di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Si è concluso il primo atto ufficiale della decadenza di Silvio Berlusconi da Senatore. Trascina con sé, crediamo, la c.d. “Seconda Repubblica“. Perché mai avrebbe dovuto essergli garantita una “agibilità politica”, neologismo e condizione tutta italiana? Può essere che egli rappresenti il voto di milioni di italiani, ma la condizione di pregiudicato che gli deriva da inquietanti vicende è soltanto sua. Purtroppo, abbiamo assistito nell'agone politico nazionale a giorni e giorni di discussioni sul nulla. Pare, peraltro, fallita la deprecabile forma di ricatto esercitata nei confronti dell’attuale esecutivo, già di per sé non esattamente stabile. Il procedere del governo Letta è incerto ed una aggettivazione che calza a pennello nel descrivere la sua situazione è “inconcludente”. Come altro definire questo continuo “stop and go” inframezzato di violazioni costituzionali e di continue dichiarazioni demagogiche? Non è forse chiaro che una composizione di governo basata su due formazioni politiche estremamente diverse porta, inevitabilmente, alla non conclusione o a processi dimezzati?
IL Capo dello Stato, anziché presentare la situazione come un ineluttabile stato di necessità dovrebbe, come si suol dire, trarne le conseguenze. Non si vedono, infatti, disastrose conseguenze se non pari alle attuali condizioni. Il problema è che votare con l’attuale Legge elettorale rischia di riprodurre ancora una volta una condizione di maggioranza politica riconducibile ad una sola delle Camere. Qui sta una delle pesanti responsabilità del governo “delle larghe intese”. Nonostante siano da tempo trascorsi cento giorni dal suo insediamento non si è provveduto all'intesa ed alla presentazione di una nuova Legge elettorale necessaria a sbloccare un vergognoso impasse. Quello che sembra un problema tecnico, rivela, invece, uno stallo tutto politico che deve essere rimosso. Senza questa pre-condizione non si andrà da nessuna parte. Siamo tuttavia, ormai, ai titoli di coda e non assume certo grande significato ricreare “Forza Italia” o “Alleanza Nazionale”, riportando indietro gli orologi del tempo, fingendo di non comprendere come questi ultimi siano soltanto ingannevoli, pesanti amuleti.
Il tempo per le forze politiche tradizionali sta per scadere.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
L’assoluta mediocrità della classe politica italiana ha in queste settimane probabilmente toccato il fondo. Non so se e quanto ricorderemo degli ultimi vent'anni di storia politica nazionale, in quanto una simile parentesi andrebbe cancellata. Ai partiti politici del Novecento si è sostituito il nulla e non è un caso che mai come in questo scorcio di ultimo novecento sino ai primi lustri del Duemila corruzione e malversazione abbiano imperversato. A ”sinistra”, uso queste categorie per semplificare poiché non vi è altra ragione, il progetto del Partito Democratico è miseramente fallito per la pochezza dei protagonisti e le loro povere idee. Un carrozzone alla deriva (2011 – 860.000 iscritti; 2013 – 500.000) incapace di fornire una credibile rappresentazione politica della complessità sociale di oggi. Peraltro a “destra”, dove un conservatorismo illuminato di carattere nazionale mai è esistito, al declinare della maggiore figura politica, un buffone in ambito europeo, Silvio Berlusconi, del cui sole i cittadini italiani hanno ritenuto di potersi giovare compiendo un clamoroso, pesante errore, subentra il nulla del nulla ed i soggetti che si accalcano intorno al palco sono, perlopiù, dei clown tristi e di nessuno spessore. Per questa ragione potrebbe farsi strada una tentazione dinastica, al cui solo pensiero si rabbrividisce d’Agosto. Qualcosa di simile alle democrazie europee ed extraeuropee da operetta, dalla Russia a Cuba, passando per i Paesi ex-satelliti dell’Unione Sovietica (Kazakhstan e dintorni). É incredibile come i luogotenenti della riproposta ”Forza Italia” saprebbero adattarsi perfettamente qualora il passaggio di consegne in casa Berlusconi dovesse realmente avvenire. Ci auguriamo che un maturo Paese europeo sappia, invece, sottrarsi a questa eventualità, soprattutto in un momento in cui l’economia italiana non presenta esclusivamente dati negativi, frutto di una complessiva situazione continentale non pi? caratterizzata soltanto dal buio assoluto. Per quanto ci riguarda auspichiamo che il Partito Democratico non inventi qualche cosa di inatteso di cui soltanto loro sono capaci, per esempio una larghissima... intesa...
In fondo, un consulente nel settore delle pubbliche relazioni ed un comico in un breve arco di tempo hanno saputo fare meglio.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Si raccontano sul suolo italico storie che potremmo definire di ordinaria follia. Il campo interessato è, con evidente, negativo disappunto quello economico sociale e non saremmo sorpresi se nel prossimo futuro dalla civile constatazione e contestazione si passasse a forme di rivolta popolare. Non si aprirà una guerra civile; stiamo divenendo troppo poveri per sostenerla.
La Francia, per rimanere all'Europa ha acquisito una posizione di preminenza in alcuni mercati, ad esempio l’agroalimentare, nonostante ?alcuni dei suoi indicatori macroeconomici si segnalino negativamente. Il settore della creazione del lusso desta l’interesse d’oltralpe e segnali di possibili acquisizioni oltre quelle già definite sono ormai alle porte. Il cosi detto “Made in Italy” sta mettendo le ruote ed il nostro manifatturiero, comunque secondo soltanto alla Germania in campo europeo arretra costantemente.
Si cerca di contrastare la delocalizzazione: i casi Indesit di Fabriano (Ancona) per l’industriale, IBM Italia Segrate (Milano) per il tecnologico, MCS (Ex Marlboro, ed, in parte, Marzotto) di Valdagno (Vicenza) per il tessile, la Berco di Rovigo per il metalmeccanico sono esempi di crisi acute contro le quali “il Decreto del fare” diventa operato risibile.
Per contro, il caso Mediaset che vedeva imputato per frode fiscale l’On. Silvio Berlusconi si chiude con la definitiva sentenza di condanna da parte della Corte di Cassazione, dopo un percorso durato dodici anni cui anche le scelte dell’imputato hanno contribuito attraverso lodi, impedimenti, leggi ad personam e competenze di sede processuale.
La situazione venutasi a creare apre, evidentemente, un problema politico.
Irricevibile una richiesta di grazia, considerata correttamente un caso di analfabetismo giuridico, e temerario il ricorso alla piazza, dagli incerti esiti per i sostenitori del Popolo della Libertà, crediamo opportuno, come avverrebbe in qualsiasi matura democrazia dell’Occidente europeo, dare piena esecuzione al dispositivo di sentenza con la decadenza immediata dall'incarico di Senatore, avallata dal Parlamento per la camera di appartenenza (Legge Anticorruzione del 2012 – Governo Monti) e non candidabilità a premier per i prossimi sei anni.
In una Nazione normale, poi, un Partito il Democratico presente al Governo in coabitazione con una forza politica il cui primo rappresentante è un pregiudicato per reati contro lo Stato ne trarrebbe le inevitabili conseguenze.
O, forse, è sperare troppo?
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Appare ormai solare che questo governo si distingue, in maniera pressoché esclusiva per la politica del rinvio: cosi è stato per l’ IMU, per il prospettato aumento dell’imposta sul valore aggiunto di un punto percentuale ed altro ancora. É stato pubblicato il “decreto del fare” e ci si chiede con quale supponenza sia stato così definito, dal momento che la tracotanza dell’atteggiamento è invece, ad avviso di chi scrive, evidente rispetto ai risibili, insufficienti contenuti del provvedimento. La provocazione con la quale Beppe Grillo. leader del M5S, forza d’opposizione, chiede l’intervento del Capo dello Stato per lo scioglimento delle Camere è indice della situazione che si è venuta creando.
All'interno di tutto questo si segnala, in particolare la posizione del Partito Democratico per l’inaudita gravità. Frastornato da beghe interne riconducibili alle regole da porre in essere per la prossima scadenza congressuale, i loro rappresentanti hanno, per esempio, bocciato in aula (insieme al PdL) l’introduzione del reddito di cittadinanza nella evidente convinzione che altre siano le situazioni da tutelare. Non paghi di questo?hanno poi contribuito, in maniera determinante a due ennesimi rinvii:
- per l’acquisto definitivo degli F-35 da parte del Ministero della Difesa, presentando la cosa come una vittoria ignorando, ancora una volta, sulla questione il dettato costituzionale;
- accodandosi, nel rinvio dell’elezione dell’On. Daniela Santanchè a quarto Vice Presidente della Camera dei Deputati forse in attesa che un colpo di spugna cancelli il recente passato dell’interessata, che nel 2008 fu candidata alla Presidenza del Consiglio per la Destra ed ebbe a sostenere che ...”Berlusconi vuole le donne solo orizzontali...”.
Intanto, una figura politica di eminente spessore, il Sen. Mario Monti, minaccia l’apertura della crisi politica se il Governo non cambierà passo, chiedendo la convocazione di un vertice di maggioranza, come ai tempi belli della c.d. Prima Repubblica. Se queste son le larghe intese….
Che tristezza infinita!!!
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Roma, Brescia, Catania, Treviso, Imperia, Viterbo alcune delle città dove ha prevalso il centro sinistra: 16 a 0 nei capoluoghi di provincia; questo l’esito del confronto Pd – PdL nei ballottaggi amministrativi, una partita senza storia. Eppure il dato più importante non è questo: l’affluenza complessiva non supera il 50% e si attesta al 48,6%. Ecco il motivo di un allarme senza precedenti.
I cittadini non riversano nella politica alcun significativo interesse, nessuno escluso. Per contro, la stessa classe politica compie ogni sforzo per allontanarsi dai potenziali elettori; e ci riesce.
Appare uno sterile dibattito sulle forme istituzionali più consone al “sistema” Italia, ricordando come il tema fu introdotto nel lontano 1979 dall'allora Onorevole Bettino Craxi , favorevole all'introduzione del c.d. presidenzialismo, il quale quattro anni dopo diverrà il primo Presidente del Consiglio socialista italiano della nostra storia. Ed ebbe poi termine, di fatto, la parabola politica del P.S.I.
Siamo, oggi, 2013, ancora fermi a questo. Perchè un “governo delle larghe intese” dovrebbe riuscire, nell'arco di diciotto mesi in un processo di riforma costituzionale ed istituzionale importante e, non casualmente, cosi datato? Crediamo che nessuna attuale compagine politica possa intestarsi il successo alle recenti elezioni amministrative, né tanto meno ergersi a supremo baluardo di una riforma infinitamente più grande dei partiti che dovrebbero inscenarla. Infatti, registriamo come il Pd sia molto lontano dalla costruzione stessa di una moderna forza politica autenticamente riformista mentre i fatti più recenti dimostrano che il PdL senza Silvio Berlusconi, antieuropeista reale, non esiste. Il M5S mostra, per ora, il suo tratto dilettantistico, aggrovigliato in vicende di scarsa democrazia. Parliamo, dunque, della grande maggioranza dell’elettorato italiano, e per questa ragione non indulgiamo facilmente all'ottimismo che sembra invece permeare l’azione attuale del governo, senza che, a nostro avviso ne ricorrano gli estremi. Sarà forse l’ottimismo della volontà che, tuttavia, da solo non crea improvvisa crescita. Le casse invece, queste sì, sono desolatamente vuote.
ANDREA G. STORTI