di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
L’odierna notizia è di quelle che lasciano stupefatti. Il Ministro dell’Interno Anna M.Cancellieri ha reso noto che gli studenti universitari italiani impegnati all'estero con il progetto ERASMUS non potranno, di fatto, votare alle prossime elezioni politiche di Febbraio 2013, salvo rientrare in Patria per volontà propria ed a proprie spese. Questa situazione che coinvolge circa ventiquattromila persone, si ritiene dotate di diritti civili e politici, verrà portata in discussione al Consiglio dei Ministri previsto per il 22 Gennaio prossimo. Al di là dell’evoluzione della questione che ci auguriamo positiva, siamo di fronte all'ennesima manifesta incapacità della classe dirigente politica del nostro Paese.
Per circa cinque anni i nostri rappresentanti in Parlamento non hanno mai nemmeno pensato di garantire i diritti politici e civili di ciascun cittadino, pur avendo dimostrato una certa solerzia nel proporre, com'è noto, innumerevoli interventi legislativi perfettamente inutili o, peggio, ad personam. Recentemente, il Presidente del Consiglio uscente ha rivolto ai cittadini italiani un appello in vista del voto ad evitare di indirizzare il proprio consenso verso una sterile e dannosa protesta, ricordando come, per esempio, l’avvalersi della scelta di votare rappresenti una forma di concreto aiuto alla politica.
Ecco, il punto è proprio questo. Prima di tutto, merita questa classe politica una qualsivoglia forma di aiuto?
Certamente no.
Sembrava ci avviassimo, con enorme fatica, ad una forma di rinnovamento, costretto. Probabilmente ci siamo sbagliati. Prediligiamo ancora, ma non durerà a lungo, il senso umoristico della cosa, che non è soltanto inglese. Ci differenzia il contesto che i politici italiani non riescono mai a cogliere.
Abbiamo dimostrato, per il momento, una sola coerenza il cui elemento di novità ci era, forse, inizialmente sfuggito: si voterà a fine Febbraio in modo che Carnevale possa durare. I frizzi e lazzi della campagna elettorale stanno là a dimostrarlo. Ma non avevamo qualche problema da risolvere?
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Europa, Evidenza, Italia
A circa un mese dalla scadenza elettorale nazionale di fine Febbraio ci permettiamo di formulare qualche considerazione in ordine all'offerta politica, cosi come essa si presenta.
Quali gli elementi di novità? Quasi nessuno.
Su tutto incombe il pesantissimo fardello del sistema elettorale vigente, non cancellato dai partiti tradizionalmente intesi. Esso, infatti, al di là del non permettere ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti in Parlamento con qualche patetico tentativo di correzione in corsa per discutibile, autonoma scelta, assegna un premio di maggioranza al Senato assolutamente fuori luogo per collocazione ed entità. Ora, poiché l’assegnazione di detto premio è prevista su base regionale, è evidente che la forza politica che prevarrà anche in una soltanto della maggiori regioni del Nord Italia (Lombardia e Veneto) o in alcune regioni del Sud (segnatamente la Sicilia e la Campania) se diversa da quella vincente alla Camera dei Deputati dove non esiste premio alcuno, costituirà un non superabile ostacolo ai fini di una governabilità dell’intero sistema.
Mentre, infatti, l’Italia politica è ancora una volta percorsa da vicende di corruzione che potrebbero riguardare i due maggiori partiti della coalizione di Centro destra (vicenda quote latte in casa Lega Nord e Comune di Parma per i principali esponenti del P.d.L.), registriamo la poche positività sin qui emerse.
Il “Movimento Cinque Stelle” ha costretto le rimanenti forze politiche a porre all'ordine del giorno questioni come la candidabilità degli esponenti politici,?il numero dei parlamentari, il numero massimo di legislature per soggetto, il carattere complessivo dell’organizzazione periferica dello Stato.
Ad eccezione di Silvio Berlusconi che sembra disporre di un numero fisso di acefali votanti, sembra conclusa, almeno così ci auguriamo, l’era dei partiti personali al di là del fatto che i cognomi compaiano ancora sui simboli. É così per Di Pietro Fini, Casini, anche Vendola che pure merita forse maggiore rispetto, appare per nulla significativo Ingroia, mentre Maroni pare interessato, finalmente, soltanto alla Lombardia.
Che cosa, poi, abbiano in comune le velleità riformiste di Mario Monti con l’U.d.C. e F.l.i. non ? dato sapere.
Segnaliamo l’assenza dal prossimo Parlamento di alcune figure di spicco del fine Novecento politico nazionale. Come faremo senza D’Alema e Veltroni che, insieme, hanno tenuto in scacco un intero partito per circa vent’anni? Mancher, pare, anche Francesco Rutelli. Ma questa è davvero una buona notizia.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
La sensazione per lo spettacolo desolante offerto dai rappresentanti del popolo nel corso di questa XVI Legislatura che si conclude, è di estrema tristezza. Quali sono, infatti, i risultati? Nulli o quasi.
Non è stata nemmeno abbozzata una riforma della istituzioni ormai, invece, improcrastinabile. Si è clamorosamente fallito in tema di riforma elettorale. Due questioni di importanza capitale che dovranno interessare l’immediato futuro. L’asse politico è ruotato, nel corso di questi quasi cinque anni attorno alle figure di Silvio Berlusconi e Mario Monti per quanto attiene all'esperienza di governo. Della prima crediamo di non dover aggiungere nulla: il disastro attuale ha quella origine e si è quasi totalmente compiuto. Della seconda, al netto di un positivo recupero della credibilità internazionale dell’Italia, rimane ben poco. C’è da augurarsi che l’esperimento Monti non lasci, alla fine, che una calpestata agenda ed una formazione politica confessionale della quale non si avverte l’esigenza. Dopo lunghi, incomprensibili movimenti pendolari ed attesa, su di una soglia conventuale del Gianicolo abbiamo appreso che Mario Monti sarà della partita come capitano (non) giocatore, poichè Senatore a vita.
Piuttosto bizzarro, ma siamo in Italia, scegliere per sè il ruolo di re.
Il vincitore virtuale delle prossime elezioni di Febbraio 2013, Pierluigi Bersani, ha dichiarato di non aspettarsi uno scenario simile. Cioè, questi dirigenti di un partito che si vorrebbe moderno, dopo aver sostenuto per un anno un governo originale ed averlo fatto sostenere, cosa ben peggiore, dalla propria base elettorale, sono stupiti del nuovo competitore? Delle due l’una: o vivono una dimensione politica fiabesca, oppure non sono all'altezza di dirigere alcunchè.
Ed ecco che ritorna la mai sopita volontà esclusivamente protestataria; guardare, con interesse, a chi propone un rovesciamento delle posizioni. Ma quest’ultima condizione può essere rappresentata e non essere, al tempo stesso, reale? Una compagine politica che si definisca tale non può invece essere personalistica. Meno che mai?se il concetto di democrazia che ispira la persona sola al comando, è piuttosto vacuo, aleatorio, inafferrabile.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Manca soltanto l’ufficialità: tuttavia, dopo l’annuncio delle prossime dimissioni di Mario Monti da Presidente del Consiglio dei Ministri, la data delle elezioni politiche generali si colloca nell'ultima parte di Febbraio 2013: ciò significa che la legislatura corrente risulterà formalmente anticipata. Danno non grave in rapporto al fatto che un governo politicamente finito ed esposto a qualsiasi venticello contrario non avrebbe certamente rappresentato uno spettacolo edificante. Ci si interroga, semmai, sulla mancata conversione di alcuni Decreti Legge, dal novero dei quali speriamo di vedere esclusi quei provvedimenti di estrema importanza per l’economia italiana. La posizione dell’Italia nel contesto europeo, faticosamente tornata nel corso dell’ultimo anno ad essere positiva, non dovrebbe mutare, a condizione di rispettare gli impegni che ne derivano, continuando a perseguire obiettivi di rigore di bilancio coniugati ad una politica di equità sociale che, occorre dire, il governo Monti ha clamorosamente mancato. La futura coalizione politica di governo dovrà declinare nuovamente il concetto di sviluppo economico, sinora non presente, così come dovrà farsi portavoce, insieme ai principali partners europei, dell’indifferibilità nella costituzione di un nuovo modello di welfare continentale. Impegni pesanti, per nulla agevoli.
Proprio per questa fondamentale ragione si ritiene che coloro i quali hanno provocato quest’ultima situazione di crisi politica in Italia siano particolarmente inadatti ad avviarla a soluzione e non offrano, per il futuro, alcuna garanzia in tal senso. Del resto si ha ragione di ritenere che la compagine del redivivo Silvio Berlusconi condurrà una campagna elettorale nemmeno sottilmente antieuropeista. Rimane da augurarsi che i cittadini italiani al momento opportuno lo tengano ben presente. Il passo indietro di Mario Monti potrebbe rivelarsi anche positivo. La strada della sobrietà della politica non può in ogni caso essere smarrita.
ANDREA G. STORTI
di Andrea G. Storti | Documenti, Elezioni, Europa, Evidenza, Italia
Sembra proprio che la data del voto per le politiche cadrà il 10 Marzo 2013. Si giunge a questa conclusione nel modo peggiore possibile, ma assolutamente degno dei principali attori sulla scena. Il primo di questi, Silvio Berlusconi detta, da anziano bilioso, l’epitaffio del governo Monti al suo segretario Angelino Alfano. L’esperienza dell’esecutivo falsamente tecnico declina malinconicamente restituendo l’Italia all'Europa, dove questa riacquista, grazie a Mario Monti, una credibilità, ma non ai suoi cittadini, spettatori di una debacle economica interna dove il concetto di sviluppo? ad oggi rimasto nelle intenzioni così come l’equità sociali. Nessuno ha creduto per un attimo alle “primarie delle idee” del simil centrodestra esistente, ci auguriamo?ancora per poco, in Italia: ecco, quindi che Silvio Berlusconi, recuperando l’armatura si lancerà nuovamente nella campagna elettorale, consegnando personalmente il governo nelle mani della coalizione avversa.
Saprà il centrosinistra governare o butterà tutto alle ortiche come già accaduto in passato? Certamente il loro fallimento in tema di riforma elettorale? (la cancellazione del “Porcellum”) non autorizza all’ottimismo. Ricordo a tale proposito nella calda estate scorsa il Sen. Franco Marini affermare che qualora il gruppo dirigente del P.d. non fosse riuscito nella modifica della legge elettorale avrebbe dovuto essere preso a calci nel sedere dai cittadini.
Ecco, vorremmo sapere da dove iniziare.
Potremmo diversamente pensare all’ennesima protesta. Quella del Movimento Cinque Stelle comincia ad assumere solidi caratteri familistici.
ANDREA G. STORTI