di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
É ormai noto e pertanto pressoché ufficiale che l’Italia tornerà al voto politico in una data tra Marzo ed inizio Aprile 2013. Di conseguenza, si è già in campagna elettorale. Al termine di questo mese si sono tenute le elezioni primarie per la leadership della compagine di centro sinistra; dei competitori di centro destra non può dirsi altrettanto, poichè essi sembrano procedere numerosi ma in ordine sparso. L’On. Silvio Berlusconi, indifferente a ciò che possono pensare i cittadini italiani, anche quelli orientati a centro destra, non ha ancora sciolto la riserva: sarà della partita? e con una nuova formazione politica ancora una volta a sua immagine e somiglianza? Attendiamo, fiduciosi la debacle finale.
Per intanto, Luca Cordero di Montezemolo presenta un rassemblemant dei moderati con l’effige di Sant'Egidio che dovrebbe raccogliere milioni e milioni di consensi, dal momento che sulla figura del “moderato” gravano impenetrabili nebbie autunnali che ne impediscono il riconoscimento, forse anche nel futuro. La massa di aderenti sarebbe poi a disposizione di Mario Monti, ancora una volta salvatore della Patria. Ne siamo,poi, così certi?
In genere la barca ha un unico timoniere. L’On. P. Casini si acconcerà ad un ruolo defilato? Pare di capire che la risposta possa essere positiva soltanto in caso di sconfitta.
Il Centro Sinistra, ma più esattamente il Partito Democratico con l’esito del primo turno delle sue primarie, ha ripreso vigore ed una qualche centralità nel dibattito politico. Ci sentiamo di suggerire, tuttavia, molta prudenza nel leggere quanto accaduto in sede di partecipazione alle primarie del centro sinistra come una forma di rinnovato interesse per la politica. Questa, ad avviso di chi scrive, non è mai mancata. Nel tempo è stato, invece, azzerato l’interessamento dei cittadini verso questi partiti politici. Quest’ultimo è soltanto molto parzialmente rivalutato alla luce dei pi? recenti avvenimenti. Il buon successo del primo cittadino di Firenze lo testimonia.
Oggi anche gli eventi della politica bruciano nel volgere di un momento. Ma, da qui ai primi mesi del 2013 è lecito attendersi ancora altre sorprese.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
É di questi giorni la notizia ufficiale che l’On. Silvio Berlusconi non si candiderà quale Presidente del Consiglio alle prossime elezioni politiche di Aprile 2013 in rappresentanza della coalizione di centro destra. Ha termine una parabola politica iniziata nel 1994 all'insegna della cultura del lavoro e dell’operosità e della conseguente ricchezza. Null'altro. Egli ha saputo vendere, in periodi diversi, ai cittadini italiani un sogno che questi ultimi hanno, a maggioranza, voluto acquistare, ritenendo che una simile stella del firmamento avrebbe indubbiamente finito per illuminare anche gli attenti discepoli. Il corso di questi lunghi diciott'anni ha detto che non è così.
Giunge, quasi contemporaneamente , una condanna in prima istanza a quattro anni di reclusione dei quali tre condonati per precedente indulto e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, per frode fiscale del gruppo Mediaset nei confronti dello Stato italiano di cui, sino a Novembre 2011, Silvio Berlusconi era Presidente del Consiglio dei Ministri.
L’ interessato a questo punto, tenta di “rovesciare il tavolo” chiamando indirettamente in causa l’attuale Governo Monti sostenendo alcune ragioni che dovrebbero portare alla crisi del Governo stesso ed alle conseguenti elezioni anticipate, ancora non si comprende con quale Legge elettorale. Peraltro si avverte indistintamente anche una forma di contrarietà all'attuale gruppo dirigente del Popolo della Libertà, tale da far ritenere che Silvio Berlusconi coltivi la sua solitudine politica.
Sembra una descrizione fumettistica, ma poiché si tratta dell’Italia, essa appartiene, purtroppo, alla realtà.
Ci asteniamo da ogni ulteriore commento.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
É ormai in pieno corso la campagna delle “primarie” per la leadership della coalizione di centro sinistra. Purtroppo, anche questa ex innovazione diviene uno stanco rito da consumarsi nelle vicinanze delle segreterie di partito. Quali le ragioni? Una prima di carattere culturale. In realtà, giungeremo alla conclusione che ognuna delle motivazioni addotte ha una chiara matrice culturale, e non potrebbe essere diversamente.
L’esercizio delle primarie si accompagna alle mature democrazie anglosassoni dove sono parte integrante della loro storia. In Italia non si ? riusciti a far passare nemmeno il concetto di maggioritario; prova ne sia che una eventuale nuova legge elettorale sarà saldamente ancorata al proporzionale, al quale si ritorna con il consenso di quasi tutti.
Sono le primarie uno strumento decisivo od utile a favorire il ricambio della classe dirigente politica? No, perché la loro regolamentazione è più un percorso ad ostacoli che una disciplina in senso lato. Rappresentano un reale momento di democrazia? In parte, perché i partecipanti vengono iscritti ad una anagrafe di partito o coalizione di essi, e gli elettori sono tenuti a versare correlativamente?un contributo finanziario, seppur simbolico.
Puntualmente, si rischia, poi,?di arenarsi perché uno dei contendenti decide, dopo aver taciuto per giorni e giorni, di ricorrere agli organismi deputati, contestando il percorso che porta alle primarie stesse. Sulla consistenza politica di tale competitore sorvoliamo per evitare di occuparci di un “parvenu” della politica, ora nazionale.
Dovrebbero, inoltre, essere spiegate ai cittadini?le ragioni per cui dei quattro contendenti (vi è da augurarsi che Laura Puppato, nonostante tutto, ci sia) tre sono già amministratori pubblici (un governatore di Regione, un Sindaco di città rilevante, una Capogruppo al Consiglio della Regione Veneto) ed uno lo sia stato a lungo nel recente passato. Delle due l’una: o amministrare pubblicamente è una passeggiata o questi signori non hanno molto di cui occuparsi, con buona pace, per esempio, dei cittadini di Firenze che del loro Sindaco conoscono il cognome ma assai poche volte hanno visto, situazione verificata personalmente in luogo. Per che cosa erano stati eletti?
Rimane, tristemente, più della sensazione che consultazioni di questo tipo abbiano, per l’Italia, la principale caratteristica di costituire un ulteriore esempio di apparato con la funzione di regolare la bagarre interna alle oligarchie di partito.Una miserevole prospettiva.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Evidenza
Quest’ultimo periodo ci consegna una situazione politica nazionale ed internazionale piuttosto fluida, in particolare per quanto concerne il secondo versante. É evidente che in questo caso l’argomento principe è, in parte, ma soprattutto sarà costituito da tutto ciò che ruota attorno alle prossime presidenziali degli Stati Uniti d’America del 6 novembre. Interessa, da vicino, capire come potrà evolvere il rapporto economico-sociale tra U.S.A. ed Europa. L’attuale situazione statunitense, in tema di possibile esito elettorale, è assolutamente incerta e l’economia potrà rivelarsi il fattore capace di far prevalere l’uno o l’altro dei due candidati. Per quanto invece concerne l’Europa essa deve rispondere ad un quesito disarmante nella sua semplicità: vogliono gli Stati più importanti intraprendere realmente il cammino verso gli Stati Uniti d’Europa o governare il declino di un insieme di nazionalità? Se la risposta è la prima, il passaggio obbligato è costituito dall'adozione di una comune politica fiscale, dall'individuazione di una istituzione monetaria con effettivo potere e conseguente possibilità di intervento sul mercato di riferimento, dalla creazione di un nuovo modello di welfare State su base europea. Agli Stati membri dev'essere chiesto un rigore economico senza deflagrare, in ultima analisi, nell'abbattimento dell’essenza democratica.
Questi passaggi non possono attendere svolte epocali ed occorre un coraggio politico senza precedenti. L’alternativa è arenarsi di fronte alla effimera maestosità di tanti piccoli campanili, il non comprendere la complessità sociale di oggi. Anche il nostro Paese deve assumere un ruolo in questo contesto dai contorni più precisi. Ad una recuperata credibilità europea non fa, tuttavia, riscontro una classe dirigente politica all'altezza del compito. Abbiamo, da tempo, smarrito il senso della nostra storia, precipitando in un buco nero di pressapochismo e cupidigia senza alcuna movenza culturale. Con gli esempi forniti da quest’ultimo tratto di strada politica affonderemmo pesantemente. La coscienza del singolo cittadino deve produrre un sussulto di energia, vitalità, passione reale. Almeno per tornare a vedere la luce evitando un amaro epilogo.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Le ultime vicende culminate con lo scioglimento del Consiglio Regionale del Lazio a seguito delle dimissioni della Presidente Polverini scuotono un disgusto non più sopportabile nei confronti della politica. Riporta lo scrivente ai tempi della DC andreottiana con i suoi Evangelisti, Sbardella, Ciarrapico, la parte, allora, di destra, si diceva. Qui il livello raggiunto è, se possibile, ancora più basso. Non dilaga soltanto la corruzione rivelando le istituzioni regionali come azionate slot machines, ma impera il peculato dei piccoli gerarchi. Del resto, se Il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio (nella foto con la Presidente della Giunta Regionale, Polverini) ha uno staff numericamente più elevato e guadagna in misura maggiore rispetto al Presidente degli Stati Uniti d’America, qualche problema c’è.
Il Lazio,la Lombardia, la Sicilia, il Piemonte, la Campania, la Sardegna e, per alcuni versi?il Veneto e l’Emilia Romagna, sono parte significativa del territorio italiano le cui Amministrazioni vengono indagate a vario titolo. Questa politica, ispirata alla corruzione è destinata ad autoalimentarsi, mentre invece occorrerebbe un grande evento capace di spazzarla via. Il ruolo e l’agire anche delle opposizioni mi appare claudicante, in alcuni casi connivente e penoso. Inoltre, con queste premesse non è certo possibile parlare di sviluppo economico.
Ma non sarebbe possibile comunque.
Stretto nella tenaglia europea, incapace, allo stato, di uscire dalla logica imperante del rigore, necessaria ma non unica, il governo Monti non ha minimamente affrontato i nodi di un possibile sviluppo economico. Numeri e situazioni lo dicono impietosamente. Una recente indagine sui consumi degli italiani (La Repubblica R2 M.Ricci- L.Grion 26 Settembre 2012) dal titolo “L’Italia in retromarcia oggi come vent'anni fa” segnala dati macroeconomici seriamente preoccupanti; per contro il livello di tassazione e le condizioni in cui versano le imprese in generale (Fiat, Alcoa e Carbosulcis, Ilva i casi del momento, più eclatanti) non inducono certamente all'ottimismo. Certo, può essere che, per altre considerazioni, il 2013 sia l’anno di uscita dal tunnel della crisi. Occorrerà vedere se all'uscita sapremo orientarci o non saremo nemmeno in grado di procedere.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
In tema di nuovo sistema elettorale, se tutto procede per il meglio il Senato della Repubblica licenzierà un testo a fine Ottobre. La nuova Legge elettorale deve essere pronta al massimo entro l’Epifania. Ma occorre un accordo di ferro tra i partiti allo scopo di rispettare ciascuna cadenzamintermedia. Ad oggi non pare proprio possibile. Abbiamo compreso che gli scogli sono essenzialmente due: il premio di maggioranza da assegnare percentualmente al primo partito o coalizione; la reintroduzione delle preferenze oppure in alternativa il disegno di nuovi, ridotti collegi elettorali. Dopodiché, le compagini politiche si acconceranno ad accettare un ritorno al sistema proporzionale, non si conosce ancora in quale misura.
La realtà è, come spesso accade, di altra natura.
Un nuovo sistema elettorale per fare che cosa?
Un nuovo governo ed un nuovo Capo dello Stato.
La partita è , dunque, più complessa e di più importanti proporzioni. Dopo una possibile mediazione estiva, poi accantonata, ed il lavoro attuale della Commissione Affari Costituzionali del Senato, occorrerebbe, senza dubbio, una accelerazione che tenga conto dei continui moniti sull'argomento proposti dal Presidente della Repubblica. Sono ben 41 le proposte di Legge per la riforma delle norme di voto che sono state depositate, nel corso degli anni, soltanto a Palazzo Madama e la Legge di riforma elettorale attualmente in vigore è ormai datata 2005. Quest’ultima non piace a nessuno, tutti sostengono che la parola va restituita effettivamente agli elettori, eppure il rischio di un “Porcellum, seconda edizione” è alquanto concreto. L’unica via d’uscita effettiva è un Mattarellum – bis come ”forzatura” che sembra ormai necessaria. Un decreto Legge in materia elettorale che consenta una consultazione elettorale degna d’un Paese civile?
Sì, se il Parlamento non sa o non è capace di fare il suo lavoro.
ANDREA G. STORTI