di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Evidenza
Ricorre, nella giornata del 7 Ottobre, ad un anno esatto di distanza, il tempo dell'attacco di Hamas al cuore di Israele costato migliaia di morti che ha dato il via ad una terrificante escalation bellica che ha - per il momento, ci auguriamo- soppiantato qualsiasi volontà diplomatica, ammesso che quest'ultima sia effettivamente presente. Il corso degli avvenimenti sembrerebbe suggerire il contrario.
Partiamo dai punti fermi: a) il diritto della Palestina ad uno Stato proprio, che -tuttavia- non potrà avvenire sino a quando la presenza dei palestinesi risulterà inquinata dalla prevalenza di Hamas; b) il diritto -in questo caso- di Israele alla difesa dei propri confini, senza che questo debba significare per forza di cose un ulteriore spargimento di sangue; c) il tentativo, perpetuatosi nei decenni, delle milizie della stella di David di occupare altri territori: penso, per esempio, al martoriato popolo libanese; d) il ruolo della Repubblica islamica dell'IRAN, ricettacolo di fanatismi religiosi incontrollati e dove il fronte democratico fatica a progredire; e) l'assenza di una reale presenza dell'ONU - e dell'Europa - bloccate entrambe da diritti di veto anacronistici in campo sociale ed economico; f) l'incrocio dell'Iran con la FEDERAZIONE RUSSA, impegnata a recuperare i fasti dell'Unione Sovietica, così giustificando un atro tentativo di egemonia, quello nei confronti dell'Ucraina, peraltro guidata da uno statista improbabile nella persona di V. Zelensky; g) a chiudere: quale potrà essere il ruolo degli Stati Uniti d'America, sinora impacciato nell'attesa di conoscere l'esito delle prossime elezioni presidenziali del 5 novembre.
Al di là dei punti fermi, poichè gli accadimenti camminano sulle gambe degli uomini non possiamo che constatare questa ventata di follia che pervade i protagonisti dell'attuale scenario internazionale. Da Vladimir Putin a Benjamin Nethanyau, il Presidente iraniano Khamenej, nonchè Donald Trump che troviamo in rampa di lancio. Alcuni si sono macchiati di crimini orrendi soprattutto dei confronti dei civili, altri interpretano la gestione del potere come una condizione del tutto personale.
La situazione appare a dir poco pericolosa. Occorrerà non essere spettatori inermi.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Evidenza
Il vento ha, abbastanza improvvisamente, cominciato a spirare a favore dei democratici. Nei passaggi che si sono succeduti dal 27 giugno, data del primo dibattito tra i due sfidanti nella corsa alla Casa Bianca, la disastrosa performance di Joe Biden, oggettivamente non più presentabile, ha dato il via al pressing democratico che ha portato al suo passo indietro ed alla candidatura della sua vice Kamala Harris. In questo ha avuto un ruolo determinante la ex speaker della Camera, Nancy Pelosi, acerrima oppositrice di Donald Trump, il quale si sta sempre più caratterizzando per ergersi, ancora una volta a paladino dell'ordine ed -in realtà- seminatore di odio- come ha dimostrato a tempo a Capitol Hill. Oggi egli continua a rappresentare l'America razzista e sessista che permea i suoi elettori.
Per parte repubblicana del resto soltanto Condoleezza Rice - non a caso, donna e nera- Segretario di Stato ai tempi del governo di GEORGE W. BUSH- ha conseguito un certo seguito e successo.
Californiana, di madre indiana e padre di origini giamaicane, vissuta a Berkeley, laureata in politica, economia e legge, ex procuratrice distrettuale della stessa California, nel gennaio 2021 Kamala Harris è divenuta vicepresidente degli Stati Uniti. Si è presentata a Milwaukee in uno degli Stati più importanti considerati dai principali sondaggi in bilico tra Repubblicani e Democratici, il Wisconsin.
In realtà l'operazione che potrebbe portare la prima donna alla Casa Bianca rianimando l'elettorato democratico sino a poco fa decisamente sonnolento e pessimista, è chiamata, prima di tutto ad evitare gli errori commessi nel recente passato dall'allora candidata Hillary Clinton, cui va il merito -nonostante la sconfitta- di avere avviato positivamente il processo della definitiva emancipazione politica delle donne americane.
Kamala Harris pare sulla buona strada.
Si tratta, forse, di regalare un nuovo sogno ai democratici e - prima di tutto - alle democratiche d'America. Un sogno costituito di parole chiave: noi e non io, libertà, speranza, opportunità e futuro. Ha contro un politico vecchio ed aggressivo e, come abbiamo già visto, capace di tutto. Ma il genere non può essere il metro con il quale giudicare un candidato.
E sta recuperando.
Non più espressione soltanto dell'ormai superato establishment dell'Asinello, -le parole di Barack Obama e Bill Clinton sono state comunque importanti, così come quelle di Michelle Obama-, ma anche della base rappresentata dal non più giovane Bernie Sanders e dall'eterna aspirante Alexandria Ocasio Cortez e nella scelta del candidato vicepresidente, Tim Walz, - governatore del MINNESOTA, possibile portatore dell'elettorato bianco negli Stati in bilico, il quale sostiene che Trump non sa che cosa sia il servizio. Egli è invece portatore dei valori appresi in famiglia e trasmessi ai suoi stessi studenti.
Il 71 % degli americani non conosce Tim Walz, ma a tre mesi dal voto per la Casa Bianca il ticket dei Democratici si è trasformato. Può accadere di tutto.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Europa, Italia
I risultati definitivi delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale Legislativa in Francia consegnano un verdetto inatteso.
Il NUOVO FRONTE POPOLARE, l'alleanza di sinistra che si è formata per contrastare l'avanzata del RASSEMBLEMENT NATIONAL al secondo turno elettorale, ha conquistato 182 seggi alla prossima Assemblea, composta di 577 deputati. La formazione centrista a sostegno del Presidente Emmanuel Macron -ENSEMBLE- ne ha ottenuti 168. Il RASSEMBLEMENT NATIONAL di Marine Le Pen, alleato con una parte dei REPUBLICAINS è terzo con 143 deputati eletti.
All'interno del F.P. la " FRANCE INSOUMISE" di Jean Luc Melenchon è la più rappresentata con 74 eletti cui si aggiungono tre dissidenti del Partito. Il PARTITO SOCIALISTA avrà 59 deputati e gli ECOLOGISTI 28. Il PARTITO COMUNISTA ha eletto 9 parlamentari.
Al di là delle roboanti dichiarazioni di J. L. MELENCHON, immediatamente successive alla conoscenza dell'esito elettorale il vero vincitore è il Presidente della Repubblica E. MACRON, il cui notevole azzardo relativo alla scelta di indire nuove elezioni sciogliendo il Parlamento precedente si è rivelata vincente. Ora il problema che si pone è semplicemente relativo alla governabilità, poichè la nuova Assemblea che si è formata non consente l'individuazione di una maggioranza certa. Purtuttavia, dando per scontata la non riconferma dell'attuale Primo Ministro GABRIEL ATTAL, in carica da Gennaio 2024, occorrerebbe individuare una figura terza che potrebbe corrispondere al profilo di RAPHAEL GLUCKSMANN, per molti elettori un'ancora di salvezza per il campo progressista, del gruppo dei SOCIALISTI E DEMOCRATICI di Francia, l'avversario più temibile di J.L. Melenchon.
Ciò che ha collocato in un diverso piano i possibili sviluppi della situazione francese è stato - dapprima - l'annuncio della creazione di un nuovo gruppo al Parlamento Europeo - I PATRIOTI PER L'EUROPA che conterà 84 deputati, CON IL CONCORSO DELLA LEGA di MATTEO SALVINI , capeggiati dal Gen.le Roberto Vannacci.
Sempre in linea con le figure patriottiche, è poi piombata improvvisamente la notizia dell'attentato a DONALD TRUMP, candidato repubblicano alle prossime presidenziali americane di Novembre. Non sfugge a nessuno la gravità del fatto; va osservato che il probabile prossimo Presidente degli STATI UNITI d'AMERICA è vittima della sua stessa politica riconducibile alla forma violenta, come accaduto a Capitol Hill il 6 Gennaio 2021 per il quale sono stati individuati dei complottisti di estrema destra e del cui accaduto D. TRUMP deve ancora rispondere.
Speriamo non si prevedano tempi ancora più cupi.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza
Sessantasei (66) per cento di affluenza alle urne nel primo turno: soltanto nel 1993 e nel 1997 si era registrato un livello maggiore.
E' la dimostrazione palese che quando la posta politica in gioco è elevata i cittadini rispondono. Nel caso transalpino l'elezione dell'Assemblea Legislativa è stata vissuta piuttosto intensamente. L'articolato sistema elettorale francese prevede per questo tipo di elezione un uninominale maggioritario a doppio turno. Pertanto, non necessariamente il partito che ha ottenuto più voti al primo turno avrà un peso corrispettivo nella futura Assemblea. Dei 577 seggi, dai 240 ai 270 andranno al RN di Marine Le Pen e Jordan Bardella accreditati in proiezione del 33,5 per cento. La sinistra di NFP si ferma al 28,5 (108 - 200 seggi); il partito dell'attuale Presidente -EN- al 22,1 (60 - 90 seggi). Percentuali minori per LES REPUBBLICANS (Gollisti) e per l'estrema destra.
Questa dinamica risente della forza dei candidati locali e delle coalizioni che si formano nei vari distretti. In teoria ciò apre la strada ad accordi "di desistenza" che possono succedere numerosi a danno, come sin qui sempre accaduto, dei partiti più estremisti.
E' possibile che si verifichi una "coabitazione", cioè un futuro governo di destra mentre il Presidente della Repubblica - che ha già chiarito che, nel caso, non si dimetterà - espressione di una realtà politica diversa.
Accadde anche nel passato recente ma allora i protagonisti si chiamavano, da un lato - Francois Mitterand, Presidente della Repubblica e Jacques Chirac capo del governo. Figure di tutt'altra caratura politica, pur in tempi oggettivamente diversi dall'attuale condizione.
Sulla carta l'unione -obtorto collo- della coalizione di sinistra con "EN MARCHE" di Emmanuel Macron potrebbe raggiungere il 50,6 per cento dei suffragi, relegando la possibile coalizione di destra (RASSEMBLEMENT NATIONAL e LES REPUBBLICANS) al 43,9 per cento, pur se, questa seconda unione non è stata ancora annunciata e potrebbe esserlo nell'immediato futuro. Rimarrebbe fuori soltanto la destra estrema accreditata dello 0,7 per cento.
Questo, tuttavia, nella pienezza degli accordi.
Ce la farà un ipotetico "fronte dei democratici"?
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Europa, Italia
Il primo numero del "MONDO" usci in edicola il 19 Febbraio 1949 al costo di 80 Lire con 16 pagine. L'articolo di fondo -anonimo- era dedicato alla politica di Stalin con toni assolutamente critici. L'altro articolo a firma Carlo Sforza, allora Ministro degli Esteri, era dedicato all'Europa. Firme, argomenti, linea politica e culturale erano nettamente indicati fin dall'inizio. Nei numeri successivi l'area dei collaboratori continuò ad estendersi. Affiancarono Mario Pannunzio, nel corso del tempo, Ernesto Rossi, Eugenio Scalfari, Niccolò Carandini, Guido Olivetti, Ivanoe Bonomi, Gaetano Salvemini, Vittorio Gorresio, Luigi Einaudi. Altiero Spinelli. Ugo La Malfa, Guido Carli, Cesare Zappulli, Bruno Visentini, Alberto Ronchey per citare i più conosciuti, poichè nominare tutti sarebbe impresa impossibile.
Nell'oscura estate del 1964 prese corpo il golpe strisciante di De Lorenzo, fino al periodo delle stragi misteriose del 1969 e seguenti, delle trame - mai interrotte - dei Servizi Segreti, al golpismo "nero" di Borghese e della "Rosa dei Venti", agli anni di piombo delle BR, di Prima Linea e di Autonomia, fino a giungere alla loggia P2 di LICIO GELLI . Ora, l'inizio di queste trame coincide, pur non essendone minimamente una derivazione, con l'avvento del PSI al governo del Paese in coabitazione con la Democrazia Cristiana e l'Italia è stata terreno di coltura dei poteri occulti, paralleli, e criminali, contro le istituzioni repubblicane.
Questi "esperimenti" tesi a rovesciare la democrazia italiana ebbero, negli anni sessanta, come punta d'iceberg il c.d. "Piano Solo" del Comandante dei Carabinieri, successivamente seguito dalla strage di Piazza Fontana che aprì la strada a quello che - di fatto- è stato il tentato golpe "inconsapevole" di Mariano Rumor e Giuseppe Saragat, rispettivamente per un pessimo periodo di quella storia repubblicana, Presidente del Consiglio dei Ministri il primo, della Repubblica, il secondo.
Siamo andati con la memoria a quegli avvenimenti che hanno attraversato vent'anni di vita italiana e che costituiscono una delle chiavi di lettura della nostra storia contemporanea per comprendere appieno il significato attuale di una necessaria politica europea che superi le piccole patrie, a suo tempo puntualmente evocate - in negativo - da Marco Pannella.
La frattura intervenuta all'interno della redazione del "MONDO" nella seconda metà degli anni sessanta e che portò dapprima un significativo numero di intellettuali all'impegno diretto nelle principali Amministrazioni Comunali dell'area del Nord Italia (significativo tuttavia il caso di Elio Vittorini che rinunciò al suo mandato per favorire l'ulteriore presenza di un esponente del PSI) non consentì di superare l'angoscioso dilemma tra gruppo di pressione critica a carattere intellettuale e la forma partito,. Ciò determinò sostanzialmente la la fine dell'esperienza di Mario Pannunzio e del suo giornale.
I terzaforzisti del "Mondo" considerarono a lungo i comunisti come una forza estranea ed alternativa al sistema democratico e la D.C. poco meno che una banda occupante il potere in nome e per conto del Papato almeno sino al 1948, con il successivo, storico passaggio a posizioni di un riformismo economico e sociale, ancora oggi traguardo non pienamente raggiunto.
La sinistra liberale, staccatasi dal partito originario (PLI) aveva dato vita al Partito Radicale e si avviava ad un accordo con i socialisti. e, -marginalmente - con i Repubblicani.
La prima tratta era - dunque- compiuta.
Ora, a ridosso delle elezioni europee del 2024 si pone lo stesso dilemma, pur in condizioni storiche molto diverse e dopo che la politica ha perduto la sua caratteristica di motore dei mutamenti sociali, con un sistema dei partiti - intesi tradizionalmente - superato. Tuttavia i dispersi, al di fuori degli schieramenti delle coalizioni di centro destra e centrosinistra - al netto della ancora "confusa" e scarsamente tollerata presenza dei timidi seguaci di quella che è stata l'esperienza originaria del M5S, hanno il dovere di rialzare la testa, evitando anche il più piccolo dei personalismi, nessuno escluso.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Condividiamo con piacere questo “endorsement” giunto in questi giorni da Andrea Storti (www.democraziaedeuropa.it).
Grazie per le parole di supporto!
Con una eccezione, diamo all’attività un taglio locale.
“Valdagno è uno dei centri più importanti della provincia di Vicenza. Città piuttosto strana, che lamenta una scarsa attenzione rivolta ai giovani e dove questi ultimi non sono interessati all’impegno”.
(Ipsos per “Italia Innovation” – aprile 2024)
Ma, quando si impegnano, vengono ignorati o, peggio, presi in giro come accaduto in tempi recenti.
Cambia davvero!!!
Lista civica Valle Agno attiva, giovane, verde
Andrea G. Storti
www.democraziaedeuropa.it