di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Sento evocare il rischio di tensioni sociali in rapporto all'evoluzione politica italiana.
Già circa un decennio fa se non oltre, autorevoli studiosi ed economisti leggevano una situazione latente di conflitti sociali in Europa, sostanzialmente incapace di deflagrare. La situazione odierna presenta alcune analogie. Tuttavia, ciò che non si è verificato in maniera cruenta in Italia ed in Europa, è emerso con forti squilibri sociali, alcuni dei quali ancora oggi soffocati violentemente, nell'area geografica nord africana. Per quanto concerne la situazione nazionale ciò non è avvenuto sostanzialmente per tre ragioni:
- lo Stato, incapace di fronteggiare la proibitiva situazione economico – finanziaria, peraltro sino a poco tempo fa colpevolmente ignorata, ha fatto ricorso in maniera esponenziale a forme di integrazione sussidiaria nel trattamento economico dei lavoratori delle imprese;
- le caratteristiche generali del tessuto connettivo delle aziende italiane ha sinora permesso di evitare il baratro sociale all'interno di una netta perdita di competitività;
- il ruolo essenziale delle organizzazioni di volontariato e sostegno a favore di chi, anche improvvisamente, si è trovato in una condizione vicina alla soglia di nuova povertà, in un terrificante crescendo della diseguaglianza sociale e patrimoniale che ha visto allargarsi notevolmente il divario della ricchezza detenuta. Tale fenomeno presentava, del resto, negli anni recenti, una significativa propensione anche in sede internazionale.
Che cosa si impone ora?
La priorità è, per la crisi italiana ed internazionale, rappresentata dalla creazione di nuovi posti di lavoro, non possibile senza concrete misure di sostegno alla realtà imprenditoriale. É, peraltro, imprescindibile una “governance” sociale delle attuali enormi difficoltà che faccia riferimento ad una equità reale e di fondo. Quale deve essere il ruolo del nostro Parlamento? Non certo quello di delegare in toto al potere esecutivo, ancorchè fintamente di caratura tecnica, ogni responsabilità.
Qui scontiamo, rispetto agli altri principali Paesi europei, la condizione più arretrata. L’attuale nostra classe dirigente politica ? impresentabile; lo stesso Capo dello Stato, con una puntuale attività l’ha, di fatto, sospesa.
L’altra macroscopica anomalia era ed è costituita dalla oggettiva impossibilità di essere chiamati al voto con una legge elettorale degna della peggiore condizione culturale possibile.
Ogni forza politica si assuma la responsabilitè di cancellare una simile parentesi, lavorando alacremente ad un nuovo dispositivo di legge che sia?effettivamente rappresentativo dei cittadini. Questioni importanti di diversa caratura inerenti l’oggetto di esame dei quesiti referendari non possono tradire l’importanza che, accanto alle misure per il superamento della nostra crisi, venga introdotto uno spiraglio di nuova civiltà.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Italia
Come previsto e, tra non poche polemiche, il premier Mario Monti si è concesso ieri a “Porta a Porta”, il programma condotto da Bruno Vespa, per illustrare le misure contenute nella manovra correttiva.
Monti da Vespa: "Molti sacrifici, ma gli italiani capiranno"
Monti ha esordito parlando di “sacrifici”:
“Ho chiesto sacrifici pesanti agli italiani ma l’alternativa era il rischio di non poter pagare gli stipendi e le pensioni. Senza questi sacrifici, l’Italia avrebbe fatto la fine della Grecia”.
Monti ha poi toccato la questione delle aliquote Irpef, dichiarando che il loro innalzamento non è nel programma del Governo, e della tassa sulla casa giustificando la Super Imu (ecco come calcolarla):
“La prima casa è una cosa importante per la vita dei cittadini ma è anche una cosa che consuma risorse pubbliche: ci vogliono infrastrutture intorno alle case, le città costano. In tutti i paesi anche la prima casa contribuisce al mantenimento dei servizi pubblici”.
Il ministro del Welfare, Elsa Fornero (guarda il video con la parodia di Crozza), è intervenuta invece a Ballarò, dove ha detto che il governo è pronto a rivedere l’indicizzazione delle pensioni, a patto che si trovi una misura in gradi di coprire il saldo della manovra.
di Andrea G. Storti | Italia
Dopo il varo della manovra finanziaria correttiva da parte del Cdm, il decreto “salva-Italia” - come Monti stesso lo ha definito – è stato firmato anche dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
“Questo un primo passo, è solo l’inizio”: così Monti ha esordito nel presentare ieri in Parlamento il pacchetto di “riforme di grande portata che sono possibili e socialmente sostenibili solo se basate su un’equa ripartizione dei sacrifici e la scelta equilibrata delle materie su cui intervenire”.
E ha aggiunto:
“Chiedo comprensione per un fatto costitutivo di questo nostro governo:nessuno dei vostri gruppi sarà contento e soddisfatto di ciò che abbiamo portato qui. Non potete esserlo, è nella natura di questo governo cercare di far contribuire il paese con sacrifici ragionevoli e distribuiti in modo equo, finalizzati a un’operazione nell’interesse comune”. “Senza questo pacchetto” – ha avvertito sempre Monti – “l’Italia crolla, va in una situazione simile a quello della Grecia, paese per il quale abbiamo grande simpatia ma che non vogliamo imitare”.
Dopo il passaggio al Quirinale, non si esclude il ricorso al voto di fiducia per evitare inutili rischi alla Camera o al Senato.