di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Facciamo il punto sul possibile scenario generale politico per l’Italia di Settembre 2012. Non ancora del tutto superata l’eventualità, in sè remota, di nuove elezioni per Novembre di quest’anno. É noto che parte consistente del Popolo delle Libertà attuale si situa favorevolmente a questa ipotesi; con loro una parte non assolutamente significativa del Pd e le compagini oggi all'opposizione.
I tempi tecnici in teoria ci sono, a patto di chiudere con una nuova legge elettorale entro Settembre; in quel caso il Capo dello Stato non precluderebbe la via ad una consultazione anticipata. Ma il palco, piuttosto traballante, rischia di crollare miseramente proprio però una non intesa sulla nuova Legge elettorale, che se arriverà sarà sul filo di lana come si addice magnificamente ai nostri politici. Poiché si procede molto lentamente e con passo decisamente incerto, è possibile un naufragio nelle vicinanze della terra.
Stando alla bozza di accordo non ancora presentata da alcuna forza politica, un elemento balza tuttavia all'occhio: si tratta indubitabilmente di un ritorno al sistema proporzionale; come a dire che in Italia il vento del maggioritario è spirato per qualche anno per poi soccombere nuovamente. E la cosa è di una tristezza infinita.
Così come perde forza il vento dell”Europa. Le ultime prese di posizione della Germania in tema di contenimento dell’effetto spread e relative alla condizione della Grecia non autorizzano alcun segnale positivo. I cittadini ellenici hanno compreso che una volta usciti dalla moneta unica non saranno nessuno e, pertanto, non hanno?alternativa al rigoroso rispetto degli impegni finanziari presi.La Germania dovrebbe altresì comprendere che non può dirsi Europa da sola, e che la strada verso un futuro migliore in senso europeo non coincide esclusivamente con il termine rigore, per lo più in senso assoluto. Il ruolo dell’Italia, accresciuto nel tempo in Europa per merito di Mario Monti, così come è invece andato perdendosi a livello interno,di spingere nella direzione di un maggiore equilibrio di poteri tra gli Stati aderenti all'Unione Europea e nell'ambito di ciascun territorio nazionale attraverso una più marcata progressiva cessione di sovranità. Una scommessa che deve ancora essere vinta.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Vorremmo evitare, qualora i maggiori partiti politici italiani sottoscrivano un accordo in materia elettorale, che si trattasse di un pasticcio molto simile alla precedente Legge. Pertanto,
- SISTEMA MISTO (70% COLLEGI UNINOMINALI – 30% LISTE PROPORZIONALI);
- INDIVIDUAZIONE DI NUOVI COLLEGI ELETTORALI DI PIU’ RIDOTTE DIMENSIONI;
- “SOGLIA DI SBARRAMENTO” AL 4% PER ENTRAMBI I RAMI DEL PARLAMENTO, IN ENTRATA PER CIASCUNA FORZA POLITICA;
- ISTITUZIONE DI UN “PREMIO DI MAGGIORANZA” PER ENTRAMBI I RAMI DEL PARLAMENTO? PER LA COALIZIONE RISULTATA VINCITRICE.
Queste le quattro condizioni minimali che riteniamo propedeutiche ad una nuova disciplina elettorale all’altezza di un Paese civile ed europeo.
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Il 28 e 29 Giugno scorsi ci consegnano un’ Europa in chiaroscuro dopo l’ennesimo vertice europeo: evento, il cui esito, del resto, confermato in questi giorni, dopo il vertice “Ecofin”, che non ha brillato per chiarezza espositiva.
I risultati sin qui ottenuti rischiano di rappresentare l’ennesima “vittoria di Pirro”, poiché non vi è, alla base, una reale unione economica, né politica. L’unione monetaria procede, perciò, a strappi, a seconda del livello di difficoltà incontrato da ciascun Paese aderente, nella cessione di una parte della propria sovranità nazionale. Questa situazione si presenterà, temiamo, ancora per lungo tempo ed il mercato finanziario globale avrà buon gioco nel tenere sotto scacco una Unione Europea con queste attuali caratteristiche. Il percorso da compiere è, pertanto, ancora lungo ed occorrerà battersi con tenacia assoluta e strategica visione d’insieme, condizioni indispensabili per giungere, in un futuro prossimo, alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa.
Una palese dimostrazione di quanto il percorso possa essere irto di difficoltà è dato dalle singole misure adottate economicamente all'interno dei Paesi membri. La “spending review”, formalizzata in Italia, provvedimento legislativo necessario alla competitività economica, si presenta abberracciata, poco utile in questa veste, valida pressochè esclusivamente per saldo finale. Ha tutte le caratteristiche di una ulteriore manovra economica senza essere statamvarata nominalmente in quanto tale. All'interno vi si leggono, purtroppo, tagli lineari privi di significato perchè, al termine, essi, temiamo, rappresenteranno semplicemente quanto dovranno pagare i singoli cittadini in termini di mancato servizio. É il caso di parte dei tagli alla sanità, dei tagli ulteriori al pubblico impiego, dei non molto ragionati tagli all’organizzazione periferica dello Stato, in più di qualche caso incomprensibili. Peraltro non si conosce la ragione per la quale cinquanta Provincie dovrebbero continuare ad esistere e non si proceda, invece, per esempio ad accorpamenti tra Regioni. A completare il tutto, si apprende che il candidato Presidente del Consiglio per l’attuale PdL alle prossime elezioni politiche del 2013 sarà, nientemeno, che l’On. Silvio Berlusconi. Quando si dice ...la distanza dal paese reale...
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Centocinquantacinque Senatori della Repubblica hanno deciso che Mario Lusi, Senatore ex Pd, già tesoriere del disciolto partito della Margherita, sarà un detenuto della Casa Circondariale capitolina. La vicenda è nota ed il suo attuale epilogo sembra restituire anche i parlamentari alla sfera della normalità. Ma non è così. Tacendo dei precedenti, più o meno illustri, pare di dover sottolineare il cattivo odore di completo marcio che promana dalle istituzioni politiche nazionali. É evidente che nulla è cambiato dal 1992 con la sola eccezione che allora si sottraeva principalmente per il Partito di appartenenza, oggi anche e, forse, prima di tutto per sè. L’urgenza di un provvedimento legislativo a freno della corruzione politica ?e non, appare in tutta la sua evidenza, e traccheggiare ancora su di esso rappresenta una offesa ai cittadini italiani. É peraltro solare che i vertici politici della Margherita erano al corrente di buona parte dei comportamenti di Lusi, non foss’altro perché egli costituiva un esecutore e che, pertanto, dovremo attenderci ulteriori sviluppi della vicenda, è come già preannunciato. Nulla cambia.
Quanto ancora dovremo assistere una classe dirigente politica incapace di autoriformarsi, a partire dalle sue modalità di finanziamento?
Questo rimane l’interrogativo centrale. Non l’unico. Riusciranno i nostri rappresentanti a mettere insieme una legge elettorale decente, in tempi consoni??? Altra questione, a nostro avviso, dirimente, perchè se questa questione non viene considerata essenziale, nulla impedirà il permanere della attuale Legge. Il clima volge al pessimismo ed è quello stesso che si respira ultimamente in Parlamento: una sorta di ultima chiamata, del si salvi chi puù, di ultima spiaggia, perfettamente in linea con la totale impresentabilità di molti dei nostri esponenti. In questa situazione, per una volta, i Parlamentari non si sono autoassolti ed uno di loro varcher la porta di un carcere per gravi ipotesi di reato. Non è ancora un segnale positivo, finchè non si restituirà ai cittadini la possibilità di votare nuovamente, al riparo di condizioni economiche almeno decenti.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Si prende spunto da un lavoro cinematografico del 1966 di Mario Monicelli per tentare di definire l’attuale situazione che accomuna i due maggiori partiti politici oggi rappresentati nel Parlamento nazionale. Il così detto “Popolo della Libertà” è accreditato (Atlante politico – La Repubblica/3.6.2012 – Roberto Biorcio- Fabio Bordignon) del 17,4% ed in quattro anni si stima che i voti di Berlusconi e Lega siano scesi dal 45% al 22%, a fronte di una crescita esponenziale del Movimento 5 stelle (M5S). Il primo partito, il Partito Democratico è accreditato del 27,5%. Quattro elettori su dieci sono indecisi. Circa il 30% si potrebbe astenere dal recarsi al voto.
É sostanzialmente la radiografia di una possibile rivoluzione e di un fallimento insieme.
Un cambiamento ancora incompiuto, mentre il Pd e IdV non riescono ad intercettare lo sfarinamento dei partiti di centro destra. La domanda di cambiamento politico rimane molto estesa e si stima che “…circa un terzo degli elettori sostiene che, qualora si presentasse un partito “nuovo” guidato da un leader “nuovo” e “vicino alla gente” lo voterebbe “sicuramente”.
Si parte da ….quasi zero con alle spalle un fallimento di fatto dichiarato dall'attuale classe dirigente politica, nessuno escluso. Troviamo francamente patetiche le ultime prese di posizione in Parlamento dell’On. F. Cicchitto per il Pdl e dell’On. D. Franceschini per il Pd. Il primo ha lanciato il suo anatema nei confronti di chi volesse disegnare un impianto legislativo contro la corruzione degno di un Paese?civile, minacciando, di fatto, con impavida arroganza, una crisi di governo che non è né sarà all'orizzonte se non decisa dal Capo dello Stato. Purtroppo, il paladino di Berlusconi non si è ancora reso conto di parlare ormai per sè e per pochi intimi.
Il secondo, poco avvezzo alla tematica insurrezionale, considera rivoluzionario il fatto che si parli non pi? di provvedimenti legislativi “ad personam” ma di impossibilità ad essere rappresentativi in Parlamento di chicchessia, se alle prese con problemi giudiziari. Viene in mente la favola del lupo e dell’uva, tristemente nota. Attendiamo, nel frattempo, che il più grande partito dell’opposizione di oggi estragga dal suo cilindro qualche idea degna di essere ritenuta tale che non abbia a che fare con il posizionamento della nomenclatura interna.
Qualche scricchiolio si avverte invece all'interno della compagine di governo, dove appare ormai evidente che alcuni Ministri non sono all'altezza del compito (Esteri, Ambiente e Turismo, per fare un esempio). Ci auguriamo, del resto, che lo stesso Ministro del Lavoro abbia realizzato che i banchi del Governo sono molto diversi dalla cattedra universitaria.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
L’esito del voto di ballottaggio del 20 e 21 Maggio 2012 consegna alcuni inequivocabili verdetti. Una affluenza ancora in calo: 51,3; più città a sinistra; il primo capoluogo ad un “grillino”. La novità più eclatante è proprio quest’ultima: il sindaco di Parma è Federico Pizzarotti del Movimento Cinque Stelle. La città emiliana torna, di fatto, ad essere ducato, in versione pre-unitaria.
La città diviene ancora una volta laboratorio politico rispetto al nazionale ed abbandona, per un istante, il suo carico di moderatismo che sempre l’aveva contraddistinta. Il candidato del centro sinistra, Vincenzo Bernazzoli Presidente della Provincia ed espressione del potere emiliano tracciato dal Presidente della Regione Vasco Errani e dal Segretario nazionale del Partito Democratico, il piacentino Pierluigi Bersani si ferma al 39,8.
Dove non vi è una novità reale in termini di candidature, il centro sinistra non vince più. Questa la verità. Oppure, se preferiamo, dove l’area di centro sinistra intrallazza e con essa il Partito Democratico (v. Regione Sicilia), vince nientemeno che Leoluca Orlando, a Palermo. Unica eccezione il Comune di Thiene (Vicenza) 23.500 abitanti, dove il Sindaco eletto è espressione di una lista civica costituita dal Pd e dal PdL insieme per far fuori la Lega Nord, esperimento vincente ed agghiacciante allo stesso tempo. Oppure, ancora, giova ricordare l’implosione del Comune di Siena e del suo Sindaco avvitato mortalmente alla vicenda Monte Paschi.
Parma è l’esempio del possibile inizio di ciò che potremmo chiamare “terza Repubblica”. Un esponente principale realmente nuovo, PM del settore informatico e non un “culo di pietra” seduto dovunque possa capitare che disserta su improbabili condizioni politiche nuove. Una ventata di aria fresca che rigeneri un ambiente da troppo tempo chiuso in se stesso e privo di un contatto diretto con la popolazione. Una catarsi della quale i cittadini da tempo avvertono l’urgenza, ad esclusione dell’attuale classe dirigente, anche politica. Si tratta, ci auguriamo, solo di attendere facendo attenzione ai percorsi di carattere economico europeo che rimangono non unici, ma fondamentali.
ANDREA G. STORTI