Nibali al parco dei principi, Renzi arranca in salita

Vincenzo Nibali, ciclista professionista conquista nuovamente, sedici anni dopo Marco Pantani (1998) la vittoria al Tour de France edizione 2014. Il risultato riporta in alto il mondo delle due ruote e conferma che con abnegazione e spirito di sacrificio nessun traguardo è precluso per i rappresentanti italiani. Analogamente, vorremmo poter dire di coloro che sono chiamati a rappresentarci in politica ma per quanto ci si possa impegnare in questo senso, il risultato è sconfortante. Essi sono, nel frangente, molto impegnati nella definitiva produzione di una riforma istituzionale, ed in particolare del Senato della Repubblica sulla quale gravano migliaia di emendamenti in corso di presentazione. Allo scopo di evitare lunghe e noiose discussioni si fa ricorso al Regolamento interno che prevede il contingentamento dei tempi del dibattito. Scelta non esattamente usuale e tendenzialmente contraria alla democrazia. Registriamo in tutto ciò un palese arretramento civile. Sembra, peraltro, impossibile ogni mediazione che ci riconsegni alla più significativa prassi europea. Ancora, siamo basiti nell'apprendere da fonti statistiche del tutto affidabili che i cittadini italiani, in misura assai significativa, non conoscano nemmeno di che cosa si stia esattamente parlando, pur essendo tendenzialmente favorevoli all'elezione diretta dei componenti il Senato. Si tratta, evidentemente, di uno di quei paradossi per i quali siamo conosciuti in tutto il mondo. Si dovrà successivamente, se mai arriveremo, prendere in esame il varo definitivo di una nuova Legge elettorale attesa ormai da anni – il così detto “Italicum”- oggetto di un patto certo tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi che nessuno conosce , messo a punto nelle segrete stanze della politica quotidiana. Viene semplicemente da chiedersi se ed in che misura stiamo vivendo una dimensione terrena. Infatti, riteniamo, forse per errore, che i problemi siano altri . Li elenchiamo, in prima battuta:
  • P.i.l. - 0,5 su base annua (nel 2015 1,1 secondo il Fondo Monetario Europeo);
  • Produzione industriale - 1,8 annuo, a Maggio 2014;
  • Potere d’acquisto delle famiglie - 0,2 % annuo, nel 1? trimestre 2014;
  • Tasso di disoccupazione annuo 12,6 annuo a Maggio 2014;
  • Disoccupazione giovanile - 43% annuo.
Ecco, dunque, alcuni esempi. Dal punto di vista economico i soli ordinativi dell’industria sono in aumento su base annua, mese su mese (2014 su 2013) del venticinque per cento. Ma di che cosa vogliamo, sempre politicamente, cianciare? ANDREA G. STORTI

Ed ecco il nostro eroe che…

Prendiamo a prestito un famoso incedere caratteristico delle strisce di Charles M. Schulz e del suo cane Snoopy per stigmatizzare l’ inizio del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea . Nel frattempo, succedendo a Manuel Barroso, il lussemburghese Jean Claude Juncker diverrà il nuovo Presidente della Commissione. Non riteniamo quest’ultima notizia positiva, in quanto il nuovo Presidente della Commissione Europea è certamente espressione della “vecchia Europa” nell'accezione negativa del termine. Egli aveva sin qui guidato il c.d. Eurogruppo, cioè l’organismo continentale che riunisce i Ministri delle Finanze della UE ed è un noto sostenitore della linea intransigente sin qui adottata in termini di politica generale e per quanto si riferisce, ad esempio, al rigore dei conti pubblici, esigenza strutturalmente corretta ma che non può rappresentare l’unico imperativo cui uniformarsi, come la storia recente ha ormai inequivocabilmente decretato. Il baratto del Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi ”...riforme in cambio di maggiore flessibilità nella gestione economica dei Paesi...” è destinato a non reggere se il rappresentante del più importante organismo interno dell’Unione è un boiardo di vecchia data. Ciò nondimeno se egli accompagnerà l’edizione europea delle “larghe intese”, numericamente non superabile, ma politicamente poco decifrabile poiché tiene assieme Popolari Europei, Socialisti e Liberali. Il nostro eroe vaneggia di Stati Uniti d’Europa forse non ricordando che mancano le pre-condizioni per l’avvio di un progetto che avrebbe, questo sì, portata e valore inestimabile. Che cosa ci attende, quindi? Una linea politica dai tratti pirotecnici, similtecnologica, con grandi enunciazioni, molto attivismo fine a se stesso e, temiamo, molto scarsa lungimiranza. Si dovrebbe, dunque trattare di quanto è stato finora proposto e sta avvenendo in Italia ed i cui risultati stentano molto, per usare un eufemismo. Crescita e lavoro? Ad oggi, abbiamo visto assolutamente poco in quanto a crescita economica, nulla per quanto concerne il lavoro (Disoccupazione generale + 12,6 – Maggio 2014-, con trend in crescita). Tutto qui? Forse è opportuna una breve pausa di riflessione. ANDREA G. STORTI

Il modello veneto

Evidentemente le vicende di corruzione in tema di opere pubbliche legate all’Expo di Milano non erano sufficienti; nell'opulento ed oggi meno ricco Nord Est d’Italia emerge nuovamente a distanza di circa un anno la vicenda giudiziaria legata alla costruzione ed implementazione dei moduli sperimentali elettromeccanici (MOSE) nella laguna di Venezia. Presentata internazionalmente come esempio dell’italico genio, si è rivelata pare soprattutto -gli accertamenti sono ancora in corso- centro motore di pratiche corruttive molto più raffinate rispetto alla cloaca di tangentopoli del 1992. Essa ha portato nuovamente sotto la luce dei riflettori personaggi del tipo di Giancarlo Galan, per 15 anni governatore, senza ombra di dubbio, della Regione Veneto, l’On. Lia Sartori, parlamentare europeo fortunatamente uscente, ma anche Giorgio Orsoni, attuale Sindaco di Venezia e Giampietro Marchese entrambi esponenti di punta del Partito Democratico Veneto, per non fare torto ad alcuno dello schieramento delle “larghe intese” nazionale. Eppure, dalla seconda metà degli anni Settanta del Novecento e per circa vent'anni si parlava, in economia, di modello Veneto di sviluppo, passato dai Dogi della D.C. (un ricordo per tutti, Carlo Bernini, morto nel 2011; Presidente della Regione Veneto dal 1980 al 1989, anch'egli coinvolto nella prima tangentopoli) agli alfieri di “Forza Italia” con il placet della Lega Nord (l’attuale Presidente del Veneto Luca Zaia è stato a lungo assessore della Giunta Galan). Oggi risulta evidente l’abbaglio dei tanti titolati economisti di allora ed odierni, spesso proni di fronte al potere politico. Un periodo di prolungata crisi economica come l’attuale ha sancito la fragilità di ciò che tutto era fuorché un modello da seguire. Rimane, invece, la mole di transazioni all'interno delle quali il marcio affiora. Se a questo aggiungiamo la proliferazione legislativa in materia di appalti pubblici con la caratterizzazione di inutili Leggi Speciali si comprende come il controllo di legittimità esercitato dalla Magistratura diviene fatica a volte inutile, fortunatamente non sempre. Rimane da chiedersi se riusciremo, in tempi ragionevoli, a scrollarci dosso la condizione, precipuamente italiana, per cui l’occasione fa l’uomo ladro. Sempre. ANDREA G. STORTI  
…e crebbe un nuovo sistema di potere…

…e crebbe un nuovo sistema di potere…

Elezioni europee ed, in parte, amministrative del 25 Maggio scorso. Sconfessati tutti i sondaggi e gli exit poll. Vince il Partito Democratico con il 40.81 dei consensi: mai nella sua, pur breve, storia aveva raggiunto un simile risultato, né alcuno di loro lo prevedeva; eppure è accaduto in un contesto dove la politica nazionale aveva, per l’ennesima volta, presentato il suo volto peggiore fatto di corruzione e spregio dei cittadini. Cosa succede? Semplicemente che attorno alla figura politica di Matteo Renzi si va formando un sistema di potere stile “DC anni cinquanta” del Novecento. Nel confermare che non si tratta della figura di un nuovo, irraggiungibile statista, né tantomeno di un genio politico, egli ha però sinora costruito con abilità una ragnatela di potere che imbriglia le differenziazioni interne e mette in difficoltà i più noti avversari politici. Ha giocato sull'esito delle ultime elezioni anche un colossale errore di comunicazione da parte del suo principale competitore, Beppe Grillo, il quale ha messo in campo la consueta energia insieme ad una carica distruttiva e negativa della quale l’elettorato più maturo ha provato timore e dalle cui prese di posizione si è allontanato. Oltre a ciò, torniamo a ribadire come il M5S debba presentare, per il futuro, una proposta politica complessiva rivolta alla società europea e nazionale che lo faccia uscire dalle secche della protesta e della sola politica antisistema che oggi lo costringe ad arretrare al 21.15 % dei consensi. Non sarà più possibile rimanere nel limbo dell’indeterminatezza. Per contro il Partito Democratico dovrà dimostrare che una cosa sono gli annunci, altro è la proposta di governo non demagogica, lungimirante se, come negli intendimenti dichiarati si intende disegnare, proporre un nuovo architrave istituzionale e conseguenti politiche per il lavoro e l’occupazione, la tutela dei diritti del pi? debole, nuovi modelli di convivenza sociale che parrebbero essere anche gli obiettivi di una politica capace di ritornare, se mai lo è stata, al suo vitale ed irrinunciabile ruolo. ANDREA G. STORTI
Tra il comico ed il politico

Tra il comico ed il politico

Tempo di elezioni europee. É del tutto evidente la necessità di una radicale nuova politica continentale a partire dalla rappresentanza sino a toccare anche, e non solo, i temi dell’economia. Noi cittadini italiani non ci saremo. Questa ventata di pessimismo, non usuale per chi scrive, deriva dall'oggettività della situazione. Infatti, al di là degli obbligati rapporti intergovernativi che, nella situazione , non possono tuttavia rappresentare l’unica modalità di possibile confronto, l’intero processo di costruzione dell’Europa vacilla paurosamente. Tolto il Partito Democratico che appoggia apertamente la costruzione dell’Europa, più per stato di necessità che per fattivo contributo ideale, si sono nel tempo definite posizioni apertamente antieuropeiste. Interessa qui segnalare non già la posizione di Silvio Berlusconi ormai avviato al definitivo declino politico e perciò carico di veleno nei confronti di tutti i competitors, bensì alcune prese di posizione stupefacenti di Beppe Grillo collocate tra i temi della attuale campagna elettorale. Alla persona in questione nulla interessa del destino dell’Europa e ciò appare, purtroppo, solare. É invece molto deludente prendere atto che, sia pure in un clima elettoralistico – condizione che sia chiaro non giustifica alcunché – il comico-politico abbia, in un breve volgere di tempo, prima sostenuto la validità di una ipotetica secessione veneta da operetta per la quale non è certamente sufficiente appellarsi al principio di autodeterminazione dei popoli ed, in secondo luogo, sporcato la memoria di Primo Levi proponendo un fotomontaggio almeno di cattivo gusto sui luoghi dell’olocausto con un tentativo di parallelismo storico senza dubbio azzardato. Non pago, evidentemente, egli minaccia “...di rivoltare l’Europa della Merkel come un calzino...” stracciando il fiscal compact a suo tempo definito in termini economici e firmato dall'allora governo del Prof. Monti. Ora, che il fiscal compact debba essere completamente rivisto o cancellato pare ormai – ci auguriamo- esigenza condivisa; si teme, invece, che altri proponimenti siano esattamente speculari ai ripetuti annunci “riformistici” provenienti ormai quotidianamente da Palazzo Chigi. Il maestro ed iniziatore di tutto questo, in fondo, lo conosciamo. Ha imperversato nella politica italiana nel corso degli ultimi vent'anni... ANDREA G. STORTI