di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
É stato evocato da alcuni lo scandalo della Banca Romana, uno dei sei Istituti autorizzati ad emettere banconote del Regno d’Italia, che prese forma nel Giugno di fine Ottocento, attraverso la segnalazione di un ammanco di nove milioni di lire e che portò nel 1893 ad una serie di arresti eccellenti per concludersi, infine, nel 1894 con un nulla di fatto ed il non luogo a procedere?degli imputati.
Oggi la terza banca italiana per importanza emette qualche sinistro scricchiolio, per una serie di operazioni sbagliate ed illecite compiute dai suoi amministratori nei recenti anni scorsi (2006-2011). Nel periodo in questione il Consiglio di Amministrazione dell’Istituto vedeva i principali partiti politici di quello che si definirebbe l’arco costituzionale adeguatamente rappresentati: il Partito Democratico in primis, non importa se per emanazione senese o nazionale, presente con l’ex Presidente Unicoop Turiddo Campaini e l’ex Segretario Provinciale C.G.I.L. Siena; due esponenti saldamente legati a Forza Italia; il VicePresidente Francesco G. Caltagirone, stretto parente di Pierferdinando Casini (leader U.D.C.); Alfredo Monaci, allora esponente della Margherita, oggi candidato con Mario Monti. Sei componenti dei dodici facenti parte l’organismo, ma potrebbero essere di più.
Per quanto concerne l’aspetto finanziario è sufficiente ricordare che la composizione azionaria poggia sulla Fondazione Montepaschi (34,94 %), dove si sono annidati i principali movimenti che hanno ispirato la corruzione, la malversazione, la cattiva gestione per usare un eufemismo, ed, in misura minore, su altre quattro realtà tra le quali Jp Morgan (2,53 %), che ha giocato nella vicenda un ruolo molto pesante anche in termini di advisor.
Il ruolo della Banca d’Italia ne esce in chiaroscuro, in quanto non si comprende ancora in quali termini e per quale congruità sia stata esercitata la funzione di controllo cui l’Istituto era chiamato. Sussiste certamente ancora oggi il problema dell’effettivo potere di controllo della Banca nazionale sugli istituti di credito. Poiché, tuttavia il Presidente del C.d.A. di Montepaschi Giuseppe Mussari era anche a capo della Fondazione e rivestiva, incredibilmente, nel contempo, l’incarico di Presidente l’Associazione Bancaria Italiana poteva trattarsi del caso in cui il controllato è anche, in forma indiretta, controllore.
L’intera vicenda ruota attorno all'acquisizione da parte del Montepaschi di Banca Antonveneta valutata allora circa 9 miliardi di euro e pagata ancora di più. All'interno di quest’ultimo passaggio si sarebbe sviluppato un coacervo di fenomeni tra i quali la corruzione che avrebbe avuto per protagonisti sia esponenti del management bancario che figure di ambito politico. Di un simile girone infernale ancora una volta i cittadini italiani avrebbero fatto volentieri a meno. Si ritroveranno nella condizione di dovere, purtroppo, in diversa forma, pagare anche questo.
Se non altro, la campagna elettorale 2013 ha smesso, per qualche momento, il suo carattere giocoso ed inaffidabile al tempo stesso.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
L’odierna notizia è di quelle che lasciano stupefatti. Il Ministro dell’Interno Anna M.Cancellieri ha reso noto che gli studenti universitari italiani impegnati all'estero con il progetto ERASMUS non potranno, di fatto, votare alle prossime elezioni politiche di Febbraio 2013, salvo rientrare in Patria per volontà propria ed a proprie spese. Questa situazione che coinvolge circa ventiquattromila persone, si ritiene dotate di diritti civili e politici, verrà portata in discussione al Consiglio dei Ministri previsto per il 22 Gennaio prossimo. Al di là dell’evoluzione della questione che ci auguriamo positiva, siamo di fronte all'ennesima manifesta incapacità della classe dirigente politica del nostro Paese.
Per circa cinque anni i nostri rappresentanti in Parlamento non hanno mai nemmeno pensato di garantire i diritti politici e civili di ciascun cittadino, pur avendo dimostrato una certa solerzia nel proporre, com'è noto, innumerevoli interventi legislativi perfettamente inutili o, peggio, ad personam. Recentemente, il Presidente del Consiglio uscente ha rivolto ai cittadini italiani un appello in vista del voto ad evitare di indirizzare il proprio consenso verso una sterile e dannosa protesta, ricordando come, per esempio, l’avvalersi della scelta di votare rappresenti una forma di concreto aiuto alla politica.
Ecco, il punto è proprio questo. Prima di tutto, merita questa classe politica una qualsivoglia forma di aiuto?
Certamente no.
Sembrava ci avviassimo, con enorme fatica, ad una forma di rinnovamento, costretto. Probabilmente ci siamo sbagliati. Prediligiamo ancora, ma non durerà a lungo, il senso umoristico della cosa, che non è soltanto inglese. Ci differenzia il contesto che i politici italiani non riescono mai a cogliere.
Abbiamo dimostrato, per il momento, una sola coerenza il cui elemento di novità ci era, forse, inizialmente sfuggito: si voterà a fine Febbraio in modo che Carnevale possa durare. I frizzi e lazzi della campagna elettorale stanno là a dimostrarlo. Ma non avevamo qualche problema da risolvere?
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
A circa un mese dalla scadenza elettorale nazionale di fine Febbraio ci permettiamo di formulare qualche considerazione in ordine all'offerta politica, cosi come essa si presenta.
Quali gli elementi di novità? Quasi nessuno.
Su tutto incombe il pesantissimo fardello del sistema elettorale vigente, non cancellato dai partiti tradizionalmente intesi. Esso, infatti, al di là del non permettere ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti in Parlamento con qualche patetico tentativo di correzione in corsa per discutibile, autonoma scelta, assegna un premio di maggioranza al Senato assolutamente fuori luogo per collocazione ed entità. Ora, poiché l’assegnazione di detto premio è prevista su base regionale, è evidente che la forza politica che prevarrà anche in una soltanto della maggiori regioni del Nord Italia (Lombardia e Veneto) o in alcune regioni del Sud (segnatamente la Sicilia e la Campania) se diversa da quella vincente alla Camera dei Deputati dove non esiste premio alcuno, costituirà un non superabile ostacolo ai fini di una governabilità dell’intero sistema.
Mentre, infatti, l’Italia politica è ancora una volta percorsa da vicende di corruzione che potrebbero riguardare i due maggiori partiti della coalizione di Centro destra (vicenda quote latte in casa Lega Nord e Comune di Parma per i principali esponenti del P.d.L.), registriamo la poche positività sin qui emerse.
Il “Movimento Cinque Stelle” ha costretto le rimanenti forze politiche a porre all'ordine del giorno questioni come la candidabilità degli esponenti politici,?il numero dei parlamentari, il numero massimo di legislature per soggetto, il carattere complessivo dell’organizzazione periferica dello Stato.
Ad eccezione di Silvio Berlusconi che sembra disporre di un numero fisso di acefali votanti, sembra conclusa, almeno così ci auguriamo, l’era dei partiti personali al di là del fatto che i cognomi compaiano ancora sui simboli. É così per Di Pietro Fini, Casini, anche Vendola che pure merita forse maggiore rispetto, appare per nulla significativo Ingroia, mentre Maroni pare interessato, finalmente, soltanto alla Lombardia.
Che cosa, poi, abbiano in comune le velleità riformiste di Mario Monti con l’U.d.C. e F.l.i. non ? dato sapere.
Segnaliamo l’assenza dal prossimo Parlamento di alcune figure di spicco del fine Novecento politico nazionale. Come faremo senza D’Alema e Veltroni che, insieme, hanno tenuto in scacco un intero partito per circa vent’anni? Mancher, pare, anche Francesco Rutelli. Ma questa è davvero una buona notizia.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
La sensazione per lo spettacolo desolante offerto dai rappresentanti del popolo nel corso di questa XVI Legislatura che si conclude, è di estrema tristezza. Quali sono, infatti, i risultati? Nulli o quasi.
Non è stata nemmeno abbozzata una riforma della istituzioni ormai, invece, improcrastinabile. Si è clamorosamente fallito in tema di riforma elettorale. Due questioni di importanza capitale che dovranno interessare l’immediato futuro. L’asse politico è ruotato, nel corso di questi quasi cinque anni attorno alle figure di Silvio Berlusconi e Mario Monti per quanto attiene all'esperienza di governo. Della prima crediamo di non dover aggiungere nulla: il disastro attuale ha quella origine e si è quasi totalmente compiuto. Della seconda, al netto di un positivo recupero della credibilità internazionale dell’Italia, rimane ben poco. C’è da augurarsi che l’esperimento Monti non lasci, alla fine, che una calpestata agenda ed una formazione politica confessionale della quale non si avverte l’esigenza. Dopo lunghi, incomprensibili movimenti pendolari ed attesa, su di una soglia conventuale del Gianicolo abbiamo appreso che Mario Monti sarà della partita come capitano (non) giocatore, poichè Senatore a vita.
Piuttosto bizzarro, ma siamo in Italia, scegliere per sè il ruolo di re.
Il vincitore virtuale delle prossime elezioni di Febbraio 2013, Pierluigi Bersani, ha dichiarato di non aspettarsi uno scenario simile. Cioè, questi dirigenti di un partito che si vorrebbe moderno, dopo aver sostenuto per un anno un governo originale ed averlo fatto sostenere, cosa ben peggiore, dalla propria base elettorale, sono stupiti del nuovo competitore? Delle due l’una: o vivono una dimensione politica fiabesca, oppure non sono all'altezza di dirigere alcunchè.
Ed ecco che ritorna la mai sopita volontà esclusivamente protestataria; guardare, con interesse, a chi propone un rovesciamento delle posizioni. Ma quest’ultima condizione può essere rappresentata e non essere, al tempo stesso, reale? Una compagine politica che si definisca tale non può invece essere personalistica. Meno che mai?se il concetto di democrazia che ispira la persona sola al comando, è piuttosto vacuo, aleatorio, inafferrabile.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Manca soltanto l’ufficialità: tuttavia, dopo l’annuncio delle prossime dimissioni di Mario Monti da Presidente del Consiglio dei Ministri, la data delle elezioni politiche generali si colloca nell'ultima parte di Febbraio 2013: ciò significa che la legislatura corrente risulterà formalmente anticipata. Danno non grave in rapporto al fatto che un governo politicamente finito ed esposto a qualsiasi venticello contrario non avrebbe certamente rappresentato uno spettacolo edificante. Ci si interroga, semmai, sulla mancata conversione di alcuni Decreti Legge, dal novero dei quali speriamo di vedere esclusi quei provvedimenti di estrema importanza per l’economia italiana. La posizione dell’Italia nel contesto europeo, faticosamente tornata nel corso dell’ultimo anno ad essere positiva, non dovrebbe mutare, a condizione di rispettare gli impegni che ne derivano, continuando a perseguire obiettivi di rigore di bilancio coniugati ad una politica di equità sociale che, occorre dire, il governo Monti ha clamorosamente mancato. La futura coalizione politica di governo dovrà declinare nuovamente il concetto di sviluppo economico, sinora non presente, così come dovrà farsi portavoce, insieme ai principali partners europei, dell’indifferibilità nella costituzione di un nuovo modello di welfare continentale. Impegni pesanti, per nulla agevoli.
Proprio per questa fondamentale ragione si ritiene che coloro i quali hanno provocato quest’ultima situazione di crisi politica in Italia siano particolarmente inadatti ad avviarla a soluzione e non offrano, per il futuro, alcuna garanzia in tal senso. Del resto si ha ragione di ritenere che la compagine del redivivo Silvio Berlusconi condurrà una campagna elettorale nemmeno sottilmente antieuropeista. Rimane da augurarsi che i cittadini italiani al momento opportuno lo tengano ben presente. Il passo indietro di Mario Monti potrebbe rivelarsi anche positivo. La strada della sobrietà della politica non può in ogni caso essere smarrita.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Sembra proprio che la data del voto per le politiche cadrà il 10 Marzo 2013. Si giunge a questa conclusione nel modo peggiore possibile, ma assolutamente degno dei principali attori sulla scena. Il primo di questi, Silvio Berlusconi detta, da anziano bilioso, l’epitaffio del governo Monti al suo segretario Angelino Alfano. L’esperienza dell’esecutivo falsamente tecnico declina malinconicamente restituendo l’Italia all'Europa, dove questa riacquista, grazie a Mario Monti, una credibilità, ma non ai suoi cittadini, spettatori di una debacle economica interna dove il concetto di sviluppo? ad oggi rimasto nelle intenzioni così come l’equità sociali. Nessuno ha creduto per un attimo alle “primarie delle idee” del simil centrodestra esistente, ci auguriamo?ancora per poco, in Italia: ecco, quindi che Silvio Berlusconi, recuperando l’armatura si lancerà nuovamente nella campagna elettorale, consegnando personalmente il governo nelle mani della coalizione avversa.
Saprà il centrosinistra governare o butterà tutto alle ortiche come già accaduto in passato? Certamente il loro fallimento in tema di riforma elettorale? (la cancellazione del “Porcellum”) non autorizza all’ottimismo. Ricordo a tale proposito nella calda estate scorsa il Sen. Franco Marini affermare che qualora il gruppo dirigente del P.d. non fosse riuscito nella modifica della legge elettorale avrebbe dovuto essere preso a calci nel sedere dai cittadini.
Ecco, vorremmo sapere da dove iniziare.
Potremmo diversamente pensare all’ennesima protesta. Quella del Movimento Cinque Stelle comincia ad assumere solidi caratteri familistici.
ANDREA G. STORTI