Le due armate brancaleone

Si prende spunto da un lavoro cinematografico del 1966 di Mario Monicelli per tentare di definire l’attuale situazione che accomuna i due maggiori partiti politici oggi rappresentati nel Parlamento nazionale. Il così detto “Popolo della Libertà” è accreditato (Atlante politico – La Repubblica/3.6.2012 – Roberto Biorcio- Fabio Bordignon) del 17,4% ed in quattro anni si stima che i voti di Berlusconi e Lega siano scesi dal 45% al 22%, a fronte di una crescita esponenziale del Movimento 5 stelle (M5S). Il primo partito, il Partito Democratico è accreditato del 27,5%. Quattro elettori su dieci sono indecisi. Circa il 30% si potrebbe astenere dal recarsi al voto. É sostanzialmente la radiografia di una possibile rivoluzione e di un fallimento insieme. Un cambiamento ancora incompiuto, mentre il Pd e IdV non riescono ad intercettare lo sfarinamento dei partiti di centro destra. La domanda di cambiamento politico rimane molto estesa e si stima che “…circa un terzo degli elettori sostiene che, qualora si presentasse un partito “nuovo” guidato da un leader “nuovo” e “vicino alla gente” lo voterebbe “sicuramente”. Si parte da ….quasi zero con alle spalle un fallimento di fatto dichiarato dall'attuale classe dirigente politica, nessuno escluso. Troviamo francamente patetiche le ultime prese di posizione in Parlamento dell’On. F. Cicchitto per il Pdl e dell’On. D. Franceschini per il Pd. Il primo ha lanciato il suo anatema nei confronti di chi volesse disegnare un impianto legislativo contro la corruzione degno di un Paese?civile, minacciando, di fatto, con impavida arroganza, una crisi di governo che non è né sarà all'orizzonte se non decisa dal Capo dello Stato. Purtroppo, il paladino di Berlusconi non si è ancora reso conto di parlare ormai per sè e per pochi intimi. Il secondo, poco avvezzo alla tematica insurrezionale, considera rivoluzionario il fatto che si parli non pi? di provvedimenti legislativi “ad personam” ma di impossibilità ad essere rappresentativi in Parlamento di chicchessia, se alle prese con problemi giudiziari. Viene in mente la favola del lupo e dell’uva, tristemente nota. Attendiamo, nel frattempo, che il più grande partito dell’opposizione di oggi estragga dal suo cilindro qualche idea degna di essere ritenuta tale che non abbia a che fare con il posizionamento della nomenclatura interna. Qualche scricchiolio si avverte invece all'interno della compagine di governo, dove appare ormai evidente che alcuni Ministri non sono all'altezza del compito (Esteri, Ambiente e Turismo, per fare un esempio). Ci auguriamo, del resto, che lo stesso Ministro del Lavoro abbia realizzato che i banchi del Governo sono molto diversi dalla cattedra universitaria. ANDREA G. STORTI
Il ducato di Parma

Il ducato di Parma

L’esito del voto di ballottaggio del 20 e 21 Maggio 2012 consegna alcuni inequivocabili verdetti. Una affluenza ancora in calo: 51,3; più città a sinistra; il primo capoluogo ad un “grillino”. La novità più eclatante è proprio quest’ultima: il sindaco di Parma è Federico Pizzarotti del Movimento Cinque Stelle. La città emiliana torna, di fatto, ad essere ducato, in versione pre-unitaria. La città diviene ancora una volta laboratorio politico rispetto al nazionale ed abbandona, per un istante, il suo carico di moderatismo che sempre l’aveva contraddistinta. Il candidato del centro sinistra, Vincenzo Bernazzoli Presidente della Provincia ed espressione del potere emiliano tracciato dal Presidente della Regione Vasco Errani e dal Segretario nazionale del Partito Democratico, il piacentino Pierluigi Bersani si ferma al 39,8. Dove non vi è una novità reale in termini di candidature, il centro sinistra non vince più. Questa la verità. Oppure, se preferiamo, dove l’area di centro sinistra intrallazza e con essa il Partito Democratico (v. Regione Sicilia), vince nientemeno che Leoluca Orlando, a Palermo. Unica eccezione il Comune di Thiene (Vicenza) 23.500 abitanti, dove il Sindaco eletto è espressione di una lista civica costituita dal Pd e dal PdL insieme per far fuori la Lega Nord, esperimento vincente ed agghiacciante allo stesso tempo. Oppure, ancora, giova ricordare l’implosione del Comune di Siena e del suo Sindaco avvitato mortalmente alla vicenda Monte Paschi. Parma è l’esempio del possibile inizio di ciò che potremmo chiamare “terza Repubblica”. Un esponente principale realmente nuovo, PM del settore informatico e non un “culo di pietra” seduto dovunque possa capitare che disserta su improbabili condizioni politiche nuove. Una ventata di aria fresca che rigeneri un ambiente da troppo tempo chiuso in se stesso e privo di un contatto diretto con la popolazione. Una catarsi della quale i cittadini da tempo avvertono l’urgenza, ad esclusione dell’attuale classe dirigente, anche politica. Si tratta, ci auguriamo, solo di attendere facendo attenzione ai percorsi di carattere economico europeo che rimangono non unici, ma fondamentali. ANDREA G. STORTI
Una giornata ancora coperta

Una giornata ancora coperta

Il cielo della politica italiana è ancora coperto. Il voto amministrativo esprime questa pur nuova realtà. Si è trattato di una consultazione elettorale parziale poichè ha votato circa un migliaio dei più di ottomila Comuni della penisola. Alcune considerazioni paiono subito evidenti. L’affluenza complessiva è stata del 66,8 per cento (73,7% nel 2007, meno 6,9%). Una astensione significativa. Sorprende, soprattutto, che, per la prima volta, il fenomeno abbia riguardato anche l’area del Nord Italia. Ciò non induce affatto all'ottimismo e pone, se confermato, un serio interrogativo. Se il trend è questo, cosa ci attenderà alle elezioni politiche previste per il 2013? Una realtà molto nuvolosa, eppure, per certi versi, solare. QUESTI PARTITI SONO FINITI. Quando si afferma questo non si è alfieri dell’antipolitica ma, purtroppo, realisti. Essi colano a picco con il loro fardello di nefandezze e ruberie d’ogni genere. Una moderna destra conservatrice in Italia non è mai esistita. Questa cartaccia chiamata PdL ancora meno. La Lega Nord (eufemismo geografico, in questo caso), persa tra le nebbie di Tirana o al sole della Tanzania volge al termine. La “questione settentrionale” rimane. Quello che doveva essere il Partito Democratico è in flessione, e, certamente per esperienza, troverà il modo di vedere accapigliarsi la sua oligarchia sul nulla, mentre la base pazientemente attenderà non si sa che cosa. Il Grande Centro si avviluperà mille volte tristemente su se stesso cullando una patetica somiglianza con la D.C. di allora. SEL è nata già vecchia e si colloca fuori dal tempo. nonostante gli sforzi del suo fondatore e Di Pietro ritiene evidentemente di essere ancora nel 1992, continuando a specchiarsi, nella speranza di cogliere nuove sfumature da azzeccare. Questo il quadro desolante che emerge. Una sorta di suicidio collettivo che ha, tuttavia, nomi e cognomi. Una mancata riforma costituzionale ed istituzionale, una nuova legge elettorale che fatica e, probabilmente, al termine se mai ci sarà, assomiglierà alla precedente, modalità di finanziamento trasparenti ed efficaci, una economia dove per fare una riforma del mercato del lavoro occorrerà sentire l’usciere della porta accanto. Sono alcune esemplificazioni. Anni addietro è stato un regista cinematografico a dare una scossa a parte della politica. Oggi un comico soffia su quel che resta dell’arena politica. Non è il loro mestiere. Fanno altro, ed è sintomatico che queste figure primeggino. L’innominato porta con sè idee nuove ed innegabili strafalcioni. Occorrerà verificare. Per l’asciutto, si sa, è buona anche la tempesta. ANDREA G. STORTI

Alba ed orizzonte dei due Francois

Salvo sorprese la corsa all'Eliseo si concluderà con il prevalere di Francois Hollande. Tutti i principali indicatori danno questo segnale. Se così sarà, non possiamo esimerci dal trarre qualche considerazione sul passaggio di Nicolas Sarkozy. Presentatosi ai francesi come l’elemento di novità della politica nazionale, egli ha perso per strada le idee guida del suo agire politico.É parzialmente riuscito nell'intento di una riforma del gollismo storico transalpino, cosa della quale vi era bisogno, a favore di qualcosa di indistinto per il quale non sarà comunque premiato. Ha, in queste ultime ore abbandonato quasi del tutto una complessiva visione politica moderata declinando principi in ossequio alla destra, dei consensi della quale avrebbe bisogno per risultare vincitore. Non sembra piacere ai francesi la sua ultima condotta “di frontiera”, che – di fatto – allontana il Paese dall'Europa. Difficile essere in disaccordo. Nicolas Sarkozy non è riuscito ad assumere un ruolo guida in Europa, nonostante tutti i tentativi. É accaduto, così come è stato nei primi anni del Novecento, che la competizione sociale ed economica con la Germania si sia risolta a favore della seconda. Al Presidente non ancora uscente non è rimasto che accodarsi alle posizioni della Cancelliera tedesca Angela Merkel che ha imposto, in questa prima fase, una politica di esclusivo rigore economico che occorrerà rivedere, avendo come faro non già gli organismi tecnico-economici interni all'Unione, ma la Banca Europea degli investimenti. Del resto la Francia non ha presentato in questi ultimi anni significativi risultati in termini di avanzamento sociale e, sul versante economico, gravata da un livello di disoccupazione elevato, mitigato, soltanto in parte, da un deficit di bilancio non abnorme come l’italiano. Non ha, dunque, senso politico divenire improvvisamente sostenitore di una chiusura all'interno dei propri confini soprattutto per quanto concerne i possibili interventi in tema di immigrazione. Un simile atteggiamento sconfessa una direzione europeista oggi più che mai necessaria, nonostante l’evidente negativa congiuntura. Anche per questa ragione una importante pagina politica come “Le Monde”, uno dei maggiori quotidiani francesi, considera folle la permanenza di Sarkozy all'Eliseo. Sette milioni di voti rappresentano l’ago della bilancia della competizione. Abbiamo ragione di ritenere che potranno risultare decisivi parte dei? circa tre milioni di voti assegnati al primo turno al candidato centrista Francois Bayrou. L’estremismo, in fondo, si staglia all'opposizione. ANDREA G. STORTI
Un quadro desolante che può cambiare

Un quadro desolante che può cambiare

In Italia, e non solo (v. gli ultimi sviluppi tedeschi), impera l’antipolitica. Essa è ciò che abbiamo visto finora, tra scandali e ruberie d’ogni sorta che hanno per principali protagonisti i partiti politici. Questo è quanto emerge in tutta evidenza. Le istituzioni glissano. Il Capo dello Stato finge di non capire. Rivolge un accorato appello ai partiti perchè si riformino al proprio interno e condanna i demagoghi di turno. Non è così. Viviamo una fase che ci auguriamo di vedere prima o poi concludersi, dove la politica istituzionale italiana è l’antipolitica reale. Questi partiti hanno dimostrato di essere incapaci di riportare la politica al suo stato originario di servizio per il Paese. Sale, pertanto, la protesta che ha oggi il nome principale di un comico: domani potrebbe averne un altro, ma non cambia la sostanza. Ecco perché non ha alcun senso lanciare strali unidirezionali che abbiano al centro la forma partito. Per contro viene ricevuto al Quirinale l’ex Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi, preoccupato della piega delle sue vicende giudiziarie. Direi che non ci siamo. In un momento, prospettivamente lungo, dove i cittadini sono chiamati a dei pesanti sacrifici, prima di tutto di ordine economico, non si avverte il bisogno di improbabili lezioni, o elezioni. Ed emerge il ruolo dell’attuale esecutivo. Una rapida conclusione dell’iter di riforma del mercato del lavoro, una attenzione ai meccanismi di crescita economica agendo da protagonisti in Europa, una maggiore consapevolezza della soffocante povertà venutasi a creare con evidente squilibrio sociale. Questi i tre imperativi su cui agire. La politica europea non può essere improntata al solo rigore di bilancio. Sembra quest’ultima, ora, una condizione convergente tra i più importanti Paesi dell’Europa. Occorrono fatti, misure concrete e tangibili. La Francia che, riteniamo, consegnerà le chiavi dell’Eliseo a Francois Hollande, senza dimenticare la poderosa avanzata della Destra estrema, può agire da nuovo propulsore in questa direzione. Si tratta oggi più che mai di non essere impreparati, smentendo il luogo comune che vede gli italiani accodarsi, in una posizione di eterno rincalzo. ANDREA G. STORTI