TAV, Pedemontana Veneta ed altri incidenti

Abbiamo atteso qualche tempo per scrivere di questo tema, assai controverso considerate le opposte posizioni, ed oggetto di passioni spesso degenerate in una violenza priva di senso ed ingiustificabile. Per quanto concerne la questione TAV, chiarisco di essere favorevole alla sua realizzazione: l’unica condizione è che una simile opera , certamente imponente, tenga conto dei problemi di impatto ambientale che essa stessa genera. Altre obiezioni non hanno ragione di esistere se non per quanto concerne l’aggiudicazione dei lavori, all'interno della quale ci si attende una selezione corretta e trasparente. Sembra, tuttavia, che ambedue le situazioni facciano da sfondo alla rivolta delle popolazioni locali, che tanto spazio ha occupato nelle cronache del periodo. Due appunti: risulta che negli anni recenti altre importanti costruzioni infrastrutturali abbiano avuto geograficamente al centro la Val di Susa con implicazioni di carattere conservativo-ambientale, senza che la popolazione del luogo abbia mosso un dito. Ciò farebbe pensare che nella attuale condizione, significativa parte abbiano gruppi di contestazione ispirati da ragioni di altra natura, politico e/o sociale. Se parte non trascurabile hanno i movimenti comunque e sempre insurrezionalisti, è opportuno che il corridoio Torino-Lione sia interamente realizzato senza discussioni infinite. Il secondo aspetto concerne una problematica più generale connessa all'iter di realizzazione, che primaria importanza sta assumendo anche nel caso della realizzazione autostradale in territorio veneto, è peraltro di completamento della rete già esistente. In questo caso la Regione Veneto sta assumendo un atteggiamento di netta chiusura nei confronti delle istanze di parte delle popolazioni locali e dell’opposizione istituzionale, probabilmente nella convinzione che l’aver ottenuto il via libera da parte, invece, dei sindaci interessati consenta di lasciare inascoltato qualsiasi gruppo di pressione. Ciò non può avvenire quando si tratta di appurare la liceità della prassi intervenuta in fase di prosecuzione dei lavori. In questo senso entra in gioco il ruolo della politica, nell'accezione più elevata della stessa, cioè quando essa dovrebbe assicurare un processo di positiva sintesi. Obiettivo lontanissimo per la Giunta Regionale del Veneto in carica. Peraltro le difficoltà del Governo centrale ad?intervenire in materia di contrasto dei fenomeni di corruzione appaiono, nel frangente, evidenti. Quando le rappresentanze periferiche dello Stato mostrano la loro arroganza e protervia il distacco tra cittadini ed istituzioni non può che accrescere. In questa fase abbiamo bisogno di tutto, ma non di questi colpevoli atteggiamenti. ANDREA G. STORTI
Ancora una volta il capo dello stato…

Ancora una volta il capo dello stato…

Si è in presenza di un disegno di Legge “aperto” sul tema del mercato del lavoro. É, pertanto, positivo il fatto che si sia rinunciato a percorrere la strada traumatica del Decreto Legge. La prudenza, in questo caso, rappresenta un passaggio obbligato. É, quindi, rinnovato un importante settore dell’economia, esigenza avvertita e condivisa dalle parti in campo. Il centro del problema non è, tuttavia, come sembra e come già abbiamo scritto, la riscrittura dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. La cosiddetta “flessibilità in uscita” non può essere lasciata all'arbitrio delle imprese che certificano la fine economica di una azienda, e sarà opportuno che il Parlamento intervenga su questo delicato aspetto Suggeriremmo la limitazione a questa modifica. Non è certo un Parlamento di impresentabili e delegittimato nei fatti ad avere titolo nel caso di materie la cui importanza è notevole per il destino della Nazione. La levata di scudi, con accenti vari, dei partiti oggi presenti nelle sedi istituzionali ha, purtroppo, un unico comune denominatore: la scadenza delle elezioni amministrative di Maggio. Accanto a questo, la posizione assunta in materia dal Capo dello Stato ha concretamente ricordato ai competitori che nell'attuale, per propria disavventura insieme?sostengono il governo Monti, che non esistono alternative. Il Presidente del Consiglio, del resto, è stato, in questo senso, inequivocabile. Lo sfondo della questione è però un altro ancora. La riforma del mercato del lavoro non crea di per sè nuova occupazione. Il Governo ha finora agito in termini di rigore di bilancio. I cittadini hanno, loro malgrado, risposto a questa sollecitazione, nonostante il concetto di equità sia sostanzialmente rimasto a livello di intenzione. L’imperativo è invece la crescita. E qui il castello rischia di crollare miseramente. É, infatti, assente il ruolo delle imprese. Quest’ultime, tramite la loro principale associazione si sono limitate ad esprimere una lunga serie di richieste, tenendo sotto traccia l’argomento della riforma del mercato del lavoro, fatta eccezione per il clamore conferito al concetto di licenziabilità, perfettamente in linea con la “new philosophy” di Sergio Marchionne che, in realtà, è più vicina alla Corea del Nord per impronta decisionista, che ad una evoluzione postmoderna. Può essere che invece la crescita economica passi attraverso due dogmi: ricerca e sviluppo ed innovazione di prodotto. Giunge intanto notizia che i tre principali partiti politici hanno raggiunto un accordo su riforme istituzionali e legge elettorale. Per essere un argomento sul tavolo della politica da circa quindici anni, meglio tardi che mai. La paura fa novanta!!! ANDREA G. STORTI

Dopo l’incontro tra Monti ed i fantasmi

Giovedì scorso si è tenuto l’incontro tra il Presidente del Consiglio Mario Monti ed i principali esponenti della coalizione dei partiti che sostengono l’attuale governo. Il paradosso sta nella condizione che nella realtà egli abbia ricevuto dei fantasmi. I principali partiti e con essi l’attuale classe dirigente politica sono, infatti, i protagonisti principali?di una performance cinematografica ormai giunta ai titoli di coda. Qual’è l’esito di questa imbarazzante situazione? Guardando ai principali temi oggetto dell’attuale confronto non sfugge ad alcuno l’effettiva urgenza di avvio a soluzione. La riforma del lavoro è una emergenza non eludibile. Sorprende, invece, la stucchevole contesa sui possibili interventi intorno all’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori che non è certo “il problema”. Ancora oggi rappresenta, per chi scrive, una conquista di civiltà. Se, tuttavia, si manifesta la volontà di conferire ad esso un valore simbolico da intaccare, è evidente che sorgono dei problemi. Altra delicata questione è la riforma della giustizia, impossibile finché su di essa graverà l’ombra, pesante ed irrequieta, del Presidente del P.d.L., On. Silvio Berlusconi. Ecco allora l’intervento , insufficiente, sulla condizione carceraria che viene di fatto dilazionato nel tempo. Si impone, peraltro, una efficace azione di contrasto al fenomeno della corruzione a tutti i livelli, stante la sua gravità. Pare essere convinzione comune alle rappresentanze politiche la necessità di un nuovo intervento legislativo teso, sostanzialmente, a rendere più pesante la configurazione dei reati e le relative conseguenze penali. Per contro la corruzione si arricchisce, giorno dopo giorno, di nuovi episodi che hanno coinvolto le diverse forze politiche. Un sistema che ha dimostrato e dimostra di non essere in grado di autoriformarsi può decretare in forma autolesionistica la propria fine anticipata? É ragionevole pensare che sulla riforma del lavoro interverrà un accordo. É importante che esso non rappresenti una scelta al ribasso ed in questo caso pare inappuntabile la presa di posizione di Confindustria. Già il Decreto sulle liberalizzazioni ha perso per strada molta della sua carica riformatrice.Un ulteriore scacco potrebbe avere conseguenze imprevedibili. La riforma del sistema radiotelevisivo, vista la situazione più generale, può attendere. ANDREA G. STORTI

Il tempo è galantuomo

Il cerchio si chiude. Le vicende politiche nazionali di quest’ultima settimana ci consegnano un protagonista assoluto: il partito del Popolo della Libertà. Quarantasei parlamentari di questa formazione chiedono che venga avviata la procedura per la richiesta di dimissioni del Ministro per la cooperazione e l’integrazione Andrea Riccardi. Quest’ultimo, in un fuori onda televisivo, avrebbe apostrofato come “schifoso” l’atteggiamento tenuto dagli esponenti del “Popolo della Libertà”, il cui segretario nazionale ha deciso di non partecipare ad un vertice con il Presidente del Consiglio Mario Monti ed i suoi omologhi di partito, Pierluigi Bersani e Pierferdinando Casini, che oggi rappresentano la maggioranza politica che sostiene il governo. Non è, tuttavia, come potrebbe sembrare, una questione di buona educazione. Non era gradita la prospettiva che in questo incontro venissero trattati vari temi all'ordine del giorno dell’agenda politica: un giro d’orizzonte si direbbe in gergo. Si sarebbe dovuto approfondire, per esempio, il tema della riforma della giustizia, motivo conduttore della politica dell’ex Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi, emergenza effettiva per quanto concerne la condizione carceraria, non così dirimente per quanto invece riguarda il suo impianto complessivo, a meno che non lo si voglia smantellare per piegarlo ai personali interessi, com’è sempre stato negli intendimenti dell’On. Berlusconi. Non ho particolare trasporto per il Ministro Riccardi, esponente cattolico che rappresenta all'interno del governo Monti quest’anima nel suo carattere neo conservatore, ma ne approvo la definizione della politica che egli, nell'occasione, ha espresso. Del resto, il tentativo di “impeachment” naufraga miseramente dopo qualche giorno a conferma, fortunatamente, della impresentabilità di certa politica. Il partito del Popolo della Libertà si muove ormai come un pugile suonato. Oggi, ha forse ritenuto di aprire la campagna elettorale, profetizzando. per voce del suo segretario, l’ipotesi che una prevalenza della sinistra porti nel breve volgere del tempo a nozze gay e coppie di fatto. Si torna ad agitare il vessillo della famiglia tradizionale (tanto caro all’U.d.C.). Non prendo, per il momento, posizione circa la possibilità che due uomini o donne possano contrarre matrimonio. Mi limito a considerare che essere gay rappresenta una scelta affettiva e personale, non una malattia. Che siano rese legali al pari dell’unione matrimoniale le coppie di fatto è, semplicemente, una battaglia di civiltà da perseguire. L’intervento pubblico del segretario del P.d.L. si è poi incentrato sull'emergenza della questione lavoro. Dopo più di due anni in cui il precedente governo ha totalmente ignorato il tema e la sua priorità. Le fila dei disoccupati, soprattutto giovani, sono divenute, nel frattempo, molto lunghe ed avranno conseguenza per molti anni. É necessario un rovesciamento, prima di tutto, culturale. Ma il tempo è galantuomo. ANDREA G. STORTI