Arrivederci ad ottobre

Arrivederci ad ottobre

Non ci possiamo esimere dal commentare l’esito delle Amministrative 2016 ed il fardello di nuove situazioni che esso genera. Prima di tutto il successo del M5S. Atteso, prevedibile e previsto a Roma: sorprende, semmai, la proporzione dei consensi (67,2 per cento): qui, è chiaro che il Partito Democratico aveva già fatto di tutto, nel tempo, per determinare la propria sconfitta. Peraltro, il fatto nuovo è che la prima cittadina dell’urbe si misurerà nella difficile arte di governare e sarà osservata da tutti, costituendo da oggi il faro amministrativo del Movimento Cinque Stelle nel bene e nel male. Sorprendenti sono, invece, l’affermazione di Chiara Appendino e la sconfitta di Piero Fassino a Torino. Quest’ultimo ha bene amministrato la città rafforzando un sistema di potere che si è andato consolidando nel corso degli anni. Ha scelto relazioni ed una chiara tipologia di approccio politico, tralasciando, in parte evidentemente significativa, le esigenze espresse dalla parte meno abbiente dei cittadini; al di là delle dichiarazioni, ha fronteggiato con parziale successo il mordere della crisi economica di questi anni, pur conseguendo risultati di bilancio interno al Comune apprezzabili. Dal punto di vista più generale, l’esito della consultazione non può essere semplicemente ed unicamente ricondotto al versamento di consensi degli elettori del centro destra verso il M5S in fase di ballottaggio per cui, in un assetto a tre l’unione di due poli determina fatalmente la sconfitta del terzo rimanente; giova ricordare che Piero Fassino ha costruito ed ottenuto appoggi elettorali trasversali all'area di centro sinistra e questo faceva ritenere quasi scontata una sua affermazione. La sua rivale ha dimostrato indubbie capacità di relazione con i cittadini elettori, la stesse che il Partito Democratico ha scientemente mollato. Ha saputo parlare alla gente, espressione, in questo caso, tutt'altro che ovvia. L’affermazione del candidato del centro sinistra Giuseppe Sala ha salvato il governo di Matteo Renzi. Una vittoria importante, ancorché stretta (51,7 – 48,3,) ha, quindi, inoltre impedito l’avvio di una nuovo laboratorio politico di centro destra da trasferire a livello nazionale. Analoga operazione non è, per il momento, pensabile a Napoli dove la nettissima vittoria di Luigi De Magistris (Lista civica di sinistra) coincide con la desertificazione delle urne (affluenza al di sotto del 50%). L’andamento della consultazione nella città di Bologna, poi, ridimensiona notevolmente i disegni egemonici della Lega Nord lepenista di Matteo Salvini. Non possiamo che esprimere un piacere nemmeno tanto sottile. ANDREA G. STORTI
Poteva essere e non è stato

Poteva essere e non è stato

"LA NOSTRA INTRANSIGENZA É UN VALORE" (A. DI BATTISTA (M5S) 15.5.2016) La definizione sopra riportata rappresenta, purtroppo, un colossale errore per chiunque si occupi di politica o intenda farlo. Spiace per l’autore che, periodicamente, infila delle gaffes clamorose. L’intransigenza è, infatti, per definizione, l’antitesi della politica. Può, pertanto, essere scusato soltanto per ragioni anagrafiche. Riteniamo che il “Movimento Cinque Stelle” stia pagando il passaggio da forza movimentista ad una entità che si avvicina alla forma partito per senza ricercare questo traguardo. Il M5S si identifica con la rete; nel momento stesso in cui sceglie di guardare altrove e, legittimamente, all'alveo istituzionale, nel rappresentare quest’ultima nuova condizione perde all'istante la sua originalità e parte importante della sua forza propulsiva. Ecco perché diviene fondamentale la ricerca di una strategia politica ed ogni sforzo nella costruzione di essa potrebbe rappresentare un fattore di nuovo successo. Occorre tessere relazioni politiche, privilegiando il proprio punto di vista anziché chiudersi in una intransigenza autoreferenziale che, in mancanza di attenzione, viene scambiata per valore. Abbiamo la sensazione che i più rappresentativi primi cittadini del Movimento abbiano ormai sperimentato in forma diretta questa più complessa realtà mentre invece via sia nel Movimento una parte intransigente che costruisce un dedalo di regole interne che, pur necessarie, non possono costituire da sole l’unica barra di navigazione. O si supera felicemente questa condizione o si è fatalmente destinati a rappresentare un’ala protestataria che non va oltre il vaffa, com’è stato agli albori di questa avventura. La partita è ben più importante in questo caso degli avvisi di garanzia che hanno investito i sindaci di Parma e Livorno anche perchè a nessuno dei due protagonisti è contestata la corruzione: il primo è indagato per una nomina che riguarda un Ente pur importante della città ducale; il secondo per bancarotta fraudolenta in realtà verificatasi per una procedura di assunzione generalizzata (trenta persone) presso una azienda del Comune che è stata poi, per scelta, orientata alla procedura concordataria in forma preventiva. Ancora, non ha alcun senso in questo caso affidarsi al Garante del Movimento, il quale da tempo attendeva di liquidare politicamente il sindaco emiliano, dopo aver mostrato di interpretare la giustizia a fasi alterne. Non si possono mostrare due diverse facce a seconda dell’interlocutore che ci sta di fronte. Forse è l’unico caso in cui accetteremmo di buon grado una sana rigidità. ANDREA G. STORTI
Segnali contraddittori

Segnali contraddittori

Le vicende della politica internazionale configurano attualmente degli scenari piuttosto alterni ai quali guardare con speranza o sconcerto e preoccupazione. Iniziamo dai primi. Un esponente musulmano del Labour Party, Sadiq Kahn, è sindaco di Londra. Solamente poco tempo fa questa notizia sarebbe stata impensabile. Ciò che è ancora più strabiliante è che il suo competitor incarnava la capitale inglese nella sua perfetta accezione. Eppure ha perso. Il vincitore è, invece, l’emblema della tolleranza a tutti i livelli. Per contro nella, un tempo civilissima Austria, Norbert Hofer, successore del fortunatamente quasi dimenticato Jorg Heider leader della destra xenofoba, potrebbe divenire il prossimo Presidente della Repubblica ed un’ondata di generica intolleranza percorre lo Stato sino al confine con l’Italia dove si vorrebbe costruire uno sbarramento. L’Unione Europea dovrebbe impedirlo, ammesso che sia in grado poiché proprio quest’ultima è esposta ad ogni vento possibile e procede con andatura molto incerta, tale da mettere in discussione gli accordi di Schengen. Stretto tra un rigore monetaristico non ancora abbandonato, incapace nella gestione politica dei flussi migratori, lontanissimo dal costruire prima di tutto una Europa della solidarietà che pone al centro la persona umana il vertice del vecchio continente ascolta attonito il messaggio edificante di Papa Francesco ma non dà ad esso alcuna continuità di ascolto. E la nostra Italia? Molto più prosaicamente ci attestiamo alla mediocrità di nuovi, decisivi episodi. Questa volta si tratterà di valutare il concorso in bancarotta fraudolenta a carico di Filippo Nogarin (M5S) sindaco di Livorno, tutto da dimostrare, oppure dell’interrogativo, del tutto nuovo, se i togati possano occuparsi in forma diretta di politica oppure ancora se sia corretto escludere per vizio formale dalla competizione elettorale di Roma Capitale l’imponente figura politica di Stefano Fassina , candidato a Sindaco e primo rappresentante di un partito i cui consensi, sempre nuovi, rispecchieranno valori poco pi? alti del famigerato prefisso telefonico di bossiana memoria. Per fortuna la nostra credibilità internazionale passa anche attraverso le notevoli capacità di un allenatore di calcio che sul suolo italico pochi avevano considerato. Tanto per cambiare……Austria Norbert Hofer ANDREA G. STORTI
Più di centotrenta città

Più di centotrenta città

Questo nostro importante centesimo appuntamento è dedicato ad un fenomeno tipico della politica italiana, cioè l’essere perennemente in campagna elettorale. Tuttavia, tra circa un mese più di centotrenta amministrazioni comunali dovranno essere rinnovate, alcune delle quali particolarmente importanti a partire dalla capitale dello Stato. In questa prima situazione abbiamo ragione di ritenere che sia concretamente realizzabile una affermazione della candidata del M5S (Movimento Cinque Stelle) principale e, forse, unica forza di opposizione politica del Paese. Possiamo, infatti, affermare che siano state a suo tempo consegnate ai rappresentanti del movimento ispirato da Beppe Grillo le chiavi del Campidoglio. Pur non essendo, infatti, particolarmente qualitativa l’opposizione messa in atto in Roma dagli esponenti del M5S, ricordiamo, invece, come il Partito Democratico abbia fatto di tutto per perdere consensi e, come accade troppo spesso in questi frangenti, stia riuscendo magnificamente nell’impresa. Per quanto riguarda sempre Roma Capitale, merita una speciale menzione l’area politica di centro destra, ancora una volta decisiva nel mostrarsi irrilevante. La scelta di presentare ciascuno un proprio candidato è un esempio perfetto di suicidio politico. Non basta. In un diverso agone, Milano, gli alfieri del centro destra nel contrapporsi a Giuseppe Sala, rappresentante del centro sinistra, di derivazione manageriale, propongono anch'essi un uomo d’industria, Stefano Parisi, riportando insieme ed indietro la capitale meneghina ai tempi, che credevamo giustamente dimenticati, di Letizia Moratti. Evidentemente la parentesi di Luciano Pisapia è stata considerata troppo rivoluzionaria. Peraltro, può essere che l’eventuale riconferma del centro sinistra sia vanificata dalle posizioni politiche che si vanno esprimendo all'interno dello stesso rassemblement, non particolarmente univoco. All'ombra della madonnina i Cinquestelle hanno dato prova di sano e confuso dilettantismo. Nell'area geografica settentrionale ancora diverso è il caso di Torino, dove il navigato sindaco uscente ha saputo interpretare l’anima moderata dei governanti piemontesi. Molto interessante la competizione di Napoli dopo il burrascoso quinquennio di De Magistris e le altrettanto inquiete giornate in casa PD. La tenzone si presenta incerta. Questa complessa partita amministrativa ci accompagna al successivo appuntamento della consultazione referendaria costituzionale prevista per Ottobre. Data l’importanza, incrociamo le dita. ANDREA G. STORTI
Dietro le dimissioni del Sindaco di Roma

Dietro le dimissioni del Sindaco di Roma

La vicenda politica di Ignazio Marino sembra fatalmente destinata al capolinea. Eletto sindaco con il 69 per cento circa delle preferenze degli elettori, dopo un periodo trascorso all'interno della minoranza del Partito Democratico, per la cui componente fu anche candidato segretario, cade da primo cittadino della città eterna per una vicenda legata a rimborsi spese, forse istituzionali, e poco altro. É infatti, sotto gli occhi di tutti il reale problema di Roma: un livello di corruzione anche mafiosa che ne ha minato le istituzioni. In particolare ci sembra di dover sottolineare:
  • al centro del negativo, perverso sistema tra politica ed affari emerso, sta proprio il Partito Democratico di Roma e, nel suo insieme, nazionale;
  • è evidente l’ormai cronica incapacità del sistema politico nazionale di costruire una nuova classe dirigente, anche per quanto concerne gli scenari locali ed il partito di maggioranza relativa è sempre più dipendente dalla figura del suo segretario;
  • la giunta Marino aveva iniziato a muovere qualche passo nella rimozione di una politica delle tangenti e della malversazione nella Capitale, ma è mancato il sostegno del Partito di riferimento;
  • è ormai solo tradizionale la distinzione tra destra e sinistra politica, soprattutto per quanto concerne i fenomeni di malcostume che sono diffusi e trasversali.
Ci attende un periodo in cui il governo di Roma sarà affidato ad una figura di commissario cui spetterà il compito di traghettare la città a nuove elezioni, da tenersi, presumibilmente, la primavera prossima. Nel frattempo, ad ottobre avrà inizio l’anno giubilare della Chiesa Cattolica, con il carico di ulteriori problemi che esso comporterà a causa del previsto arrivo di un elevato numero di pellegrini. Tuttavia, non si vede come questa politica possa essere capace di riformare se stessa e si ha, pertanto, ragione di ritenere che l’esito della consultazione elettorale possa avere carattere traumatico. Rimane da sciogliere il nodo di chi parteciperà alla prevista competizione e se quest’ultima vedrà scendere nell'agone politico anche il sindaco uscente con il suo fardello carico di volontà di rivalsa. ANDREA G. STORTI
Dai Monti al Tirolo

Dai Monti al Tirolo

Come accennava un vecchio “refrain” pubblicitario dal Trentino Alto Adige arriva una sentenza politica che, poiché abbiamo ragione di ritenere troverà conferma alle Regionali prossime, rappresenterà il definitivo oblio di “Forza Italia”: IL 4% dei consensi di cittadini alto atesini ed italiani in una elezione amministrativa rappresentano un esito disarmante e privo di appello per chiunque. É sin troppo facile andare con la mente alla discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994 ed al facile entusiasmo, giustificato o meno, che questa iniziativa provocò, ma giova forse ricordare il carattere per molti versi principale della stessa: quella “antipolitica” che, più tardi, l’ex Cavaliere si troverà a rimproverare ad altri suoi antagonisti. La caduta del 1996 e la ripresa del 1998, la ferrea alleanza con Umberto Bossi, la fuga di Pierferdinando Casini prima, la successiva cacciata di Gianfranco Fini, ?sino a giungere all'attuale oscuramento di un più modesto oppositore interno, Gianfranco Fitto, che non lascia presagire nulla di buono, indipendentemente dalla volontà dei singoli attori. In mezzo la nascita del”Popolo della Libertà”, dal predellino di una automobile a Milano - oggi invece da una banalissima pedana è caduto, nel corso della ripresa dei tour elettorali dopo una assenza sancita dai propri guai giudiziari -, la granitica convinzione che soltanto la sua presenza possa funzionare da catalizzatore di espressioni di voto a favore dell’area di centro-destra. La realtà sembra lì a dimostrare che oggi non è più così e, tutto sommato in un breve arco di tempo, non ipotizzabile prima. L’area politica avversa, il centro-sinistra, ha,suo malgrado, avviato in politica un significativo ricambio: uno dei non molti meriti di Matteo Renzi è quello di aver relegato a sbiaditi ricordi la presenza ed espressione di potere politico di D’Alema, Veltroni, Fassino, Letta, Bindi, Epifani, Marini e compagnia dicendo. Non da ultimo, l’insieme di coloro i quali, senza distinzione di partito, hanno accompagnato Berlusconi lungo tutto il suo percorso stabilendone le connivenze, ha permesso ad un ormai ex comico di creare un movimento che è divenuto, in breve, la seconda forza politica del Paese. La figura di statista di Silvio Berlusconi ha reso possibile, non da solo, tutto questo. Ci auguriamo semplicemente che non ceda mai l’A.C. Milan o le sue altre aziende. Rappresentano la garanzia, a dispetto dell’età, di tenerlo occupato. ANDREA G. STORTI