di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Evidenza, Italia
Abbiamo scritto -a suo tempo- quando mancò Gianroberto Casaleggio che ciò avrebbe potuto rappresentare la fine del Movimento Cinque Stelle, tratto in salvo da una iperbole di Giuseppe Conte passato rapidamente e temerariamente dalla cattedra alla politica nel bel mezzo di un meritato naufragio generale.
Ci interessa – qui – approfondire brevemente il concetto di rapidità che – anni addietro- non apparteneva alla politica, immutabile nel tempo con il suo carico di personaggi. Ora, quest’ultima sembra invece seguire una delle principali caratteristiche della società che brucia tutto molto velocemente.
A questa condizione si è associato -suo malgrado- Matteo Salvini, Ministro delle Infrastrutture e vicepresidente del Consiglio, il quale dopo una serie infinita di flop politici, non ancora ultimata, riteniamo, – avvia la propria storia politica al termine.
Dopo aver presentato nell’agone politico nazionale un ex-generale conferendo a questi un rango europeo si ritrova semi-cancellato dalla stessa operazione.
L’attuale peso politico della Lega si va infatti restringendo -secondo gli ultimi sondaggi- ad un livello che la riporterebbe agli albori della propria storia coincidente con un consenso nelle maggiori regioni del nord Italia e poco altro.
Del resto, avendo conferito nel tempo maggiori poteri alle Regioni per via costituzionale, sino ad essere -oggi- veri e propri governatorati con un proprio centro burocratico, non sorprenderà che figure di vertice regionale possano soppiantare il capo supremo, pena la loro stessa sopravvivenza.
Ci stiamo avvicinando a grandi passi a questo primo epilogo, rinforzato dall’avvicinarsi della scadenza della legislatura, ormai alle porte.
La proposta politica complessiva della Lega è stata nel tempo piuttosto evanescente, dal momento che per anni si è parlato dapprima di federalismo, e poteva assumere un senso; in seguito si è vagheggiata una autonomia per alcune Regioni e per specifiche materie ancora oggi tutta o quasi da realizzare passando anche attraverso una farsesca chiamata alle urne referendaria, del tutto risibile.
Si aprono, pertanto, degli scenari forse nuovi alcuni dei quali difficili, altri pericolosi senza dover necessariamente gridare al lupo.
Occorre fare puntuale attenzione.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Apprendiamo con grande sconcerto che il Parlamento italiano si appresta al tentativo di chiudere attorno ad una nuova proposta di legge elettorale.
In una realtà come quella odierna molto difficile dal punto di vista degli equilibri geopolitici internazionali focalizzare il proprio interesse sull’ennesimo cambio di provvedimento sia pure in materia di importanti equilibri politici interni rappresenta quanto meno un pesante azzardo. Dal punto di vista tecnico-politico indicare un ritorno al sistema proporzionale – auspicato da tutte le formazioni politiche oggi presenti in Parlamento – mantenendo le c.d. “liste bloccate- a vario titolo, non ha senso alcuno. Inoltre, l’attribuzione del premio di maggioranza così come si ricava dalla proposta al vaglio attuale potrebbe essere giudicata dalla Consulta non costituzionale. L’esigenza di stabilità politica da cui muove la proposta generale è una favola sentita molte altre volte, e perciò non esattamente credibile. Occorre del resto procedere con estrema cautela; cambiare le regole elettorali a pochi mesi dalla scadenza naturale della legislatura è operazione non proprio corretta e -guardando a quanto accaduto in passato- tutt’altro che fortunata per i proponenti. In ogni caso si voterà nella ” finestra di mezzo” (primavera 2027) perchè così sarà garantito ai numerosi parlamentari di prima nomina (una sola legislatura) il diritto alla pensione, maturato.
Preoccupano, invece, molto, da un lato la ripresa dei principali conflitti bellici internazionali, ed in particolare lo scontro U.S.A.- IRAN, poichè quello tra RUSSIA ed UCRAINA non si è mai fermato. Il delirio di D. Trump e B. Nethanyau -dunque- prosegue.
L’altra notizia riguarda l’ipotesi, suggerita da recenti sondaggi, che alle prossime elezioni in Germania -ormai vicine- il Partito “Alternative fuer Deutschland” (populista) divenga partito di maggioranza relativa. Parrebbe la “chiusura del cerchio”, in questo senso certamente di fuoco. E’ opportuno mettere in campo una iniziativa del resto d’Europa degna di definirsi tale. Lo si auspica davvero, pur se sembriamo assuefatti all’imperversare delle autocrazie.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Rimanendo al pensiero di guerra criminale come si evince dal titolo si ritiene fondamentale fissare alcuni punti:
1.la logica suprematista è tristemente imperante;
2.si è in presenza di figure politiche sulla scena internazionale a dir poco inquietanti (uno squilibrato -Donald Trump- e due criminali -Benjamin Netanyahu e Vladimir Putin-);
3. il diverso ruolo della Cina;
4. la fatica del cammino europeo.
Credo- in prima istanza – sia giusto interrogarsi sul ruolo esercitato dall’opinione pubblica nei diversi Paesi considerati, USA ed Israele in particolare. Di impatto certamente negativo, nell’accezione generale.
Diversamente, non si spiegherebbe questa “deriva criminale”.
Viene da chiedersi quanto ancora dovremo attendere per assistere ad una reazione da parte della popolazione dei due Paesi, generalmente intesa. Questo è almeno l’auspicio.
Si diceva – in apertura – di figure politiche inquietanti. Tuttavia la seconda fila non può certo lasciare tranquilli se pensiamo al Vice Presidente U.s.a. o ai Ministri della Difesa o dei Trasporti israeliani. Più che il disegno di un nuovo ordine mondiale ci troviamo di fronte all’imperare di una nuova edizione della legge della jungla dove prevale il più forte. Il ruolo della politica e della diplomazia sembra essere concetto astratto.
In questo desolante quadro il ruolo della Cina -non democrazia per eccellenza- è destinato a rafforzarsi. Non soltanto perchè la Cina è detentrice delle maggiori riserve di greggio (1.300 milioni di barili, gli STATI UNITI al secondo posto dispongono di 854 milioni, l’Italia al settimo di 76) ed, al pari di altre Nazioni spinge per la rapida riapertura totale o parziale dello stretto di Hormuz, ma perchè acquisisce ogni giorno fette di mercato nei settori oggi trainanti l’economia planetaria.
E’ poi evidente e perdurante la fatica europea contraddistinta dalla mancanza di una strategia d’intervento che superi i nazionalismi ancora dominanti.
L’Italia incappa nuovamente in qualche infortunio. Il nostro governo ripiegato dapprima sulla figura di Donald Trump sembra ora più attento all’evoluzione russa, almeno in parte dell’esecutivo.
Al solito, poche idee ma ben confuse.
Poichè tutto questo ha anche una lettura sociologica, penso alla scomparsa di Edgar Morin.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Evidenza, Italia, Programma
L’esito della consultazione referendaria confermativa sulla riforma costituzionale della giustizia è conosciuto e induce ad alcune riflessioni.
E’ passaggio obbligato andare con il pensiero a Silvio Berlusconi che incappa in una sconfitta postuma. Sappiamo quanto aveva agognato ad un notevole ridimensionamento del ruolo della magistratura, soprattutto nel rapporto di essa con la politica. Il suo partito -“Forza Italia”- è stato, pertanto, il principale motore di questa consultazione ed è uscito nettamente sconfitto. Defilato il ruolo delle altre forze politiche di governo, in particolare della Lega.
Si era detto che una bassa affluenza alle urne avrebbe favorito gli esponenti del NO. Così non è stato. L’affluenza al 58.9% ha comunque premiato i contrari. Soltanto tre Regioni del Nord Est della penisola (LOMBARDIA, VENETO e FRIULI VENEZIA GIULIA) si sono espresse a maggioranza per il SI. Sin qui i dati.
Una analisi più approfondita mette in risalto il ruolo dei giovani e dimostra che, laddove sono in gioco i valori istituzionali del Paese e – per inciso- parte della primaria fonte del diritto nazionale, rispondono presente.
E’ poi da rilevare come nessuna delle riforme-bandiera di ciascuna delle forze politiche dell’attuale maggioranza (la giustizia per “FORZA ITALIA”, il così detto “PREMIERATO” per “FRATELLI d’ITALIA” ora in chiara difficoltà, “L’AUTONOMIA ed una nuova ripartizione territoriale dell’Italia” tutt’altro che compiute per la LEGA) sia giunta in porto.
In ogni caso laddove vi è una presenza urbana , il NO prevale; non così nelle aree meno densamente popolate.
Peraltro il risultato referendario non si ritiene, in siffatto caso, esattamente sovrapponibile alle espressioni di partito o eclusivamente alle coalizioni.
L’ormai vicina scadenza di legislatura dovrà necessariamente giocarsi su di un terreno principalmente programmatico ed occorrerà confrontarsi con i problemi del “PAESE REALE”: lo tengano ben presente le diverse forze in campo. Se così non sarà ci attendono comunque tempi bui.
Intanto l’attuale Presidente del Consiglio sembra aver colto il possibile cambiamento di scenario “consegnando” alla magistratura coloro che, a torto o a ragione, possono essere ritenuti i principali responsabili del negativo esito elettorale, scaricando i singoli soggetti con le loro pesanti pendenze giudiziarie o, semplicemente per il ruolo ricoperto.
E la sinistra potrà risolvere assai poco con la chiamata del popolo a vecchi esperimenti non più adeguati.
Non sempre, come stiamo constatando a livello internazionale con le attuali vicende belliche, la figura solitaria può dirsi azzeccata.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Evidenza
Esiste la convinzione che il progresso sia la legge suprema della storia.
In particolare, il progresso tecnologico , pur con discontinuità, è inarrestabile ed ha conosciuto nel corso del diciannovesimo secolo una notevole espansione. Tuttavia, nel corso del tempo mai conoscenze di tipo materiale si sono accompagnate ad un progresso morale poichè le stesse, sviluppatesi nel corso del tempo, sono rimaste slegate senza condurre ad un unico pensiero nell'affrontare i problemi umani fondamentali. La tecnologia è troppo spesso utilizzata per l'asservimento, i genocidi, le molte guerre che proliferano sotto il segno della crudeltà umana.
In questi ultimi anni , l'umanità versa in una grave regressione a causa della crisi ecologica, che è anche politica ed economica insieme. E' dunque un degrado della società e della civilizzazione dell'uomo. Quando l'AIDS ed il COVID hanno dimostrato - in prima istanza - l'incapacità scientifica di debellare i virus, ovunque imperversava la crisi della democrazie e della civiltà. Il predominio dell'egemonia del profitto in un contesto di multiple crisi collegate tra loro ha determinato il successo di una elite californiana stanziata anche in Florida capace - alla distanza - di procurare seri danni, prima di tutto alla coesione sociale.
L'intelligenza ed il pensiero - cardini fondamentali di ogni forma di sviluppo - faticano oggi a trovare piena espressione perchè le conoscenze una volta acquisite non sono integrate. Le involuzioni morali nei periodi di crisi e guerre sono enormi.
E' di queste ore la notizia dell'attacco degli STATI UNITI alla sovranità del VENEZUELA. Con una potenza mai vista dalla seconda guerra mondiale assistiamo alla cattura diretta del Presidente del Venezuela Nicolas Maduro e della moglie, accusato di essere a capo del crocevia della droga nel suo Paese ed al di fuori, e dell'invio continuo dei peggiori criminali sudamericani negli Stati Uniti nonchè della sorte degli innumerevoli insediamenti produttivi statunitensi in terra venezuelana. Che il defenestrato Presidente sudamericano fosse stato eletto democraticamente è condizione assai incerta, così come risulta evidente la volontà degli U.S.A. di condizionare pesantemente le sorti politiche nell'intera area latinoamericana. Da qui a violare apertamente il diritto internazionale è passo molto lungo. L'amministrazione a stelle e strisce ha scelto di compierlo senza un mandato congressuale e con una operazione militare definita, in una comunicazione ufficiale a tratti delirante, spettacolare e trionfale. Di più, arrogandosi il diritto di decidere, da qui in avanti, delle sorti del Venezuela con una occupazione non definita permanente, ma del tutto arbitraria e soggetta agli umori di Donald Trump.
L'attuale fase transitoria benevolmente affidata alla Vice Presidente venezuelana Delcy Rodriguez rappresenta una gentile concessione.
E' evidente la volontà del disegno di un nuovo ordine mondiale espressione della forza di STATI UNITI, CINA e RUSSIA dove le altre nazioni dell'emisfero rappresentano un fastidioso corollario.
La posizione fondamentalista dell'IRAN con il suo carico di fanatismo religioso potrebbe rappresentare una variabile indesiderata.
Del resto gli STATI UNITI si vanno allineando alle posizioni della RUSSIA in Ucraina e della CINA su Taiwan.
Il notevole interesse americano sulla danese GROENLANDIA, COMUNQUE EUROPEA, potrebbe configurarsi come prossimo passaggio.
Da brividi.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Democrazia, Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Le ultime vicende politiche nazionali ed internazionali si intrecciano ma hanno un denominatore comune: la difficoltà della democrazia ed il suo arretramento.
Per quanto concerne l'Italia possiamo dare una lettura degli esiti elettorali riferiti a tre importanti regioni: la Campania, il Veneto e la Puglia. In queste due ultime realtà territoriali non c'era partita e -regolarmente- il Veneto è andato al Centro Destra e la Puglia al Centro Sinistra. Più incerto appariva l'esito elettorale in Campania, ma -al termine- Fico, -candidato del CS- ha raggiunto una percentuale di consensi superiore al sessanta per cento.
Possiamo tuttavia affermare che una vittoria schiacciante è andata all'astensionismo: il 42,64 per cento degli aventi diritto su base nazionale; dunque ben al di sotto del 50 per cento, che nelle precedenti regionali era invece stato superato.
Un segnale d'allarme molto pericoloso.
Al di là del meglio riconoscersi in un candidato Presidente cui comunque obbligano le caratteristiche dei sistemi elettorali, emerge nettamente la profondissima crisi della rappresentatività poichè il parlamento nazionale è da tempo un organismo i cui componenti sono espressione di se stessi o delle figure di spicco dei singoli partiti presenti nell'assemblea. Il sistema dei partiti è ormai privo di significato anche se le attuali fortune dei due maggiori raggruppamenti - "Fratelli d'Italia" e "Partito Democratico"-, partiti che si dedicano oggi in maniera pressochè esclusiva alla gestione del potere "tout court", sembrerebbero indicare una controtendenza, tuttavia non reale.
Sul fronte internazionale, ancora fronte, purtroppo, di guerra, si assiste al "confronto" tra formazioni politiche filoeuropeiste e nazionaliste.
Ma sconcerta - prima di tutto - l'attuale posizione degli Stati Uniti, non più centro del mondo.
E' inaudito assistere ad un giustificato atlantismo, dove tuttavia prevale,-grazie a Donald Trump, un collerico antieuropeismo -in qualche misura espressione di una oggettiva difficoltà politica dei rappresentanti europei volonterosi ma poco più,- ma nell'insieme del tutto fuori luogo.
A questo si accompagna una posizione internazionale degli U.S.A. vicina alla RUSSIA come mai nella storia, mentre la CINA è presente ed incombente. Ancora diversa, la posizione dell'IRAN.
Lo Stato di ISRAELE, paese tendenzialmente democratico, assume oggi delle caratteristiche assolutamente incomprensibili ed inaccettabili, personificate da un leader che si distingue in senso criminale.
Si profila, pertanto, una dittatura delle singole autocrazie.............. e la democrazia rischia l'estinzione.
ANDREA G. STORTI