di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Nel momento in cui cade l’ipotesi di una procedura di infrazione da parte della Commissione Europea nei confronti del governo italiano per eccessivo debito collegato alla manovra economica 2019 e sta per chiudersi definitivamente l’iter di quest’ultima, ci sentiamo di esprimere sulla serie di misure varate alcune considerazioni prima di tutto di carattere generale.
Il primato della politica
É il decisore politico l’elemento caratterizzante le scelte di vita di un Paese e, pertanto non esiste che realtà diverse dalla politica possano determinare gli equilibri nazionali. Poi, politicamente una Nazione può decidere anche una cessione di sovranità: ma soltanto dopo ed in piena autonomia. Ciò a prescindere da ogni valutazione circa i singoli attori nel contesto internazionale. Nel caso specifico è altresì opportuno ricordare che l’attuale esecutivo italiano è espressione di quanto determinato dalla maggioranza dei suoi cittadini in occasione delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. É inoltre assai significativo non dimenticare che la composizione dell’attuale maggioranza era ed è l’unica numericamente possibile se si vuole escludere un nuovo ricorso alle urne.
Scelte fondanti
Dell’insolito contratto sottoscritto che sta alla base del governo c.d. giallo-verde, due sono le misure principali sostenute rispettivamente dalle forze politiche oggi in maggioranza: il “reddito di cittadinanza” per il M5S ed il superamento della “Legge Fornero” in tema pensionistico per la Lega. Ora, che si tratti di due misure ispirate all'equità sociale e non più rinviabili mi sembra incontrovertibile; del resto lo stesso Partito Democratico nella precedente legislatura aveva promosso al riguardo iniziative analoghe (il reddito d’inclusione e l’introduzione di una forma di anticipo pensionistico, misure delle quali non entriamo qui nel merito specifico). Nessuna meraviglia, pertanto.
Certo, sussiste un problema di costi e reali coperture già evidenziato del resto nel corso dell’ ultima campagna elettorale e primaria voce di contrasto con la Commissione Europea (rapporto deficit-p.i.l. al 2,04 invece del 2,4 iniziale).
In Italia, tuttavia, qualsiasi provvedimento abbia oggi un risvolto economico-finanziario è reso particolarmente difficile dal debito pubblico monstre che grava sul capo di ciascun italiano.
Una parte non trascurabile degli indirizzi del nuovo governo segnala comunque un cambio direzionale non disprezzabile in termini di vision politica. Una maggiore attenzione ai bisogni che i cittadini nel senso più generale esprimono in luogo di una attenzione alle lobby finanziarie o di altra tipologia, rappresentano una novità importante nel panorama politico nazionale.
Il problema è semmai l’inadeguatezza del ceto politico che se ne fa carico. Le idee camminano sulle gambe degli uomini. Ed è qui che occorre intervenire.
Alla luce di ciò sorprende negativamente che nella manovra presentata siano del tutto assenti o quasi l’investimento primo che distingue anche qualitativamente una moderna società civile, cioè quello in cultura ed istruzione ed in tutto ciò che può significare innovazione nei vari campi dell’agire dell’uomo.
Confidiamo di non attendere invano.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Dal punto di vista politico nazionale siamo in attesa degli sviluppi settembrini. Infatti, ad oggi pressoché nulla si può dire, ad eccezione di alcune considerazioni non strettamente politiche.
Il lungo percorso che ha portato al varo del governo giallo-verde di M5S e Lega da Marzo al volgere attuale segnala concretamente un solo provvedimento di Legge adottato, il “Decreto Dignità”, che non ha mancato di suscitare grandi obiezioni e contrasti, i cui esiti si avranno nel medio periodo.
Preoccupa, invece, molto seriamente l’involuzione culturale che si registra nel Paese che ci riporta, sembra, a periodi oscuri della nostra storia recente e passata che si ritenevano comunque felicemente superati. Nella società italiana è presente un rigurgito individualistico dei peggiori che la politica non soltanto è incapace di leggere ed avviare a correzione, ma che, al contrario, alimenta. Una cosa è l’affermarsi di una concezione politica di destra, altro è il prevalere di un rifiuto dell’altro in presenza di condizioni precostituite e non appartenenti alla realtà. É il caso del fenomeno migratorio presentato come la prossima apocalisse e che è piuttosto condizione storica dell’uomo.
Non si tratta di calpestare l’altro. Punto. Il problema è rappresentato semmai dalla capacità di governare intelligentemente i flussi di esseri umani che fuggono da una nazione all'altra, da un continente all'altro poiché sono insostenibili fenomeni negativi che l’uomo stesso ha creato. Ma non soltanto guerre o carestie, anche - più semplicemente - una ricerca di condizioni economiche e di vita migliori. Perché negare al prossimo ciò che noi riteniamo di aver conquistato?
Sembra sia necessario acuire contrasti e differenze anziché gettare le basi di un ponte che unisce. Si perfeziona il fastidio verso tutto ciò che avvertiamo come diverso. Sono queste condizioni? che paiono spaventosamente presenti nella società italiana odierna e che certa politica fomenta. Pensiamo, in questo senso, al ritorno ad una dialettica e ad un confronto civile e democratico. Sembra una frase fatta ma nell'odierna condizione non lo è affatto. Si corre il rischio di tornare al 1300.
Progresso significa anche dovere ed essere capaci di contrastare.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Evidenza, Italia
Con il termine del mese di Maggio l’Italia ha un nuovo governo.
Il primo per definizione “populista” in Europa.
Ed è sorprendente come rispetto al precedente governo Gentiloni sembra passata una vita. Eppure si parla di ottantotto giorni fa. Tuttavia, è probabilmente soltanto una sensazione. Al netto della condizione che il nuovo esecutivo si regge su di un contratto tra forze rappresentative diverse - mai questo era accaduto nella politica italiana - ciò che rimane è qualcosa che fluisce lentamente senza grandi diversità rispetto al passato . Ed è sufficiente una lettura della lista dei nuovi ministri per comprendere tutto questo: sono presenti alcuni esperti conoscitori della macchina statale (Moavero Milanesi, Elisabetta Trenta, Giovanni Tria, Paolo Savona, Giancarlo Giorgetti) che bilanceranno l’inesperienza di altri.
Preoccupa lo scarso peso politico - irrilevante, in qualche caso - della compagine il cui traino reale è semplicemente da questo punto di vista Matteo Salvini. Luigi Di Maio ha invece espresso la grande contraddizione del Movimento Cinque Stelle: una realtà politica ancora da definire attraversata da pulsioni contraddittorie e da una preparazione oggi inadeguata al ruolo che si vorrebbe ricoprire.
Dal punto di vista programmatico, valutata l’importanza che si è voluto conferire a questo aspetto, è evidente da tempo la non sostenibilità finanziaria della mole di promesse elettorali presentate ai cittadini; né si comprende, per esempio, come si possa proporre una misura come il “reddito di cittadinanza” affiancata alla “flat tax” che cancella il concetto di progressività delle imposte presentandosi come sostanzialmente iniqua ed a favore dei ceti più abbienti.
Si vuole inoltre sottolineare il rischio di un impatto con l’Europa che potrebbe rivelarsi difficile, anche perché comunque la figura del professor Savona non sembra la più adatta ad occuparsi di affari europei, dei quali uno dei principali sarà costituito dalla necessaria riformulazione che dovrebbe intervenire in tema di politiche migratorie.
Ci si augura che dal punto di vista effettivo il cosi detto “sovranismo” non diventi il centro motore dell’azione del futuro governo. Quest’ultima caratteristica è la vera sciagura cui potremmo far fronte nell'immediato futuro.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Nonostante la crisi di governo più lunga nella storia della Repubblica ancora oggi non siamo in grado di conoscerne l’esito finale. Abbiamo visto di tutto: consultazioni plurime, incarichi durati qualche ora, inattese marce indietro o spinte in avanti; il tutto ha oggettivamente provocato uno smottamento istituzionale come mai in precedenza che, temiamo, lascerà un segno negativo molto profondo.
Si è assistito a due colossali errori: il primo del Presidente della Repubblica che facendo valere le sue prerogative costituzionali ha tuttavia agito all’interno dell’agone politico assumendo un atteggiamento improprio e non accettabile.
Il secondo di Matteo Salvini che non ha sin qui dimostrato un grado di duttilità politica nella vicenda riguardante la posizione del prof. Savona che si ritiene invece quanto mai necessario se si vuole completare effettivamente un approdo di governo.
A nulla vale esprimere una stupita contrarietà alla ventata populista; la si può contrastare con ogni mezzo democratico ma i prodromi di questa esistevano politicamente da tempo. Più esattamente dal 2016, allorché a Settembre prima, una consultazione popolare ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e poi a Novembre dello stesso anno con l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti d’America ed il crollo dell’establishment americano sino ad allora governante. Da allora tutti i recenti esiti elettorali che hanno riguardato le principali nazioni europee hanno segnato un pauroso arretramento delle socialdemocrazie a favore dell’affermarsi, più o meno sostenuto di tendenze nella migliore delle ipotesi conservatrici, ma più ancora sovraniste e populiste. Ora un soffio deciso spira e coinvolge anche l’Italia, probabilmente più in difficoltà a causa del pesante fardello rappresentato in economia dal debito pubblico.
Tuttavia quest’ultima fase di crisi di governo ha certamente ribadito che l’esistenza di una stabilità politica, ancorché non ancora sperimentata, è condizione essenziale per una ritenuta nuova partenza ed è in grado di superare difficoltà originate dalla speculazione finanziaria in campo economico e dalla mancanza di parole chiare in termini di appartenenza europea.
Di queste ultime si avverte un generale bisogno pur nella ineluttabilità del cambiamento delle condizioni generali.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Per una primavera che in parte tarda ad arrivare giungono, invece, alcune certezze dall'esito elettorale italiano.
Il “Movimento 5 Stelle” completa un cammino iniziato ormai qualche anno fa e diviene stabilmente il primo raggruppamento politico nazionale con una espansione territoriale riconducibile all'intera nazione. Non sono serviti molti anni: è bastato che il sistema dei partiti tradizionali aggiungesse di periodo in periodo le peggiori nefandezze politiche.
Se ciò non fosse accaduto il Movimento 5 Stelle probabilmente non sarebbe esistito.
Invece, i pentastellati hanno rappresentato una sorta di contro democrazia nella prima fase caratterizzatasi come forza antisistema, per poi assumere il ruolo di compagine chiamata a sorvegliare la democrazia stessa. Ora saranno attesi alla prova più complessa: quella del governo.
In quest’ottica già hanno svestito i panni pseudorivoluzionari ed iniziano ad acconciarsi alle grisaglie ministeriali.
Anzitutto, com’é stato questa volta nelle previsioni, esistono dei vincitori di queste elezioni (la Lega di Salvini ancor più di M5S), ma non esiste una maggioranza politica, o meglio, l’unica maggioranza percorribile è data proprio da una eventuale coalizione M5S – Lega: questa rappresenta a tutt'oggi una possibile soluzione magari ancorata al preciso obiettivo di modifica della Legge elettorale vigente. Certamente, c’é chi giura che tale ipotesi è assolutamente da scartare, ma altre suggestioni (governo di scopo con tutte le forze politiche rappresentate, Centrodestra con il Partito Democratico, Centrodestra sorretto da una cinquantina di parlamentari, Centrodestra ed M5S) appaiono strade ancora più impervie.
Verso la fine di Marzo dovrà intanto concludersi l’iter dell’elezione dei Presidenti dei due rami del nuovo Parlamento e la matassa dovrà cominciare a sciogliersi. Nel frattempo il Partito Democratico avrà l’occasione di rimettersi in cammino, ma cancellate, ci si augura, le diatribe interne dovrà disegnare una nuova rotta con una diversa proposta politica ed un diverso ascolto dei cittadini. Questa volta è in gioco la sua sopravvivenza in un ambito più generalmente europeo.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Tra qualche settimana si torna al voto. É un momento importante perché chiude una serie di appuntamenti elettorali che hanno visto in precedenza i cittadini di Gran Bretagna, Francia, Germania, per citare le maggiori nazioni europee, confrontarsi politicamente. É bene che ciò avvenga anche in Italia, dove, negli ultimi anni ed almeno da un mandato parlamentare la rappresentatività del popolo è risultata deficitaria, per usare un eufemismo. Al superamento di questa condizione non ha giovato l’approvazione di una nuova legge elettorale, pur resasi necessaria: tuttavia, occorre dire che il nuovo strumento elettorale che si è a maggioranza approvato era, con ogni probabilità, l’unico possibile nel frangente.
La campagna elettorale che ormai volge alla conclusione ha peraltro rappresentato il nulla.
Nessuna forza politica è stata in grado di delineare una visione d’insieme dello sviluppo sociale italiano del prossimo decennio. Abbiamo invece assistito ad un irrealizzabile elenco di promesse che affoga nella mancanza di coperture finanziarie proposto da candidati non esattamente presentabili. Abbiamo assistito persino alla nuova condizione di soggetti espulsi dalla propria formazione politica prima ancora della corsa effettiva, per non aver essi stessi rispettato regole interne legate all'obbligo di donazione. Per quanto concerne, del resto, il “Movimento Cinque Stelle” stupisce una volta di più che uno dei suoi massimi esponenti a livello nazionale abbia improvvisamente preso cappello salutando tutti in piena campagna elettorale in maniera poco edificante. Né può essere considerato molto diverso il caso di un Assessore al Comune di Salerno del Partito Democratico dimessosi perché indagato nella sua responsabilità.
La coalizione di centro destra che i sondaggi indicano come prevalente sembra, invece, inseguire se stessa ed i suoi principali esponenti in un tourbillon dove non è ancora chiaro se si sentono o meno appartenenti all'Europa. Dilemma che ci sembra molto serio, mentre non è per nulla serio riferirsi al razzismo confondendo questo con il pesante fardello del problema dell’immigrazione internazionale.
Un panorama assai desolante per il prossimo futuro.
ANDREA G. STORTI