Una desolazione infinita

Una desolazione infinita

Tra qualche settimana si torna al voto. É un momento importante perché chiude una serie di appuntamenti elettorali che hanno visto in precedenza i cittadini di Gran Bretagna, Francia, Germania, per citare le maggiori nazioni europee, confrontarsi politicamente. É bene che ciò avvenga anche in Italia, dove, negli ultimi anni ed almeno da un mandato parlamentare la rappresentatività del popolo è risultata deficitaria, per usare un eufemismo. Al superamento di questa condizione non ha giovato l’approvazione di una nuova legge elettorale, pur resasi necessaria: tuttavia, occorre dire che il nuovo strumento elettorale che si è a maggioranza approvato era, con ogni probabilità, l’unico possibile nel frangente. La campagna elettorale che ormai volge alla conclusione ha peraltro rappresentato il nulla. Nessuna forza politica è stata in grado di delineare una visione d’insieme dello sviluppo sociale italiano del prossimo decennio. Abbiamo invece assistito ad un irrealizzabile elenco di promesse che affoga nella mancanza di coperture finanziarie proposto da candidati non esattamente presentabili. Abbiamo assistito persino alla nuova condizione di soggetti espulsi dalla propria formazione politica prima ancora della corsa effettiva, per non aver essi stessi rispettato regole interne legate all'obbligo di donazione. Per quanto concerne, del resto, il “Movimento Cinque Stelle” stupisce una volta di più che uno dei suoi massimi esponenti a livello nazionale abbia improvvisamente preso cappello salutando tutti in piena campagna elettorale in maniera poco edificante. Né può essere considerato molto diverso il caso di un Assessore al Comune di Salerno del Partito Democratico dimessosi perché indagato nella sua responsabilità. La coalizione di centro destra che i sondaggi indicano come prevalente sembra, invece, inseguire se stessa ed i suoi principali esponenti in un tourbillon dove non è ancora chiaro se si sentono o meno appartenenti all'Europa. Dilemma che ci sembra molto serio, mentre non è per nulla serio riferirsi al razzismo confondendo questo con il pesante fardello del problema dell’immigrazione internazionale. Un panorama assai desolante per il prossimo futuro. ANDREA G. STORTI
Avanti, forse verso il nulla

Avanti, forse verso il nulla

La nuova legge elettorale “Rosatellum 2.0” è pubblicata in Gazzetta Ufficiale con il numero 165 del 2017. Verrebbe da dire un passaggio notevole, perché atteso da lungo tempo. Giunge al traguardo con una significativa maggioranza dei voti parlamentari, tuttavia appesantita da un numero anch'esso significativo di voti di fiducia in sé negativi poiché il continuo ricorso ad esso mina la democrazia. Occorre, del resto affermare che il ruolo esercitato dall'opposizione, in particolare il “Movimento Cinque Stelle”, si è caratterizzato per il continuo ricorso alla richiesta di voto segreto sui singoli articoli sino ad allora palesemente contrastato in ogni sede. Ciò ha impedito lo sviluppo di una qualitativa dialettica nel dibattito politico e si è perciò trattato dell’ennesima occasione perduta. Si attendeva poi l’esito dell’importante elezione dell’Assemblea Regionale Siciliana che ha visto primeggiare il raggruppamento politico di centro destra in maniera piuttosto netta. Il “Movimento Cinque Stelle”, giunto secondo, è uscito di fatto pesantemente sconfitto pur con un buon risultato, in quanto sino ad un anno fa circa veniva dato sicuro vincitore. Il Partito Democratico ha pagato lo sfascio della precedente giunta Crocetta, una alleanza sbagliata (con AP di Angelino Alfano); la sinistra ha voluto contarsi ed ha preso atto della sua irrilevanza. Nel contempo si segnala un significativo apporto del voto disgiunto a favore del candidato 5 Stelle proveniente essenzialmente dalla coalizione perdente del PD. Ora il tema cruciale diviene, anche alla luce dell’esito siciliano, il seguente: occorrerà costruire in tempi ragionevolmente rapidi delle coalizioni che sono imposte dal nuovo provvedimento elettorale dove il sistema di voto è segnatamente proporzionale ma con un numero importante di collegi uninominali (il trentasei per cento, se non andiamo errati). La parte destra dello schieramento politico viaggia in questa direzione ed almeno formalmente si presenterà unita alla scadenza della prossima primavera elettorale. Il centro sinistra dovrà perseguire obiettivo analogo se si vuole evitare una sicura sconfitta: pertanto il Partito Democratico dimostrando di essere realmente il perno dello schieramento dovrà saper costruire una alleanza credibile ed al tempo stesso? la sinistra eviterà di cadere in un macroscopico errore di valutazione qualora? rifiutasse di prendere parte alla coalizione. Finché il M5S continuerà a presentarsi da solo si autocondannerà all'insuccesso. Il rischio notevole è comunque quello di veleggiare verso il nulla. La cifra quaranta potrebbe rappresentare un orizzonte irraggiungibile. ANDREA G. STORTI
I titoli di coda dell’ultimo spettacolo

I titoli di coda dell’ultimo spettacolo

É stata scritta la nuova, ennesima pagina nera della democrazia italiana. Alla Camera dei Deputati un significativo gruppo di “franchi tiratori” ha affossato, al riparo di un voto segreto tecnicamente mal riuscito, il percorso parlamentare della nuova legge elettorale frutto di un recente accordo condiviso tra le attuali e future, temiamo, principali forze politiche nazionali?(Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle, Forza Italia, Lega Nord). Una intesa sul “modello tedesco rivisitato” era stata raggiunta e sembrava tenere forte soprattutto dei numeri: più dell’ottanta per cento della rappresentanza?parlamentare prossima. I sondaggi più accreditati infatti assegnano al PD il 30%, al M5S poco meno, a FI una percentuale intorno al 13%, alla Lega Nord un valore sopra il dieci per cento. Ciononostante è bastato un emendamento targato Alto Adige nella sua anacronistica autonomia che si voleva per l’occasione piegare alle esigenze dello Stato per, come si dice, rovesciare il tavolo. Non è, tuttavia, questo il punto: è cioè evidente che il caso del testo presentato da “Forza Italia” è irrilevante rispetto all'importanza di un nuovo impianto elettorale con il quale andare alle urne. Il problema sta nel fatto che l’adozione di uno strumento di legge proporzionale simile a quello vigente in Germania è oggi lo specchio fedele delle caratteristiche delle forze politiche italiane ed assieme il massimo del prodotto possibile. Sistema partitico da tempo finito e coloritura movimentista poco più che dilettantesca. Con simili presupposti il ritorno in Commissione Affari Costituzionali del provvedimento appena inciampato in aula sembra non avere una prospettiva. Ma questa politica non è capace di altro. Potremmo quindi assistere ad una situazione di stallo?improduttivo, ad un lento trascinarsi sino al termine naturale dalla legislatura. Ma questo non esime alcuno degli attori politici?dal pronunciare con chiarezza e senza infingimenti una parola definitiva e non modificabile in tema di sistema elettorale da costruire per un futuro non lontano. ANDREA G. STORTI

Una faticosa opportunità

Il puzzle delle elezioni nei principali paesi europei inizia a comporsi. Il risultato del primo turno delle elezioni presidenziali francesi ha visto prevalere Emmanuel Macron con il 24% dei consensi e sarà al ballottaggio del 7 maggio prossimo con Marine Le Pen, forte del 21,3% dei suffragi. Registriamo nell'immediato la sconfitta della seconda, pur nel massimo risultato storico per la destra d’oltralpe, che, riteniamo si ripeterà tra due settimane, respingendo l’equazione attentati terroristici = prevalenza della componente politica di destra o estrema destra. Il secondo importante elemento è costituito dalla cocente sconfitta dei Repubblicani ex UMP di Francois Fillon (al 20% dei voti) che ha trascinato il partito nella sua repentina parabola discendente, impensabile soltanto qualche mese fa. Il terzo elemento di notevole importanza è la débâcle socialista, attesa non in queste dimensioni. Il Partito Socialista ha raccolto il 6,4 per cento; nelle elezioni scorse del 2012 il consenso attorno a Francois Hollande si era attestato al 28,6%. Il 22,2% in meno. Siamo quindi di fronte ad un quadro politico stravolto dove i due tradizionali partiti di riferimento, il socialista e gli eredi del gollismo hanno un peso politico decisamente minore. Per contro, Emmanuel Macron è riuscito nell'intento di rendere presentabile ed appetibile un centro politico che sinora non aveva trovato significativa rappresentanza; l’ultimo tentativo al riguardo del 2012 di Francois Bayrou permise loro di raccogliere il 18,6% a fronte del 9,15% del 2007. Segnaliamo inoltre che mentre nelle città con più di 100mila abitanti il risultato percentuale dei due candidati che vanno al ballottaggio è pressoché lo stesso risultato ultimo finale, nella città di Parigi Marine Le Pen è fanalino di coda dei quattro principali candidati con appena il 5% dei consensi. Una tendenza che vede misurarsi anche il voto di città contro il voto della campagna. Su quali punti qualificanti sembra orientarsi il programma di Emmanuel Macron? Una sostanziale rifondazione dell’Europa con, al termine, un progetto di Costituzione, per esempio. Ciò dimostra che quando si vuole abbandonare in questo senso una visione esclusivamente rigorista e perdente, esso non solo è possibile ma apre scenari di più ampio respiro. ANDREA G. STORTI
Punto di non ritorno

Punto di non ritorno

Dopo una veloce crisi istituzionale su pressione di disastri bancari ed altro, va in soffitta il primo governo Renzi ma dall'impolverato stanzone dove giace la politica italiana ripeschiamo una vecchia abitudine che si credeva desueta: la formazione di un esecutivo peggiore dell’ultimo che lo ha preceduto. Non classificato, dunque come fotocopia o “governo Renzi senza Renzi”, semplicemente peggiore. Per alcune ragioni: è parso di assistere ai vergognosi balletti della ”prima Repubblica” tra un incarico ed un altro; un lieve, quasi impercettibile spostamento di Ministero e, per chiudere in bellezza le conferme di titolari inadeguati – in primis il Ministro del Lavoro -, mentre si assegnava il dicastero della Pubblica Istruzione, Università e Ricerca ad una maestra d’asilo priva di laurea e, fianco, del conseguimento di un esame di maturità, affrontato e superato invece negli ultimi decenni dalla quasi totalità degli studenti italiani. Persino il rituale del giuramento del governo è stato triste e sottotono come mai era accaduto, forse in ossequio a queste due ultime nefandezze. Confessiamo di essere attoniti. Una seconda importante questione vorremmo rilevare senza stupirci se la Nazione in futuro sarà consegnata al “Movimento Cinque Stelle”. Mentre si attende il placido pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legittimità delle legge elettorale vigente, ci si chiede per quali ragioni il partito del “AL VOTO MAI” sembra godere di nuovi ed ormai puntuali proselitismi. Registriamo peraltro una rivalutazione del “Mattarellum”, che certamente è stato, allora, abbandonato in tutta fretta, con pensiero leggero. Siamo al punto di non ritorno e si presume che la classe politica italiana affogherà nella fanghiglia prodotta ormai da anni. Sembra, infatti, improponibile un retaggio anche minimo di ottimismo, stretti, come siamo, in una condizione internazionale assolutamente difficile: basti pensare alla Siria ed a quello scacchiere, oppure linearmente agli attacchi dell’ISIS sia pure in crisi, al crescente fastidio verso popolazioni diverse dall'Occidente, mentre si volge verso nuovi appuntamenti elettorali europei carichi di incognite. Possiamo ancora farcela? ANDREA G. STORTI
Una delle peggiori notizie

Una delle peggiori notizie

Donald Trump è il quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti. Non rimarrebbe che esprimere il più profondo sconcerto. Tuttavia, a mente fredda, non è esattamente una sorpresa. Ricordiamo, per esempio, che Hillary Clinton prevalse su Bernie Sanders e che successivamente lo sconfitto decise sul filo di lana di convogliare i propri consensi sulla vincitrice delle primarie dell’asinello. Si ha ragione di ritenere che questa operazione non sia avvenuta in proporzione significativa. Rimanendo sul versante democratico era ed è evidente la necessità di un profondo ricambio della classe dirigente di questo partito. Questa esigenza non risultava così drammatica poiché coperta dal carisma diBarack Obama. Ora tutto è divenuto ineluttabile poiché l’establishment è assolutamente logorato dai molti anni di gestione del potere. All'orizzonte non è ancora comparsa una potenziale figura di leader e ciò pesa ulteriormente. Spiace inoltre constatare che comunque l’elemento di sicuro interesse rappresentato da una figura di donna alla presidenza della maggiore, con la Cina, potenza mondiale dovrà ancora attendere, forse a lungo. Il buio si fa notte profonda qualora si prendano in esame i possibili e più generali sviluppi dell’ascesa di Donald Trump. Anzitutto egli, pur vincitore, non è stato sostenuto dalla totalità del Partito Repubblicano e ciò potrebbe riservare dei futuri effetti non positivi. Non sembra preparato al gravoso, nuovo compito né possiede levatura di statista. Si affiderà, forse, all'ala estrema del Partito che non vorremmo rappresentata al governo da imbarazzanti figure politiche come Newt Gingrich, per esempio. Per quanto concerne le principali posizioni politiche presentate nel corso della campagna elettorale alcune di esse sembrano improponibili. Le linee di politica internazionale, il rapporto con l’Europa,?la politica sui flussi migratori verso gli Stati Uniti, l’intervento in economia per citare soltanto alcuni passaggi. Le avvisaglie preoccupano al di là del vestito rassicurante indossato in occasione dell’incontro con il Presidente uscente. Tacciamo, ma non del tutto, della sua concezione tribale dell’universo femminile. Attendiamo, intanto, il venti Gennaio... ANDREA G. STORTI