto annuo per la scuola italiana: 10 Milioni di Euro) se poi il registro di carta rimane in uso? E le nuove politiche dell’istruzione? ANDREA G. STORTI
Avanti piano, quasi indietro

Avanti piano, quasi indietro

Facciamo il punto sul possibile scenario generale politico per l’Italia di Settembre 2012. Non ancora del tutto superata l’eventualità, in sè remota, di nuove elezioni per Novembre di quest’anno. É noto che parte consistente del Popolo delle Libertà attuale si situa favorevolmente a questa ipotesi; con loro una parte non assolutamente significativa del Pd e le compagini oggi all'opposizione. I tempi tecnici in teoria ci sono, a patto di chiudere con una nuova legge elettorale entro Settembre; in quel caso il Capo dello Stato non precluderebbe la via ad una consultazione anticipata. Ma il palco, piuttosto traballante, rischia di crollare miseramente proprio però una non intesa sulla nuova Legge elettorale, che se arriverà sarà sul filo di lana come si addice magnificamente ai nostri politici. Poiché si procede molto lentamente e con passo decisamente incerto, è possibile un naufragio nelle vicinanze della terra. Stando alla bozza di accordo non ancora presentata da alcuna forza politica, un elemento balza tuttavia all'occhio: si tratta indubitabilmente di un ritorno al sistema proporzionale; come a dire che in Italia il vento del maggioritario è spirato per qualche anno per poi soccombere nuovamente. E la cosa è di una tristezza infinita. Così come perde forza il vento dell”Europa. Le ultime prese di posizione della Germania in tema di contenimento dell’effetto spread e relative alla condizione della Grecia non autorizzano alcun segnale positivo. I cittadini ellenici hanno compreso che una volta usciti dalla moneta unica non saranno nessuno e, pertanto, non hanno?alternativa al rigoroso rispetto degli impegni finanziari presi.La Germania dovrebbe altresì comprendere che non può dirsi Europa da sola, e che la strada verso un futuro migliore in senso europeo non coincide esclusivamente con il termine rigore, per lo più in senso assoluto. Il ruolo dell’Italia, accresciuto nel tempo in Europa per merito di Mario Monti, così come è invece andato perdendosi a livello interno,di spingere nella direzione di un maggiore equilibrio di poteri tra gli Stati aderenti all'Unione Europea e nell'ambito di ciascun territorio nazionale attraverso una più marcata progressiva cessione di sovranità. Una scommessa che deve ancora essere vinta. ANDREA G. STORTI

Perché non sia una nuova legge elettorale qualunque

Vorremmo evitare, qualora i maggiori partiti politici italiani sottoscrivano un accordo in materia elettorale, che si trattasse di un pasticcio molto simile alla precedente Legge. Pertanto,
  1. SISTEMA MISTO (70% COLLEGI UNINOMINALI – 30% LISTE PROPORZIONALI);
  2. INDIVIDUAZIONE DI NUOVI COLLEGI ELETTORALI DI PIU’ RIDOTTE DIMENSIONI;
  3. “SOGLIA DI SBARRAMENTO” AL 4% PER ENTRAMBI I RAMI DEL PARLAMENTO, IN ENTRATA PER CIASCUNA FORZA POLITICA;
  4. ISTITUZIONE DI UN “PREMIO DI MAGGIORANZA” PER ENTRAMBI I RAMI DEL PARLAMENTO? PER LA COALIZIONE RISULTATA VINCITRICE.
Queste le quattro condizioni minimali che riteniamo propedeutiche ad una nuova disciplina elettorale all’altezza di un Paese civile ed europeo.

Da un lato l’Europa, dall’altro la “spending review” in Italia

Il 28 e 29 Giugno scorsi ci consegnano un’ Europa in chiaroscuro dopo l’ennesimo vertice europeo: evento, il cui esito, del resto, confermato in questi giorni, dopo il vertice “Ecofin”, che non ha brillato per chiarezza espositiva. I risultati sin qui ottenuti rischiano di rappresentare l’ennesima “vittoria di Pirro”, poiché non vi è, alla base, una reale unione economica, né politica. L’unione monetaria procede, perciò, a strappi, a seconda del livello di difficoltà incontrato da ciascun Paese aderente, nella cessione di una parte della propria sovranità nazionale. Questa situazione si presenterà, temiamo, ancora per lungo tempo ed il mercato finanziario globale avrà buon gioco nel tenere sotto scacco una Unione Europea con queste attuali caratteristiche. Il percorso da compiere è, pertanto, ancora lungo ed occorrerà battersi con tenacia assoluta e strategica visione d’insieme, condizioni indispensabili per giungere, in un futuro prossimo, alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa. Una palese dimostrazione di quanto il percorso possa essere irto di difficoltà è dato dalle singole misure adottate economicamente all'interno dei Paesi membri. La “spending review”, formalizzata in Italia, provvedimento legislativo necessario alla competitività economica, si presenta abberracciata, poco utile in questa veste, valida pressochè esclusivamente per saldo finale. Ha tutte le caratteristiche di una ulteriore manovra economica senza essere statamvarata nominalmente in quanto tale. All'interno vi si leggono, purtroppo, tagli lineari privi di significato perchè, al termine, essi, temiamo, rappresenteranno semplicemente quanto dovranno pagare i singoli cittadini in termini di mancato servizio. É il caso di parte dei tagli alla sanità, dei tagli ulteriori al pubblico impiego, dei non molto ragionati tagli all’organizzazione periferica dello Stato, in più di qualche caso incomprensibili. Peraltro non si conosce la ragione per la quale cinquanta Provincie dovrebbero continuare ad esistere e non si proceda, invece, per esempio ad accorpamenti  tra Regioni. A completare il tutto, si apprende che il candidato Presidente del Consiglio per l’attuale PdL alle prossime elezioni politiche del 2013 sarà, nientemeno, che l’On. Silvio Berlusconi. Quando si dice ...la distanza dal paese reale... ANDREA G. STORTI