di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
É ormai in pieno corso la campagna delle “primarie” per la leadership della coalizione di centro sinistra. Purtroppo, anche questa ex innovazione diviene uno stanco rito da consumarsi nelle vicinanze delle segreterie di partito. Quali le ragioni? Una prima di carattere culturale. In realtà, giungeremo alla conclusione che ognuna delle motivazioni addotte ha una chiara matrice culturale, e non potrebbe essere diversamente.
L’esercizio delle primarie si accompagna alle mature democrazie anglosassoni dove sono parte integrante della loro storia. In Italia non si ? riusciti a far passare nemmeno il concetto di maggioritario; prova ne sia che una eventuale nuova legge elettorale sarà saldamente ancorata al proporzionale, al quale si ritorna con il consenso di quasi tutti.
Sono le primarie uno strumento decisivo od utile a favorire il ricambio della classe dirigente politica? No, perché la loro regolamentazione è più un percorso ad ostacoli che una disciplina in senso lato. Rappresentano un reale momento di democrazia? In parte, perché i partecipanti vengono iscritti ad una anagrafe di partito o coalizione di essi, e gli elettori sono tenuti a versare correlativamente?un contributo finanziario, seppur simbolico.
Puntualmente, si rischia, poi,?di arenarsi perché uno dei contendenti decide, dopo aver taciuto per giorni e giorni, di ricorrere agli organismi deputati, contestando il percorso che porta alle primarie stesse. Sulla consistenza politica di tale competitore sorvoliamo per evitare di occuparci di un “parvenu” della politica, ora nazionale.
Dovrebbero, inoltre, essere spiegate ai cittadini?le ragioni per cui dei quattro contendenti (vi è da augurarsi che Laura Puppato, nonostante tutto, ci sia) tre sono già amministratori pubblici (un governatore di Regione, un Sindaco di città rilevante, una Capogruppo al Consiglio della Regione Veneto) ed uno lo sia stato a lungo nel recente passato. Delle due l’una: o amministrare pubblicamente è una passeggiata o questi signori non hanno molto di cui occuparsi, con buona pace, per esempio, dei cittadini di Firenze che del loro Sindaco conoscono il cognome ma assai poche volte hanno visto, situazione verificata personalmente in luogo. Per che cosa erano stati eletti?
Rimane, tristemente, più della sensazione che consultazioni di questo tipo abbiano, per l’Italia, la principale caratteristica di costituire un ulteriore esempio di apparato con la funzione di regolare la bagarre interna alle oligarchie di partito.Una miserevole prospettiva.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Le ultime vicende culminate con lo scioglimento del Consiglio Regionale del Lazio a seguito delle dimissioni della Presidente Polverini scuotono un disgusto non più sopportabile nei confronti della politica. Riporta lo scrivente ai tempi della DC andreottiana con i suoi Evangelisti, Sbardella, Ciarrapico, la parte, allora, di destra, si diceva. Qui il livello raggiunto è, se possibile, ancora più basso. Non dilaga soltanto la corruzione rivelando le istituzioni regionali come azionate slot machines, ma impera il peculato dei piccoli gerarchi. Del resto, se Il Presidente del Consiglio Regionale del Lazio (nella foto con la Presidente della Giunta Regionale, Polverini) ha uno staff numericamente più elevato e guadagna in misura maggiore rispetto al Presidente degli Stati Uniti d’America, qualche problema c’è.
Il Lazio,la Lombardia, la Sicilia, il Piemonte, la Campania, la Sardegna e, per alcuni versi?il Veneto e l’Emilia Romagna, sono parte significativa del territorio italiano le cui Amministrazioni vengono indagate a vario titolo. Questa politica, ispirata alla corruzione è destinata ad autoalimentarsi, mentre invece occorrerebbe un grande evento capace di spazzarla via. Il ruolo e l’agire anche delle opposizioni mi appare claudicante, in alcuni casi connivente e penoso. Inoltre, con queste premesse non è certo possibile parlare di sviluppo economico.
Ma non sarebbe possibile comunque.
Stretto nella tenaglia europea, incapace, allo stato, di uscire dalla logica imperante del rigore, necessaria ma non unica, il governo Monti non ha minimamente affrontato i nodi di un possibile sviluppo economico. Numeri e situazioni lo dicono impietosamente. Una recente indagine sui consumi degli italiani (La Repubblica R2 M.Ricci- L.Grion 26 Settembre 2012) dal titolo “L’Italia in retromarcia oggi come vent'anni fa” segnala dati macroeconomici seriamente preoccupanti; per contro il livello di tassazione e le condizioni in cui versano le imprese in generale (Fiat, Alcoa e Carbosulcis, Ilva i casi del momento, più eclatanti) non inducono certamente all'ottimismo. Certo, può essere che, per altre considerazioni, il 2013 sia l’anno di uscita dal tunnel della crisi. Occorrerà vedere se all'uscita sapremo orientarci o non saremo nemmeno in grado di procedere.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
In tema di nuovo sistema elettorale, se tutto procede per il meglio il Senato della Repubblica licenzierà un testo a fine Ottobre. La nuova Legge elettorale deve essere pronta al massimo entro l’Epifania. Ma occorre un accordo di ferro tra i partiti allo scopo di rispettare ciascuna cadenzamintermedia. Ad oggi non pare proprio possibile. Abbiamo compreso che gli scogli sono essenzialmente due: il premio di maggioranza da assegnare percentualmente al primo partito o coalizione; la reintroduzione delle preferenze oppure in alternativa il disegno di nuovi, ridotti collegi elettorali. Dopodiché, le compagini politiche si acconceranno ad accettare un ritorno al sistema proporzionale, non si conosce ancora in quale misura.
La realtà è, come spesso accade, di altra natura.
Un nuovo sistema elettorale per fare che cosa?
Un nuovo governo ed un nuovo Capo dello Stato.
La partita è , dunque, più complessa e di più importanti proporzioni. Dopo una possibile mediazione estiva, poi accantonata, ed il lavoro attuale della Commissione Affari Costituzionali del Senato, occorrerebbe, senza dubbio, una accelerazione che tenga conto dei continui moniti sull'argomento proposti dal Presidente della Repubblica. Sono ben 41 le proposte di Legge per la riforma delle norme di voto che sono state depositate, nel corso degli anni, soltanto a Palazzo Madama e la Legge di riforma elettorale attualmente in vigore è ormai datata 2005. Quest’ultima non piace a nessuno, tutti sostengono che la parola va restituita effettivamente agli elettori, eppure il rischio di un “Porcellum, seconda edizione” è alquanto concreto. L’unica via d’uscita effettiva è un Mattarellum – bis come ”forzatura” che sembra ormai necessaria. Un decreto Legge in materia elettorale che consenta una consultazione elettorale degna d’un Paese civile?
Sì, se il Parlamento non sa o non è capace di fare il suo lavoro.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Europa, Evidenza, Italia
Finalmente, è il caso di dire, il processo di integrazione europea procede. É di due giorni fa la notizia che verrà dato corso, attraverso l’impegno della BCE, ad eventuali acquisti di titoli di Stato dei Paesi aderenti all’U.E. in difficoltà economiche che ne presentino richiesta, così come sancito nell'ultimo vertice europeo di fine Giugno ’12. Esprimiamo un significativo grado di soddisfazione prima di tutto perchè questa complessa operazione è giunta in porto seguendo una condizionalità piuttosto stringente. Pare sostanzialmente infondato il timore della Germania che questi acquisti equivalgano al finanziamento dei governi stampando banconote o che gli Stati divengano BCE-dipendenti.
Il malumore tedesco, se ci è consentito, ha tutt'altra connotazione di carattere politico. Si avvicina anche per la Germania una importante scadenza elettorale e l’attuale coalizione che regge il governo Merkel rischia la rottura. Da un lato l’integralista CSU, dall’altro la CDU,mattraversata da qualche venticello riformatore. La questione, in moneta sonante, è principalmente qui. Questa volta saremmo, per esempio, noi italiani a chiederci perché mai una parte pur importante dell’Europa dovrebbe farsi carico di condizioni problematiche inerenti i singoli Stati. Forse, a differenza dei teutonici, conosciamo che una situazione del genere può presentarsi sull'uscio europeo. E, pertanto, si tratta di avere sempre presente che la sovranità nazionale, in un processo di unione europea, è condizione che con il tempo bisognerà dimostrare di saper superare. É questo che ci fa dire, con Draghi. che il processo europeo è irreversibile.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
É noto come in Italia spesso l’indignazione dura lo spazio di un mattino. Il puntuale esempio ha riguardato l’ormai annosa questione del finanziamento pubblico ai partiti. Questi ultimi dovevano ricevere per il solo anno 2012 (scadenza Luglio) 182 milioni complessivi di rimborso, sulla base della normativa in vigore. Dopo una generale levata di scudi, si ipotizzava di destinare la somma ai cittadini terremotati dell’Emilia. Nel frattempo alcuni partiti politici avevano dichiarato la propria disponibilità a rinunciare, in tutto o in parte, alla tranche di finanziamento pubblico in coincidenza con la politica di sacrifici chiesta dal Governo ai comuni cittadini, nel Novembre 2011. Esaurito questo afflato solidaristico, il premier Mario Monti incarica una commissione presieduta da Giuliano Amato di elaborare una proposta di revisione della Legge sul finanziamento pubblico ai partiti, da presentare successivamente sotto forma di disegno di Legge, oggi basata su di un sistema di rimborsi, poi rivelatisi decisamente irreali. Poi, per un significativo periodo, più nulla.
Il 5 Luglio il Senato approva il ddl che riduce i contributi pubblici ai partiti e prevede bilanci trasparenti da sottoporre al vaglio di un soggetto terzo, esterno alla forza politica. Nel 2012 i partiti riceveranno complessivamente in rimborsi elettorali, 91 milioni di Euro.
É del 1 Settembre la notizia che sono state raccolte le firme per una proposta di Legge di iniziativa popolare nota come proposta Capaldo, economista, Presidente dell’associazione Amici dell’Istituto Sturzo che ha curato l’iniziativa, la quale prevede che ai partiti possono derivare soltanto contributi di privati cittadini sino a 2.000 Euro defiscalizzati al 95%. Mi parrebbe un buon inizio.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
Il prossimo 12 Settembre riaprono le scuole italiane di ogni ordine e grado. Poiché giunge l’eco degli ennesimi proclami dell’ennesimo Ministro, è forse opportuno tentare di fare il punto della situazione generale. Quattro i momenti centrali che vanno osservati: le strutture, i dirigenti scolastici, i docenti, il costo della scuola per le famiglie. Per quanto concerne le strutture scolastiche vi è l’urgente necessità di intervento sulle stesse; sono sufficienti alcuni dati: il 36% degli edifici scolastici italiani ha bisogno di manutenzioni urgenti; soltanto nel 58% degli edifici sono presenti le certificazioni di agibilità; il 10,14% degli edifici è costruito secondo criteri antisismici; vengono stanziati 12o milioni l’anno ca. per il fondo di funzionamento di tutta la scuola italiana (Rapporto Ecosistema Legambiente 2011). Ogni commento è superfluo ed una riforma scolastica che possa definirsi seria comincia da qui.
Occorre, poi, anche in questo caso, ridisegnare il sistema di selezione e valutazione della classe dirigente. Abbiamo ragione di ritenere che l’attuale iter sarà, in autunno, sepolto e spazzato via da una valanga di ricorsi e, pertanto, anche questa è urgenza che si ripropone. Certamente possiamo dire di aver conosciuto l’istituto della reggenza.
Anche quest’anno, al 31 Agosto, ci sono, inoltre, circa 50mila docenti supplenti in attesa di conoscere il proprio destino. Da ormai molti anni fucina di precariato, la scuola italiana non ha saputo, spesso consapevolmente, superare questa situazione divenuta endemica e destinata, in queste condizioni, soltanto a riprodursi fatalmente. Assunzioni per concorso, senza che i soggetti si abbrutiscano in lunghissime graduatorie a scorrimento, anno dopo anno. Certo, a condizione che essi siano proposti a cadenza rigidamente biennale. É noto come il prossimo concorso per docenti (Settembre 2012) avrà inizio dopo che il precedente fu bandito e svolto nel 1999.
Ogni famiglia spenderà quest’anno, mediamente, 100 euro in più rispetto al 2011 per mandare i propri figli a scuola (Fonte: Codacons 2012). L’era multimediale che, giustamente, ha mandato in soffitta il cartaceo, per ora produce l’effetto contrario. Anche gli strumenti scolastici innovativi segnano il passo. A che serve il registro elettronico (risparmio presunto annuo per la scuola italiana: 10 Milioni di Euro) se poi il registro di carta rimane in uso?
E le nuove politiche dell’istruzione?
ANDREA G. STORTI