di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
L’immagine e le dichiarazioni dell’On. Silvio Berlusconi all'uscita della sede della procura di Milano di qualche giorno fa rendono perfettamente l’attuale momento politico. Al di la’ della patetica situazione della persona in questione e del suo essere un pagliaccio che, purtroppo ha segnato l’ultimo decennio della politica nazionale, il suo ricorrere al burlesque per giustificare inqualificabili atteggiamenti segna una fase che si chiude a favore di un incerto destino.
Vi è una recessione economica europea che per il momento sembra perseguire la sola strada del rigore di bilancio, antitetica rispetto alla crescita. In Italia non è mancata soltanto quest’ultima. Temiamo che essa sarà assente nel medio periodo. Ciò che è peggio è la non comparsa del concetto di equità sociale, sostenuto soltanto a parole dall'attuale governo. In questo quadro dovrebbe emergere il ruolo della politica, teso a ridurre quantomeno le diseguaglianze sociali. Siamo però lontanissimi non soltanto dall'obiettivo ma anche da una sua parvenza culturale. L’ultimo spettacolo allestito dai partiti politici non ha alcuna dignità: quella stessa che si rischia di vedere ?cancellata per i comuni cittadini alle prese con i problemi della quotidianità.
Aleggia e viene agitato lo spettro dell’antipolitica. Ciò cui assistiamo nei concreti atteggiamenti dei partiti di oggi ?, tuttavia, l’antipolitica. Ogni sorta di indebita appropriazione vede protagoniste le diverse compagini, senza distinzione alcuna. Non può, pertanto, sorprendere che il consenso venga indirizzato verso movimenti di protesta che da sempre esistono, ma che soprattutto in una simile situazione possono pensare di acquistare adesione. Forse, peraltro, non si è ancora raggiunto l’apice.
Assistiamo, stupefatti, alla rincorsa all'ennesimo “nuovo”. Si proporranno cioè nuovi partiti con gli stessi vecchi volti. Una sorta di travestimento civile. Non è, infatti, possibile definire diversamente la rincorsa al centro che si produrrà nel breve-medio periodo. All'assenza di contenuti si sostituiranno nuove sigle, con programmi pronunciati dagli attori di sempre. Risulterà improbo spiegare questa trasformazione al più di trenta per cento dei giovani disoccupati o a coloro che, scoraggiati, un lavoro nemmeno lo cercano più. Certamente Beppe Grillo è persona forse non capace di proporre soluzioni. I partiti cosiddetti tradizionali oggi indicano soltanto il baratro in cui inabissarsi.
La Francia, per contro, volterà forse pagina. Il successo della destra estrema percorre però, inquietante, la strada dell’Europa.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
La grande tristezza dell’esercito padano. Questo è quanto ci consegnano le vicende attuali della Lega Nord. Due tesi assolutamente diverse. La prima del complotto contro il movimento, cui non crede nessuno, probabilmente nemmeno chi l’ha pronunciata. Essa si commenta da sè. La seconda della necessaria pulizia, evocata con potere taumaturgico, quanto improbabile. Dobbiamo chiederci se abbia senso una reggenza di tre persone, delle quali due pienamente coinvolte nelle vicende che dovrebbero originare la pulizia di cui sopra. E la base leghista che dopo aver digerito una per una e per molti anni le Leggi “ad personam” dell’On. Silvio Berlusconi, è capace di assorbire ogni cosa.
Questo è ciò che lasciano sul terreno i combattenti di Alberto da Giussano.
É evidente che il vertice era a conoscenza di quanto avveniva ma risultava preferibile non ricordarlo. Si trattava, peraltro, di individuare dei capri espiatori che fossero, loro malgrado, consenzienti. Che nome abbiano non ha alcuna importanza. Rimangono a parlare i fatti accertati, qualunque sia la piega che prenderanno le vicende giudiziarie.
Non si sono avvertiti squilli di tromba nell’agone politico. Ciò è evidente. La Lega Nord si accoda, come avevamo scritto, alle altre conventicole dove il malaffare regna sovrano. La Legge sul finanziamento pubblico ai partiti venne abolita dai cittadini nel 1993 e subito ripristinata dalle formazioni politiche di allora nel 1994, in senso peggiorativo. Che questo sia il risultato non può sorprendere. Non per questo va accettato. Una leggina sulla trasparenza dei bilanci, laddove il controllore è anche controllato, non cancella l’assoluta nefandezza della questione,? specie in un momento in cui si chiedono sacrifici ai cittadini.
Tutto questo non può durare a lungo.
Ci permettiamo di suggerire due interventi da tempo individuati. Un provvedimento di Legge sulla corruzione politica e sociale che metta gli eventuali colpevoli in condizione di non nuocere per il futuro e che faccia pagare in solido quanto commesso. Un sistema di finanziamento pubblico della politica, necessario, ma corretto che veda al primo posto un tetto all'erogazione di denaro a fronte delle spese sostenute e non oltre.
Soltanto poi un meccanismo di reale vigilanza esterna, che permetta all'Italia di essere in Europa non soltanto per caratteristica geografica.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Siamo stati, purtroppo, profetici. In data 29 Dicembre 2011 scrivemmo su queste pagine un pezzo dal titolo “Il crepuscolo padano”, cui rimandiamo per una serie di considerazioni generali sulle condizioni in cui versa il partito della “Lega Nord”. La realtà supera, tuttavia, ogni immaginazione.
“Una tangentopoli infinita” (altro articolo di questo blog del 4 febbraio 2012) segnalava, all'indomani dell’emergere del “caso Lusi” il possibile collasso della Repubblica sotto l’incalzare di fenomeni di corruzione politica e sociale che ormai avevano raggiunto livelli esponenziali. Nel 1992 (caso Enimont), la quasi totalità della classe dirigente politica si sciolse di fronte al fenomeno dell’illecito finanziamento dei partiti. Oggi verifichiamo, con amarezza, che non è più così. A finanziarsi sono veri e propri clan che si sono costituiti attorno alle compagini politiche con intenti di carattere prima di tutto personale. Questo è quanto ci consegna la lettura delle attuali vicende della “Lega Nord” che hanno costretto alle dimissioni il suo capo storico e, fino ad oggi, indiscusso. Bossi incappa nella parabola più misera, e segue in questo senso il fraterno amico Silvio Berlusconi. Si chiude, con l’epilogo di queste due figure, un periodo cupo e lungo della storia repubblicana. Lo ricorderemo, mi auguro, per evitare di ripeterne gli orrori.
Tutto questo non esaurisce e rende semmai indifferibile un intervento legislativo che ponga un freno alla corruzione. La totale emergenza supera di gran lunga i distinguo nella materia sin qui intervenuti. É altresì necessario un provvedimento di Legge che ridisegni totalmente il finanziamento pubblico dei partiti, ispirato a regole di correttezza e trasparenza oggi assenti.
Notiamo che la limitazione d’intervento chiesta a Novembre al governo Monti viene, di fatto, superata dagli eventi. Non si ha ragione di ritenere che l’attuale esecutivo abbia in s? potere salvifico o taumaturgico. Il cammino della riforma del mercato del lavoro ne è testimone. Gli interventi in campo economico sono stati sinora abbozzati? e pesano principalmente sulle categorie di reddito, dove questo c’è, fisso, ancorchè depauperato. I principali indicatori economici volgono al negativo, in particolare per quanto concerne uno spicchio di futuro da ricavare per le giovani generazioni. Ecco, accanto a ci?, vorremmo che si tracciassero le linee per impedire che lo sforzo dell’economia sia fagocitato da una visione di accumulo di ricchezza personale e personalistica a danno dell’intera collettività.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Abbiamo atteso qualche tempo per scrivere di questo tema, assai controverso considerate le opposte posizioni, ed oggetto di passioni spesso degenerate in una violenza priva di senso ed ingiustificabile.
Per quanto concerne la questione TAV, chiarisco di essere favorevole alla sua realizzazione: l’unica condizione è che una simile opera , certamente imponente, tenga conto dei problemi di impatto ambientale che essa stessa genera. Altre obiezioni non hanno ragione di esistere se non per quanto concerne l’aggiudicazione dei lavori, all'interno della quale ci si attende una selezione corretta e trasparente. Sembra, tuttavia, che ambedue le situazioni facciano da sfondo alla rivolta delle popolazioni locali, che tanto spazio ha occupato nelle cronache del periodo. Due appunti: risulta che negli anni recenti altre importanti costruzioni infrastrutturali abbiano avuto geograficamente al centro la Val di Susa con implicazioni di carattere conservativo-ambientale, senza che la popolazione del luogo abbia mosso un dito. Ciò farebbe pensare che nella attuale condizione, significativa parte abbiano gruppi di contestazione ispirati da ragioni di altra natura, politico e/o sociale. Se parte non trascurabile hanno i movimenti comunque e sempre insurrezionalisti, è opportuno che il corridoio Torino-Lione sia interamente realizzato senza discussioni infinite. Il secondo aspetto concerne una problematica più generale connessa all'iter di realizzazione, che primaria importanza sta assumendo anche nel caso della realizzazione autostradale in territorio veneto, è peraltro di completamento della rete già esistente.
In questo caso la Regione Veneto sta assumendo un atteggiamento di netta chiusura nei confronti delle istanze di parte delle popolazioni locali e dell’opposizione istituzionale, probabilmente nella convinzione che l’aver ottenuto il via libera da parte, invece, dei sindaci interessati consenta di lasciare inascoltato qualsiasi gruppo di pressione. Ciò non può avvenire quando si tratta di appurare la liceità della prassi intervenuta in fase di prosecuzione dei lavori.
In questo senso entra in gioco il ruolo della politica, nell'accezione più elevata della stessa, cioè quando essa dovrebbe assicurare un processo di positiva sintesi. Obiettivo lontanissimo per la Giunta Regionale del Veneto in carica.
Peraltro le difficoltà del Governo centrale ad?intervenire in materia di contrasto dei fenomeni di corruzione appaiono, nel frangente, evidenti. Quando le rappresentanze periferiche dello Stato mostrano la loro arroganza e protervia il distacco tra cittadini ed istituzioni non può che accrescere. In questa fase abbiamo bisogno di tutto, ma non di questi colpevoli atteggiamenti.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Si è in presenza di un disegno di Legge “aperto” sul tema del mercato del lavoro. É, pertanto, positivo il fatto che si sia rinunciato a percorrere la strada traumatica del Decreto Legge. La prudenza, in questo caso, rappresenta un passaggio obbligato. É, quindi, rinnovato un importante settore dell’economia, esigenza avvertita e condivisa dalle parti in campo.
Il centro del problema non è, tuttavia, come sembra e come già abbiamo scritto, la riscrittura dell’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori. La cosiddetta “flessibilità in uscita” non può essere lasciata all'arbitrio delle imprese che certificano la fine economica di una azienda, e sarà opportuno che il Parlamento intervenga su questo delicato aspetto
Suggeriremmo la limitazione a questa modifica. Non è certo un Parlamento di impresentabili e delegittimato nei fatti ad avere titolo nel caso di materie la cui importanza è notevole per il destino della Nazione. La levata di scudi, con accenti vari, dei partiti oggi presenti nelle sedi istituzionali ha, purtroppo, un unico comune denominatore: la scadenza delle elezioni amministrative di Maggio. Accanto a questo, la posizione assunta in materia dal Capo dello Stato ha concretamente ricordato ai competitori che nell'attuale, per propria disavventura insieme?sostengono il governo Monti, che non esistono alternative. Il Presidente del Consiglio, del resto, è stato, in questo senso, inequivocabile. Lo sfondo della questione è però un altro ancora.
La riforma del mercato del lavoro non crea di per sè nuova occupazione. Il Governo ha finora agito in termini di rigore di bilancio. I cittadini hanno, loro malgrado, risposto a questa sollecitazione, nonostante il concetto di equità sia sostanzialmente rimasto a livello di intenzione. L’imperativo è invece la crescita.
E qui il castello rischia di crollare miseramente. É, infatti, assente il ruolo delle imprese. Quest’ultime, tramite la loro principale associazione si sono limitate ad esprimere una lunga serie di richieste, tenendo sotto traccia l’argomento della riforma del mercato del lavoro, fatta eccezione per il clamore conferito al concetto di licenziabilità, perfettamente in linea con la “new philosophy” di Sergio Marchionne che, in realtà, è più vicina alla Corea del Nord per impronta decisionista, che ad una evoluzione postmoderna.
Può essere che invece la crescita economica passi attraverso due dogmi: ricerca e sviluppo ed innovazione di prodotto. Giunge intanto notizia che i tre principali partiti politici hanno raggiunto un accordo su riforme istituzionali e legge elettorale. Per essere un argomento sul tavolo della politica da circa quindici anni, meglio tardi che mai.
La paura fa novanta!!!
ANDREA G. STORTI