di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
I risultati delle recenti elezioni regionali consegnano alcuni verdetti con scarse possibilità di appello. Comunque il Partito Democratico risulta vincitore, in quanto il numero dei governi acquisiti è significativo. Che sia cinque a due o sei a uno poco importa ai fini strettamente politici. Forse, tuttavia, il governo Renzi potrebbe scricchiolare, ma non si può parlare di una sconfitta del Presidente del Consiglio. Peraltro le caratteristiche con cui, ancora una volta, si segnala la minoranza del maggiore partito italiano permangono negative sia in termini di proposta politica, pressoché inesistente, come di immagine.Del resto quando un partito arriva alle carte bollate, come nel caso Bindi – De Luca, non è mai un bel segnale.
Come c’era da attendersi scompare, di fatto, “Forza Italia” a favore di una “Lega Nord” sempre più spostata a destra dell’asse politico. Che questo significhi una nuova leadership di Matteo Salvini è assolutamente presto per dirlo e non è in ogni caso augurabile. Permengono forti dubbi sulla capacità dell’area di centro-destra di costruire una nuova classe dirigente politica e l’obiettivo appare oggi molto lontano. I frammenti di forza politica presenti con Angelino Alfano sembrano tenere al potere allo stato puro e se dovessero muoversi potrebbero causare danni non calcolabili.
Forse, qualcosa di apprezzabile potrebbe arrivare in futuro dal “Movimento Cinque Stelle” ma questo risultato sarà ottenuto nella misura in cui il peso interno del fondatore del movimento sarà meno rilevante.
Dal punto di vista territoriale è comunque chiaro come l’area politica di centro-sinistra sia, a livello di Regioni, decisamente maggioritaria: ciò dovrebbe tradursi in un positivo effetto su di un governo che si presupporrebbe qualitativo. Le ragioni per cui questo risultato è ancora atteso sono dovute al fatto che la compagine del Partito Democratico è strettamente dipendente dalla figura del Presidente del Consiglio dei Ministri. Infatti, non esiste, allo stato attuale, un gruppo dirigente d’insieme che si possa definire tale ed abbiamo ragione di ritenere che in questo senso l’attesa sarà ancora molto lunga, se non disperata. Attendiamo che almeno il governo europeo sappia realmente interpretare i bisogni dei cittadini.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Come accennava un vecchio “refrain” pubblicitario dal Trentino Alto Adige arriva una sentenza politica che, poiché abbiamo ragione di ritenere troverà conferma alle Regionali prossime, rappresenterà il definitivo oblio di “Forza Italia”: IL 4% dei consensi di cittadini alto atesini ed italiani in una elezione amministrativa rappresentano un esito disarmante e privo di appello per chiunque.
É sin troppo facile andare con la mente alla discesa in campo di Silvio Berlusconi nel 1994 ed al facile entusiasmo, giustificato o meno, che questa iniziativa provocò, ma giova forse ricordare il carattere per molti versi principale della stessa: quella “antipolitica” che, più tardi, l’ex Cavaliere si troverà a rimproverare ad altri suoi antagonisti. La caduta del 1996 e la ripresa del 1998, la ferrea alleanza con Umberto Bossi, la fuga di Pierferdinando Casini prima, la successiva cacciata di Gianfranco Fini, ?sino a giungere all'attuale oscuramento di un più modesto oppositore interno, Gianfranco Fitto, che non lascia presagire nulla di buono, indipendentemente dalla volontà dei singoli attori. In mezzo la nascita del”Popolo della Libertà”, dal predellino di una automobile a Milano - oggi invece da una banalissima pedana è caduto, nel corso della ripresa dei tour elettorali dopo una assenza sancita dai propri guai giudiziari -, la granitica convinzione che soltanto la sua presenza possa funzionare da catalizzatore di espressioni di voto a favore dell’area di centro-destra.
La realtà sembra lì a dimostrare che oggi non è più così e, tutto sommato in un breve arco di tempo, non ipotizzabile prima. L’area politica avversa, il centro-sinistra, ha,suo malgrado, avviato in politica un significativo ricambio: uno dei non molti meriti di Matteo Renzi è quello di aver relegato a sbiaditi ricordi la presenza ed espressione di potere politico di D’Alema, Veltroni, Fassino, Letta, Bindi, Epifani, Marini e compagnia dicendo. Non da ultimo, l’insieme di coloro i quali, senza distinzione di partito, hanno accompagnato Berlusconi lungo tutto il suo percorso stabilendone le connivenze, ha permesso ad un ormai ex comico di creare un movimento che è divenuto, in breve, la seconda forza politica del Paese.
La figura di statista di Silvio Berlusconi ha reso possibile, non da solo, tutto questo. Ci auguriamo semplicemente che non ceda mai l’A.C. Milan o le sue altre aziende. Rappresentano la garanzia, a dispetto dell’età, di tenerlo occupato.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Dopo ben 10 anni va in soffitta la Legge elettorale nota come “Porcellum”. Nell'attesa della firma del Capo dello Stato, la notizia potrebbe suonare come sensazionale se non si fosse obbligati alle considerazioni che seguono.
Dal punto di vista del metodo siamo allo zero assoluto. Il Presidente del Consiglio in carica è ricorso alla fiducia allo scopo di silenziare le voci contrastanti. L’opposizione ha disertato il voto finale espresso, a favore del provvedimento, da 334 deputati. La larga condivisione, ammesso che fosse cercata e ritenuta un evento positivo, è rimasta una chimera; l’opposizione interna al Partito Democratico ha raccolto un risultato qualunque, oltreché privo di carattere (45 – 50, al massimo 70 democratici), “Forza Italia” è riuscita ancora una volta a distinguersi per autolesionismo politico.
Nel merito non si può che esprimere una contrarietà complessiva alla Legge approvata poiché è evidente che essa è ritagliata a misura di premier non potendo o non avendo ritenuto di puntare ad una forma presidenzialista o semipresidenzialista della Repubblica. Si allarga a dismisura il potere del Presidente del Consiglio dei Ministri e si condanna il Parlamento ad un ruolo pressoché notarile a rimorchio dell’esecutivo. Permangono forti dubbi di costituzionalità del provvedimento relativamente all'assegnazione di un premio di maggioranza che dovrebbe trovare giustificazione nella governabilità e che, a modesto avviso di chi scrive, si acquista, invece, con il proliferare dei consensi.
Certamente, nella serata che segue le elezioni conosceremo il nome di un vincitore certo ma, per esempio, nel 1994 (introduzione del “Mattarellum”) e nel 1996 i vincitori non si chiamarono, rispettivamente, Silvio Berlusconi e Romano Prodi?
Alla fine, sono gli uomini che fanno (anche) la politica, senza per questo prendere la parte di nessuno.
Rimane l’amara constatazione che soltanto in Italia si impiegano dieci anni per varare un nuovo sistema elettorale e che se questi fossero i tempi della società il suo progredire rimarrebbe soltanto un pallido auspicio.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Tralasciamo per umana pietà di parlare di quella che sarà la prossima nuova Legge sulla corruzione attesa da più di 740 giorni le cui caratteristiche salienti saranno in ogni caso diverse dall'impianto originario, e molto attenuate. Infatti potremmo perciò definire l’Italia una simildemocrazia, nel senso che. sul percorso italico, i provvedimenti legislativi faticano non poco a giungere a conclusione ed anche quando il traguardo viene tagliato si ha sempre l’impressione che il corridore ciclista stia per cadere rovinosamente a terra.
Registriamo, invece, come sia destinato a perpetuarsi l’orrendo vuoto politico e morale che mina la stessa essenza della simildemocrazia italiana impedendo ad essa di esercitare un qualsiasi altro ruolo in contesti territoriali diversi e più importanti, penso, ad esempio all’Europa. Di ciò è sicuramente responsabile la classe politica italiana del recente passato nessuno escluso, ma anche l’attuale formazione politica di maggioranza relativa del Partito Democratico non è immune da questa forma di letale contagio.
Imperversa la figura politica di Matteo Renzi a capo dell’esecutivo e massimo esponente del partito, ma, come “Forza Italia” sul versante opposto ormai in liquidazione, (i più recenti sondaggi – IPSOS PA per “Il Corriere della Sera” 5.4.2015-) ?le assegnano un modesto 13,5% dei consensi, dietro la Lega Nord lepenista di Matteo Salvini (13,7%), il P.D. si presenta oggi sconquassato al proprio interno da emergenti, nuove ed antiche vicende di corruzione e malversazione per essere cortesi, in significativa emorragia di iscritti, senza una reale rappresentatività sociale. Le preoccupazioni espresse anche recentemente per la tenuta della Ditta da parte dell’ex segretario Pierluigi Bersani hanno, si ritiene, concreto fondamento.
Il Partito Democratico manca ancora di una vera classe dirigente, successiva alla “rottamazione”: a quest’ultima operazione si è sostituito il nulla, fatta eccezione per il capo supremo, né emerge una cultura politica, senza la quale una compagine oggi comunque capace di attrarre consensi, non va da nessuna parte, perché l’adesione ad una forza politica é tale se duratura.
Potrebbe, intanto, essere l’occasione per una vera pulizia nel partito: questa necessaria operazione sfuggì al Partito Socialista di Bettino Craxi nei primi anni ottanta del Novecento e port?, con altre ragioni, alla disintegrazione. Nonostante il clima non ci sentiamo di fare grandi auguri.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia, Programma
Tra qualche ora Sergio Mattarella sarà il nuovo Capo dello Stato. Nulla da eccepire sulla caratura complessiva, più giuridica che politica, della persona. Il percorso seguito che ha portato alla sua elezione merita al tempo stesso alcune considerazioni. Si tratta di un ritorno alla c.d. “prima Repubblica” poiché la nuova prima carica dello Stato proviene da quel periodo. Leopoldo Elia, Benigno Zaccagnini, Ciriaco De Mita ed altri personaggi del tempo possono essere considerati numi tutelari e questo aspetto è di per sé illuminante. Mattarella ha attraversato per intero il corso storico della “Sinistra democristiana” di allora è e trova pertanto indiretta conferma l’attuale caratterizzazione del Partito Democratico che della DC è ormai sempre più la manifestazione riveduta e poco corretta.
Il Presidente del Consiglio Matteo Renzi ha giocato nel frangente assai bene le sue carte conseguendo importanti risultati dal punto di vista strettamente politico. Ha, in primo luogo depotenziato le velleità di uomo di Stato di Silvio Berlusconi non più capace di stare autorevolmente sulla scena politica, coadiuvato in questo involontario disegno autodistruttivo da qualche bilioso aiutante di campo. Non si vede come, tra qualche tempo, “Forza Italia” possa rovesciare il tavolo delle riforme senza escludere il ricorso anticipato alle urne e, così, probabilmente certificare la propria progressiva sparizione.
Matteo Renzi nel corso della vicenda per l’elezione del Presidente della Repubblica ha presentato Angelino Alfano ed il suo gruppo per quello che sono: nulla, in quanto esistono soltanto come pallidi esempi di uomini di potere.
Egli ha contribuito e rendere residuale, nel caso, la posizione del “Movimento Cinque Stelle” di Beppe Grillo che, tanto per cambiare, non è riuscito ad essere concretamente propositivo mentre invece, forse, avrebbe dovuto esserlo anticipando i tempi senza traccheggiare inutilmente. Per umana pietà si tace del gruppuscolo degli “ex Cinque Stelle” in Parlamento come su Marte, perduti nella loro insignificanza.
Da ultimo, non ultimo come risultato il Partito Democratico si è ricompattato intorno al candidato Mattarella trascinando, questa volta, con sé la compagine di Nichi Vendola. Per l’occasione la minoranza PD si è dimostrata tale. Ma forse non era necessario.
ANDREA G. STORTI