di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Ci accingiamo a scrivere dell’Assemblea Nazionale del Partito Democratico che certifica l’elezione di Matteo Renzi a nuovo segretario del Partito dopo l’esito delle recenti primarie. Raccontiamo cioè di uno dei peggiori fallimenti nella storia della sinistra, o pseudo tale, italiana.
Ricordiamo ancora, nonostante i cittadini italiani dimostrino, per l’ennesima volta, poca memoria politica l’imperativo della positiva commistione delle principali culture politiche del nostro novecento, la cattolica e quella laico-socialista in primo luogo. Di tutto questo, in realtà, i paladini di turno della nascente stella del panorama politico italiano Fassino, Rutelli, Veltroni, Franceschini, Bersani, D’Alema, Epifani ultimi alfieri del nuovo verbo sono riusciti nell'impresa di fare terra bruciata di tutto, consegnando le spoglie del Partito Democratico nelle mani di Matteo Renzi, ormai uomo solo al comando, dopo aver rotto letteralmente i coglioni per un tempo troppo lungo sul partito plurale e diversità del tipo, sempre meno digeribili. Non è cioè condivisibile che una parte della politica italiana attuale sia nelle mani di un nuovo solista dopo Berlusconi e Grillo. Ciò significa, semplicemente, non sapere leggere gli errori del passato e perpetuarli nel tempo.
Certamente, Matteo Renzi, se agirà coerentemente, saprà produrre dei risultati rispetto a chi lo ha preceduto per la semplice ragione che molti dei temi che hanno segnato l’ultimo scorcio della politica nazionale sono ancora del tutto irrisolti (il ruolo dell’Italia in Europa, una politica per l’istruzione e la ricerca, il disastro economico, il rinnovamento delle istituzioni, una macchina dello Stato capace di viaggiare, il riposizionamento dei diritti etici e civili ed altro ancora) ma la via maestra sembra non essere il baratto degli impegni, indipendentemente dagli interlocutori.
Nuove povertà sociali attendono una urgente risposta. Queste coinvolgono, ormai, l’intero continente europeo. Non è, pertanto più sufficiente l’insieme dei provvedimenti del singolo Paese. Dobbiamo assolutamente evitare di proporci, nei fatti, come la Nazione perennemente in ritardo su tutte le questioni aperte. Servirebbe un perentorio scatto in avanti. Ciò che il “governo delle larghe intese” non ha saputo produrre. Intanto annoveriamo un’altra stella cadente, o meglio caduta, della politica italiana: Umberto Bossi. Che sia un buon viatico?
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Con la scissione intervenuta all'interno del “Popolo della Libertà”, termina, nei fatti,l’esperienza di “governo delle larghe intese”, tenacemente propugnata, prima di tutto, dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano.
Se così sarà, dopo la decadenza da Senatore di Silvio Berlusconi (in aula il 27 Novembre), egli dovrebbe rassegnare le proprie dimissioni aprendo la strada alla nomina di un successore. Nulla accadrà di tutto questo, perchè questo in Italia non si verifica.
Avremo, invece, una nuova maggioranza politica nella quale al Partito Democratico si affiancherà il tentativo di un “Nuovo Centrodestra Italiano”, già alle porte. Non siamo interessati al gioco “governo più forte/governo più debole” che sembra fare capolino. Anche questa nuova messa sarà officiata da Re Giorgio I? che, potremmo auspicare, potrebbe così concludere questo secondo settennato e dedicarsi, finalmente, alla famiglia. Sperimenterebbe, non in prima persona, quale significato sta avendo la crisi economica per milioni di concittadini alla soglia di una nuova povertà, incontrare per strada la moltitudine di giovani senza lavoro, dove proprio la famiglia si sta rivelando un eccellente ammortizzatore sociale. Abbiamo bisogno di molte cose ma non di nuove alchimie politiche lontanissime dalla persona: forse ciò non è ancora pienamente compreso. Il normale incedere degli eventi farà giustizia di questo.
Diranno: “non c’è alternativa a questo governo”: ma essa è stata mai realmente cercata? ” La priorità è la crescita economica”: ma abbiamo messo in atto le condizioni per raggiungerla? “Ce lo impone l’Europa”:, ma siamo certi che è questa l’Europa che vogliamo? “Devono crescere i consumi”:, ma con quale denaro vi si accede? Un esempio di come quattro messaggi che si ripetono ormai all'infinito incontrano e provocano altrettanti immediati interrogativi. Il punto è proprio questo: il deserto sostanziale di risposte.
Le “larghe intese” si sono rivelate una ipocrisia poiché sulle questioni di maggiore importanza la divaricazione tra la posizione del Partito Democratico e quella del Popolo della Libertà è sempre puntualmente emersa: nessuno o pochi, peraltro, si attendevano che ciò non accadesse. Il prodotto, tuttavia, è zero: alla fine questo è ciò che, purtroppo, conta.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Finisce, nel peggiore dei modi, l’avventura politica di “Scelta Civica”. Il suo fondatore, il Sen. Mario Monti tornerà ad essere un parlamentare a vita e nulla di più. Non è molto frequente che, in Italia, un personaggio riesca a dissipare, in un – tutto sommato – breve arco di tempo, una credibilità politica che sino allo scorso Gennaio andava costruendo . A memoria ricordo il solo caso, relativamente recente di Mario Segni, al crepuscolo della Democrazia Cristiana. Per contro, anche la storia politica di Silvio Berlusconi volge al termine.
Tuttavia, il cammino verso l’oblio è in questa situazione più lento. Potrebbe coincidere con la sua decadenza da Senatore: se ciò avvenisse, con ogni probabilità, il passaggio successivo sarebbe dato dal tentativo di apertura di una nuova crisi di governo, dopo quella a lungo sfiorata degli inizi del precedente Ottobre e, nel caso in cui il governo di Enrico Letta superasse questo scoglio, correremmo verso una definitiva scissione all'interno del maggiore partito dell’area di centro destra nazionale. Dal momento che questi passaggi paiono già scritti se ne attende la reale conferma, anche se il terreno politico mai è uniforme.
Perché, invece, non un altro crocevia?
Per esempio:
- la definitiva decadenza di Silvio Berlusconi, accompagnata da una pluriennale interdizione dai pubblici uffici;
- il governo attuale che presenta in Parlamento una nuova Legge elettorale attesa ormai da anni che abbia al centro la certezza del formarsi di una compagine governativa;
- lo scioglimento delle Camere;
- una nuova consultazione politica dei cittadini;
- la successiva elezione, possibilmente diretta, di un nuovo Capo dello Stato non ottuagenario e non espressione dell’Italia politica del Novecento.
Ad indicare la necessità di un diverso percorso il fatto che il nostro Paese si segnala, per esempio, per una crescita assai preoccupante del fenomeno delle “nuove povertà” (Fonte: Coldiretti – Forum internazionale dell’agricoltura e dell’alimentazione – 2013). Per effetto della crisi economica e della perdita del lavoro, si registra un aumento esponenziale degli italiani senza risorse sufficienti ai bisogni alimentari. I connazionali indigenti che hanno ricevuto pacchi alimentari o pasti gratuiti attraverso i canali no profit che distribuiscono le eccedenze sono oggi sono oggi più 4 milioni (2,7 milioni nel 2010). Si potrebbero indicare, ulteriormente, tutta una serie di dati macroeconomici che certificano una crescita soltanto a parole. Basta questo, ed è problema più urgente dell’ ipotesi di dimissioni del Ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
In questo primo scorcio di Ottobre siamo avvolti da un dubbio politico di grande spessore. Il ventennio di Silvio Berlusconi è finito?
L’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri ha già risposto positivamente. Noi saremmo più prudenti. Dopo il flop dell’ultimo tentativo di crisi di governo si tende, da parte governativa, ad indulgere verso un ottimismo non soltanto di maniera. Giustificato? Non sembra.
Primo: la situazione nazionale economica non presenta miglioramenti significativi ed il prossimo varo della Legge di stabilità non sarà certo operazione rivoluzionaria, pare anzi piuttosto sbiadita.
Secondo: il corollario europeo si caratterizza per una conferma della politica del rigore senza aggiustamento alcuno, per cui i potentati consueti imporranno, ancora una volta, il rispetto di condizioni che andrebbero rivisitate e riviste.
Terzo: la complessiva situazione sociale tiene per il massiccio ricorso alla cassa integrazione formalmente diminuita e per l’azione di supporto generazionale, in particolare a favore dei giovani il cui livello di disoccupazione ha superato, in Italia, il quaranta per cento. Quarto: la società nell'insieme, offuscata da queste condizioni, si ripiega su se stessa come una vela in balia del vento e non pone i valori di impegno, forza e solidarietà al centro della propria azione. Queste tre direttrici dovrebbero rappresentare l’essenza dell’agire politico. Tuttavia, le forze di governo passano dal continuo rinvio al nulla, ciò che rimane insegue un problema di decadenza soggettiva e pertanto, insignificante, oppure rischia di infrangersi su di un conflitto interno, e quest’ultima condizione vale per tutti, nessuno escluso.
Una volta presentati i problemi economici, la bussola politica vira ancora una volta su Silvio Berlusconi. É mai possibile?
L’attore ancora principale non lascerà facilmente la scena, neanche di fronte ad intemperanze del pubblico. É, forse, non sbagliato pensare che tenterà , a breve, di portarci a nuove elezioni. A lui, in fondo, nulla importa dell’interesse generale. Nel contempo, Re Giorgio sta perdendo visibilmente colpi nella convinzione effettiva di sorreggere ciò che da Febbraio ad oggi si è autodisintegrato.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Si è concluso il primo atto ufficiale della decadenza di Silvio Berlusconi da Senatore. Trascina con sé, crediamo, la c.d. “Seconda Repubblica“. Perché mai avrebbe dovuto essergli garantita una “agibilità politica”, neologismo e condizione tutta italiana? Può essere che egli rappresenti il voto di milioni di italiani, ma la condizione di pregiudicato che gli deriva da inquietanti vicende è soltanto sua. Purtroppo, abbiamo assistito nell'agone politico nazionale a giorni e giorni di discussioni sul nulla. Pare, peraltro, fallita la deprecabile forma di ricatto esercitata nei confronti dell’attuale esecutivo, già di per sé non esattamente stabile. Il procedere del governo Letta è incerto ed una aggettivazione che calza a pennello nel descrivere la sua situazione è “inconcludente”. Come altro definire questo continuo “stop and go” inframezzato di violazioni costituzionali e di continue dichiarazioni demagogiche? Non è forse chiaro che una composizione di governo basata su due formazioni politiche estremamente diverse porta, inevitabilmente, alla non conclusione o a processi dimezzati?
IL Capo dello Stato, anziché presentare la situazione come un ineluttabile stato di necessità dovrebbe, come si suol dire, trarne le conseguenze. Non si vedono, infatti, disastrose conseguenze se non pari alle attuali condizioni. Il problema è che votare con l’attuale Legge elettorale rischia di riprodurre ancora una volta una condizione di maggioranza politica riconducibile ad una sola delle Camere. Qui sta una delle pesanti responsabilità del governo “delle larghe intese”. Nonostante siano da tempo trascorsi cento giorni dal suo insediamento non si è provveduto all'intesa ed alla presentazione di una nuova Legge elettorale necessaria a sbloccare un vergognoso impasse. Quello che sembra un problema tecnico, rivela, invece, uno stallo tutto politico che deve essere rimosso. Senza questa pre-condizione non si andrà da nessuna parte. Siamo tuttavia, ormai, ai titoli di coda e non assume certo grande significato ricreare “Forza Italia” o “Alleanza Nazionale”, riportando indietro gli orologi del tempo, fingendo di non comprendere come questi ultimi siano soltanto ingannevoli, pesanti amuleti.
Il tempo per le forze politiche tradizionali sta per scadere.
ANDREA G. STORTI