Abbiamo scritto -a suo tempo- quando mancò Gianroberto Casaleggio che ciò avrebbe potuto rappresentare la fine del Movimento Cinque Stelle, tratto in salvo da una iperbole di Giuseppe Conte passato rapidamente e temerariamente dalla cattedra alla politica nel bel mezzo di un meritato naufragio generale.
Ci interessa – qui – approfondire brevemente il concetto di rapidità che – anni addietro- non apparteneva alla politica, immutabile nel tempo con il suo carico di personaggi. Ora, quest’ultima sembra invece seguire una delle principali caratteristiche della società che brucia tutto molto velocemente.
A questa condizione si è associato -suo malgrado- Matteo Salvini, Ministro delle Infrastrutture e vicepresidente del Consiglio, il quale dopo una serie infinita di flop politici, non ancora ultimata, riteniamo, – avvia la propria storia politica al termine.
Dopo aver presentato nell’agone politico nazionale un ex-generale conferendo a questi un rango europeo si ritrova semi-cancellato dalla stessa operazione.
L’attuale peso politico della Lega si va infatti restringendo -secondo gli ultimi sondaggi- ad un livello che la riporterebbe agli albori della propria storia coincidente con un consenso nelle maggiori regioni del nord Italia e poco altro.
Del resto, avendo conferito nel tempo maggiori poteri alle Regioni per via costituzionale, sino ad essere -oggi- veri e propri governatorati con un proprio centro burocratico, non sorprenderà che figure di vertice regionale possano soppiantare il capo supremo, pena la loro stessa sopravvivenza.
Ci stiamo avvicinando a grandi passi a questo primo epilogo, rinforzato dall’avvicinarsi della scadenza della legislatura, ormai alle porte.
La proposta politica complessiva della Lega è stata nel tempo piuttosto evanescente, dal momento che per anni si è parlato dapprima di federalismo, e poteva assumere un senso; in seguito si è vagheggiata una autonomia per alcune Regioni e per specifiche materie ancora oggi tutta o quasi da realizzare passando anche attraverso una farsesca chiamata alle urne referendaria, del tutto risibile.
Si aprono, pertanto, degli scenari forse nuovi alcuni dei quali difficili, altri pericolosi senza dover necessariamente gridare al lupo.
Occorre fare puntuale attenzione.
ANDREA G. STORTI
